Conte mette l’Italia in mano a Verratti

Il ct punta sul pescarese del Psg. Polemica oriundi dopo la convocazione di Eder e Vazquez, Mancini: per me solo italiani
FIRENZE. Senza Pirlo e De Rossi, il ct della Nazionale Antonio Conte affida l’Italia al folletto di Manoppello, Marco Verratti, centrocampista del Psg. A partire già da sabato contro la Bulgaria: «Premesso che non sarà mai la Nazionale di un singolo, Verratti avrà la chance di dimostrare ora di poter prenderne in mano le redini. È il momento giusto per scoprire le carte e capire cosa può aprirsi all'orizzonte», ha detto il ct.
In quest'ottica va vista anche la convocazione del regista dell'Empoli, Valdifiori: «La coperta è più corta in altri settori, lui però meritava questa chiamata, ha fatto una lunga gavetta, mi piaceva già quando allenavo in B, sono curioso di vederlo confrontarsi con nuovi compagni e altre pressioni». È sotto esame, ma per altri motivi, Alessio Cerci, richiamato nonostante al Milan sia quasi ai margini. «In effetti vive una situazione che induce a porre molte domande».
Ma neppure il tempo di diramare le convocazioni, che ieri è scoppiata subito la polemica per le presenze di Eder e Vazquez, i due oriundi. A scatenare la bagarre è stato Roberto Mancini. «Io preferisco che i giocatori dell’Italia siano tutti italiani», ha detto il tecnico dell’Inter.
Sulla polemica, vista anche la scarsità di argomenti – se si eccettua «il solito piagnisteo arbitrale», come lo ha definito Nicchi riferendosi a Benitez e il presunto torto subìto dal Napoli contro l’Atalanta, senza fare cenno al rigore regalato al Milan con fallo di mezzo metro fuori dall’area contro il Cagliari di Zeman – si sono tuffati in molti, ma la sterilità del contendere si è rivelata subito, quando Tavecchio, Lippi e molti altri addetti ai lavori hanno sottolineato come, per non andare troppo indietro nel tempo (1934), nel 1961 hanno vestito contemporaneamente la maglia azzurra tre calciatori che non sono stati calciatori “qualsiasi” nella storia del pallone, ma che rispondevano ai nomi di Josè Altafini, Juan Anton Angelillo e Omar Sivori. Fino al 2006, quando Camoranesi con l’Italia ha vinto il campionato del Mondo. Per non parlare di Ledesma, Romulo, Amauri, Paletta, Thiago Motta.
«Nell’ultimo Mondiale su 736 calciatori 83 erano oriundi», ha sottolineato il ct Antonio Conte.
Il commissario tecnico azzurro comunque tira dritto per la sua strada, mentre a dargli manforte è anche il ct campione del Mondo, Marcello Lippi: «Se si fosse trattato di Messi e Ronaldo...».
Parole dure e criticate da molti, quelle di Mancini, soprattutto per il passaggio del «merito»: «Se uno è nato in Italia merita la maglia azzurra, se non è nato in Italia no». Già, l’Inter che ha schierato per molto tempo 11 undicesimi di stranieri...

