Crisi d’identità e di punti: così il Pescara si è spento

22 Febbraio 2023

Tre mesi di bel gioco ed entusiasmo, poi la lenta discesa (13 punti in 14 gare)

PESCARA. Quasi tre mesi di entusiasmo e risultati positivi, altrettanti di delusioni e amarezze. Un percorso controverso, diviso a metà, in maniera netta. Trentacinque punti nelle prime 14 giornate, appena tredici nelle successive 14. La metamorfosi negativa ha finito per mettere in discussione Alberto Colombo, l’allenatore che per una buona fetta del girone di andata era riuscito a risvegliare la passione dei tifosi dopo tre stagioni fallimentari. Sabato (fischio d’inizio alle 17,30) sul campo del Cerignola ci sarà la resa dei conti. Nel calcio gli allenatori pagano per primi quando i risultati non sono soddisfacenti, di certo la responsabilità della crisi non appartiene solo al tecnico, ma a questo punto bisognerà capire se Colombo avrà la forza e la capacità di far cambiare marcia alla squadra. Poco più di tre settimane fa, al termine del match con il Foggia perso malamente all’Adriatico (0-4), Daniele Sebastiani aveva spento sul nascere le voci su un possibile avvicendamento in panchina: «Colombo a rischio esonero? Nemmeno per sogno», le parole del presidente del Pescara, commentate subito dopo dall’allenatore. «Le dichiarazioni del presidente fanno piacere, però so che i crediti prima o poi finiranno». Aveva ragione, i crediti sono quasi esauriti, adesso la società si aspetta uno scatto deciso in avanti, sul piano del gioco e dei risultati.
I motivi della crisi. È un esercizio ardimentoso cercare di comprendere il cammino del Pescara, che fino allo scorso 27 novembre era al passo della corazzata Catanzaro. Da quel giorno nulla è stato più come prima, i biancazzurri hanno perso le certezze costruite faticosamente per buona parte del girone di andata. Il pesante ko (0-3) con la capolista ha indebolito l’autostima dei calciatori, da allora la squadra è apparsa quasi sempre frastornata, passiva, a tratti inerme. Ovviamente una sola sconfitta, seppur sanguinosa, non basta a spiegare le cause del tracollo, deve per forza esserci dell’altro.
Identità perduta. Squadra solida, tosta, compatta e reattiva. Questo era il Pescara di inizio stagione. Tutte caratteristiche che sono svanite durante il cammino. Ora il Delfino non ha più una precisa identità. La retroguardia ermetica (8 gol subiti nelle prime 14 gare) è diventata una difesa colabrodo (21 reti incassate nelle successive 14 partite) e l’attacco mitraglia si è trasformato in una pistola ad acqua (ben 27 gol fatti alla 14ª giornata, solo 13 dalla 15ª alla 28ª). Probabilmente gli avversari sono riusciti a prendere le contromisure, non concedendo più spazi alle micidiali ripartenze dei biancazzurri, che hanno fatto del contropiede corto un’arma letale. Può darsi che ci sia stato anche un calo di natura fisica, una flessione fisiologica che però non può durare per un lasso di tempo così ampio. In più il caso Lescano, il capocannoniere del Pescara finito ai margini per i noti dissidi con l’allenatore e la società. Di certo l’argentino avrà avuto la sua responsabilità e la linea dura utilizzata con Lescano in teoria poteva essere usata con chiunque. Proprio la punizione così drastica, soprattutto per la lunga durata, riservata al principale protagonista dell’ottimo inizio di campionato potrebbe aver destabilizzato il gruppo. Infine, i cambi di modulo, con il passaggio al 4-2-3-1 e il repentino ritorno al 4-3-3 causato dal rientro di Luca Mora, che non è perfettamente a suo agio nel centrocampo a due, e dall’infortunio di Erdis Kraja. Comunque sia, al di là dei sistemi di gioco, è il collettivo che latita. «L’atteggiamento non mi è piaciuto, alcune volte non sembriamo una squadra», ha detto Colombo nel post partita contro il Giugliano. «Servono fame e determinazione, altrimenti non si va da nessuna parte». Riuscirà l’allenatore a risvegliare i biancazzurri? Lo sapremo sabato a Cerignola.
Giovanni Tontodonati
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