Croce: avevo pensato di smettere, adesso sfido i grandi della A

Il centrocampista rosetano racconta l’escalation: «Ero stufo della serie C, alla fine premiata la mia tenacia»
ROSETO. Roseto degli Abruzzi è una città conosciuta a livello sportivo, soprattutto per la sua lunga storia d’amore con la pallacanestro, nata agli inizi del secolo scorso. Ma a Roseto, anche se la Rosetana Calcio non c’è più, tanta è anche la passione per il calcio, e sono nati calciatori di ottimo livello. Uno di questi è Daniele Croce, che ha finalmente coronato il sogno di giocare nella massima serie, vestendo quest’anno la maglia dell'Empoli, neopromossa che domenica scorsa ha strapazzato il Palermo. Per Daniele solo un paio di anni fa la serie A sembrava una chimera e, invece, in questo avvio di stagione sta dimostrando di poterci stare.
Croce, se guarda indietro, e ripensa a quando da ragazzino tirava i primi calci, quali ricordi affiorano?
«Quelle partitine che facevamo in strada o nel parcheggio del campo Patrizi, insieme ai miei fratelli e a tanti altri amici; ricordi bellissimi, si giocava fino a notte, usando le ciabatte per fare i pali delle porte. Si tornava casa stravolti e spesso con i pantaloni stracciati a cause delle tante cadute sull'asfalto!».
A Roseto ha seguito la solita trafila delle giovanili.
«Sì, a Roseto ho fatto tutta la scuola calcio arrivando fino ai Giovanissimi; poi i miei dirigenti, i gemelli Franco e Claudio Caporaletti, mi mandarono a fare un provino a Pescara e mi presero. Fu una gioia indescrivibile, a Pescara mi trovai benissimo, ed arrivai fino alla prima squadra. Ho ricordi meravigliosi di quel periodo, ed ancora oggi ringrazio tutti per avermi portato lì: per me era un sogno che si avverava, giocavo coi più grandi, e soprattutto vestivo la maglietta biancazzurra, la squadra che tifavo fin da bambino».
La sua carriera va praticamente a braccetto con quella di mister Sarri, che l’ha voluta sempre con sé in giro per l’Italia, fino ad arrivare ad Empoli.
«Col mister c’è un legame di ferro. Sarri l'ho avuto per la prima volta a Pescara quasi dieci anni fa, e facemmo un bellissimo campionato. Poi ho giocato per lui anche l'anno dopo ad Arezzo, dove arrivò in corsa per sostituire negli ultimi tre mesi Antonio Conte che era andato via. Ho sempre saputo di godere di grande stima da parte del mister Sarri, gli piacevo come giocatore, ed è stato per questo che ci siamo ritrovati dopo qualche anno ad Alessandria, dove fu proprio lui a volermi. Da lì ho giocato sempre per lui, seguendolo dapprima a Sorrento, e ora ad Empoli. Ovviamente mi trovo bene col suo modo di lavorare, è un allenatore preparato tatticamente, secondo me tra i migliori in Italia; e poi è un vero personaggio, sotto tutti gli aspetti: fidatevi, sotto quella maschera da burbero, da cattivo, c’è una bravissima persona, soprattutto fuori dal campo».
Nella vita di uno sportivo non sempre è tutto rose e fiori.
«Ho avuto due momenti difficili: nel mio primo anno lontano da casa, quando avevo 19 anni e sono stato un anno a Taranto senza prendere uno stipendio; un’esperienza difficile, tanto che ad un certo punto non uscivo più di casa. E poi anche tre anni fa a Sorrento ho avuto un momento no: era il quarto anno che facevo la serie C, e avevo perso tutti gli stimoli, tanto che stavo pensando di smettere o quantomeno di riavvicinarmi a casa. E, invece, proprio quando sei stufo e stai per perder la speranza di riacciuffare la serie B, è arrivata la chiamata dell'Empoli, e sono praticamente rinato».
In questi casi la famiglia gioca un ruolo fondamentale.
«Sembrerà retorico, ma è così. E’ per questo che adesso, ogni volta che mi chiedono a chi fare le dediche, non posso che citarla! Se sono riuscito a coronare il mio sogno di giocare in serie A, lo devo a loro che mi sono stati sempre vicini».
Oggi cos'è Roseto per lei?
«Roseto per me è ancora casa! Mia moglie Giovanna poi è rosetana, quindi penso che a meno di scelte clamorose, un giorno torneremo a vivere lì. Roseto sarà anche piccolina, ma per noi che ci siamo cresciuti, è sempre il posto più bello!».
Da calciatore, che legame ha con la pallacanestro rosetana?
«Da buon rosetano sono un grande tifoso degli Sharks! Da ragazzo non perdevo mai una partita al PalaMaggetti, e più di una volta sono partito anche in trasferta. Adesso sono contento che la squadra sia risalita arrivando fino in A2 Silver. Come tutti, ho ricordi indelebili nella mente: la B vinta con Bonaccorsi e Trullo, l’A2 vinta con Abdul Fox e Melillo, e poi gli anni della serie A, con Gilmore e poi quel fenomeno di Abdul Rauf, uno che l’NBA l’ha giocata da protagonista!».
A 32 anni è grandicello. Cosa vede nel suo futuro?
«Spero di poter fare ancora qualche anno a buoni livelli, poi mi piacerebbe fare un’esperienza all'estero con la mia famiglia. Non so cosa farò quando smetterò di giocare, adesso mi piacerebbe allenare i ragazzi, oppure fare il direttore sportivo. Ma per ora non ci penso proprio e mi godo la serie A».
Marco Rapone
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