D’Andreamatteo: il golf conquisterà l’Abruzzo

«A Miglianico ci sono un paio di ragazzi già pronti per il grande salto»
PESCARA. È il primo e unico golfista professionista abruzzese, ma è stato anche il più giovane a diventare pro nel 2010 quando aveva solo diciotto anni. Parliamo di Luca D'Andreamatteo, 22 anni nato a Ortona ma pescarese a tutti gli effetti, che oltre a calcare i prati verdi dei circoli d'Italia e d'Europa, trasmette le sue conoscenze ai più giovani facendo il maestro al Miglianico Golf Club.
Quando e come ha iniziato a giocare a golf?
«Intorno ai quattro-cinque anni perché mio padre mi portava al golf club di Brecciarola. Lì ho iniziato per gioco a provare con mazze e palline e questo sport ha cominciato a piacermi. Ho praticato a Brecciarola fino a tredici-quattordici anni, poi mi sono trasferito al Miglianico Golf Club».
In quel periodo c'erano altri bambini o ragazzi come lei a giocare?
«No, io ero da solo. Non esisteva una scuola golf per i giovani. Dunque ero l'unico bambino in mezzo agli adulti».
Quando ha capito che il golf sarebbe diventata la sua vita?
«In verità lo sport che praticavo a livello professionistico da adolescente era il basket (fece parte anche della rappresentativa regionale, ndc), mentre il golf lo vivevo più come un hobby, un passatempo. Ero l'unico ragazzino a calcare quelle buche, non esisteva qualcuno che insegnasse a giocare. Esisteva solo la scuola golf per gli adulti. Poi, complice il fatto che litigai con la società di pallacanestro con la quale giocavo, decisi di buttarmi a capofitto nel golf».
A soli 18 anni è riuscito a passare tra i professionisti. Come ha raggiunto questo obiettivo?
«Avevo 16 anni quando ho lasciato la pallacanestro e già giocavo abbastanza bene a golf, pur non allenandomi assiduamente. Poi a Miglianico i responsabili del golf club mi hanno stimolato a migliorarmi così, dopo due anni di intenso lavoro e di allenamento, per fortuna, per caso o per bravura, sono riuscito a passare tra i professionisti».
Invece a Miglianico c'era qualche insegnante?
«Sì, c'erano diversi bambini, io ero il più grande, visto che ero già un ragazzo, e trainavo gli altri. Comunque la situazione era diversa, era già cambiata».
Si aspettava di riuscire ad affermarti in questo sport?
«All'inizio sì, perché quando ho deciso di impegnarmi in maniera seria in questo sport l'ho fatto con la massima dedizione. Anche perché avevo compreso che avrei voluto dedicare la mia vita a questo sport. Mi resi conto che sarei riuscito a diventare professionista, se non fossi passato quell'anno (il 2010, ndc) ce l'avrei fatta quello successivo. Io comunque avevo deciso di andare verso quella direzione».
È complicato avvicinarsi al golf? Quali le principali difficoltà?
«Per la nostra regione non è tanto complicato, ma il problema è che si sente parlare davvero poco di questo sport, nonostante il fatto che siamo in forte crescita negli ultimi anni. Dei fattori limite potrebbero essere la non conoscenza di questo sport e dove si pratica, ma anche il fatto che molti ragazzi vengano indirizzati più verso i giochi di squadra che il golf. Anche io ho praticato i giochi di squadra e sono tutta un'altra cosa rispetto al golf dove ti trovi a essere solo a giocare nel campo».
Lei adesso si occupa anche della scuola golf per i più piccoli.
«Per quest'anno sono il responsabile tecnico di tutto il gruppo, mi hanno scelto per questo ruolo e sono orgoglioso. Parteciperò a molti meno tornei rispetto agli anni passati perché mi dedicherò a seguire questi ragazzi a tempo pieno».
Quanti giovani allena?
«Abbiamo un buon numero di ragazzi: trenta pulcini, che sono i bambini piccoli dai cinque, sei anni fino ai nove; poi abbiamo un bel settore agonistico della squadra agonistica, con allievi che vanno dai dodici ai diciotto, venti anni, che seguo solamente io».
Questo insegnamento che fa è molto utile per far avvicinare i più giovani? Possibilità che lei non ebbe.
«È utile, fa comprendere come approcciarsi a questa disciplina e come affrontare questo sport. Comunque anche nel 2015 ci sarà un’attività di promozione sia sul lungomare che all'interno di fiere e manifestazioni similari».
Dunque, come diceva, parteciperà a meno tornei?
«Poco tempo fa ho fatto il campionato open nel quale mi sono classificato al ventitreesimo posto. Ho giocato molto bene e quest'anno ho concluso il ranking al quarantunesimo posto tra i professionisti italiani».
Tra i ragazzi che sta seguendo c'è qualcuno che nei prossimi anni potrebbe diventare professionista?
«Sì, c'è assolutamente e spero che ce ne sia più di uno. Non facciamo nomi per non mettere troppe pressioni sulle spalle di qualcuno, perché in questo sport più uno vuole che una cosa riesca e più non riesce. Però, sicuramente ci sono due ragazzi che stanno giocando bene e che forse potranno darci soddisfazioni precoci».
Qual è l'aspetto più difficile di questo sport?
«Certamente l'autocontrollo, la capacità di gestire le emozioni in campo, sia quando stai giocando bene che quando stai andando male. Diciotto buche sono tantissime, poi spalmate su tre, quattro giorni di gara. È un'infinità, una maratona. La concentrazione è fondamentale».
A livello tecnico quali sono i colpi più difficili nel golf?
«Per chi inizia, il colpo lungo è la parte più complicata, mentre per un giocatore molto bravo, parlo di professionisti o buoni dilettanti, secondo me il putt è quello che fa la differenza fra i grandi. Infatti si dice “drive for show e putt for money” ovvero il drive ti fa dire bravo dalla gente ma il putt ti fa guadagnare».
La sua soddisfazione più grande a livello personale?
«Essere passato tra i professionisti, essermi qualificato e aver partecipato alla gara di Miglianico, ma aspetto di vedere che cosa mi riserva il futuro visto che sono ancora abbastanza giovane. Dunque non ci soffermiamo su quello che è stato ma vediamo quello che potrà essere in futuro».
Loris Zamparelli
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