Concordato Virtus, tanti no all’intesa

Parere negativo dell’Agenzia delle Entrate (il maggior creditore) alla proposta dei Maio, entro 20 giorni la decisione del giudice
LANCIANO. L’Agenzia delle Entrate dice no alla proposta di concordato fatta dalla Virtus Lanciano. E non è la sola.
Ieri, di fronte al giudice fallimentare Massimo Canosa del tribunale di Lanciano, c’è stata l’adunanza dei creditori della Virtus. Dovevano esprimere il proprio parere in merito al concordato preventivo proposto dalla famiglia Maio, proprietaria della società, per evitare il fallimento. Si sono presentati i legali di una decina di creditori sul centinaio complessivo che bussa da mesi alle porte della società per avere quanto gli spetta per le prestazioni offerte negli ultimi anni. Tra questi creditori c’è l’agenzia delle entrate che vanta un credito di 6.129.775 euro e ha detto “no” al concordato. Iva, Ires, Irap non pagate costituiscono più della metà del debito complessivo della società sparita dal panorama calcistico professionistico nel 2016, dopo quattro anni di serie B e dopo aver perso i play out contro la Salernitana.
Una retrocessione che sul campo non ci sarebbe stata se la società non avesse avuto quattro punti di penalizzazione per inadempienze amministrative dovute al mancato pagamento delle tasse e dei contributi. Ad ogni modo la retrocessione ha portato poi la famiglia Maio e Claudio Di Menno Di Bucchianico, legale rappresentante della società, a tirare i remi in barca e non iscrivere la squadra in Lega Pro, scoperchiando il calderone dei debiti che ammontano a 11.185.000 euro.
Debiti certificati dal commissario giudiziale Giovanni Trinetti, acquisiti soprattutto negli anni di permanenza in serie B. Tra i creditori ci sono infatti fornitori che hanno contribuito al mantenimento della squadra nella serie cadetta, vale a dire ristoranti, alberghi, studi di fisioterapia, laboratorio analisi, aziende di trasporto (ad esempio la Tua/Sangritana vanta un credito di circa 300mila euro), dipendenti e alcuni giocatori e allenatori. E, a fronte di questo debito, la società ha messo sul piatto della bilancia 3.506.929 euro che sono i crediti della Virtus e un finanziamento proprio a sostegno dei creditori.
Soldi che i creditori si dividerebbero secondo delle percentuali stabiliti dalla legge. I creditori privilegiati, come i dipendenti, ad esempio sarebbero pagati al 100%, i debiti verso gli enti previdenziali liquidati per una cifra pari al 44%, i debiti verso l’Erario al 15% e tutti gli altri, tranne i chirografari postergati al 5%. Basteranno gli oltre 3 milioni di euro proposti per chiudere la partita? Per alcuni, come appunto l’agenzia delle entrate no. Si apre allora le porta del fallimento? Per ora no. Devono, infatti, trascorrere altri 20 giorni perché tutti i creditori che hanno diritto al voto, possano esprimere il proprio parere sul concordato. Passati questi giorni il giudice Canosa tirerà le somme: se ci sarà parere favorevole della metà più uno dei creditori, il piano passerà, altrimenti si spalancheranno le porte del fallimento.E sarebbe l'ultima sconfitta della Virtus.
Teresa Di Rocco
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