D’Aversa: il rischio? L’ansia della vittoria

«Oddo per me è come un fratello, conquisterà la salvezza»
PESCARA. Pescarese purosangue, con una parentesi biancazzurra e blucerchiata. Roberto D'Aversa (nella foto a destra con Massimo Oddo), 41 anni, ex allenatore della Virtus Lanciano, racconta al Centro Pescara-Sampdoria, svelando il suo pensiero da grande ex. La maglia del Delfino l’ha indossata nella prima parte del campionato di B, nel 2000/2001, prima di passare a gennaio proprio alla Samp.
D'Aversa, che pensa del Pescara?
«Ho un'idea più che positiva. Il calendario nelle prime giornate non è stato clemente con i biancazzurri, perché hanno incontrato alcune delle squadre più forti. Il Pescara mi piace perché esprime un bel gioco e l'unica cosa negativa sono stati i risultati».
E' una squadra che può salvarsi?
«Sì, anche se ci sono in rosa tanti giocatori nuovi e alcuni di questi alla prima esperienza in serie A. Lo scotto della categoria si paga, ma la squadra deve crescere velocemente perché i valori tecnici ci sono. Ridurre il margine d'errore è la prima cosa, perché in A le disattenzioni si pagano».
Quale giocatore la sta sorprendendo?
«Brugman. E' cresciuto tanto e sta facendo benissimo. E' bravo in entrambi le fasi».
Il valore aggiunto del Pescara?
«L'esperienza di Aquilani e Pepe. Loro due saranno utilissimi, come Bizzarri e Biraghi».
Aquilani e Brugman possono coesistere?
«Si, ma dipende da che avversario hai davanti e che tipo di partita vuoi fare. Sono giocatori diversi. Aquilani è più regista e meno mezzala, però dipende dalle situazioni».
Sorpreso dal debutto di Oddo e dall'approccio che ha avuto con il campionato?
«No. Massimo è un caro amico, umile, intelligente, che ha le sue idee, ma allo stesso tempo non è un allenatore integralista e ascolta il parere delle persone che gli sono accanto. Sono sempre rimasto colpito dal suo modo di allenare. Caratterialmente io e lui siamo diversi e per me è sempre stato un fratello minore fin da bambini».
Spesso è finita nel mirino la difesa. C'è un vero problema che affligge i difensori?
«Il calcio è un gioco di squadra, quindi non ci sono colpe da addossare ai singoli. Non credo che ci sia un problema legato alla retroguardia, forse ci sono stati episodi che hanno punito la squadra, ad esempio con il Chievo».
E poi manca il bomber, lei è d'accordo?
«No, Manaj e Bahebeck sono due giocatori validi con delle caratteristiche diverse che si sposano alla grande con l'idea di calcio del Pescara. Forse adesso numericamente può essere un problema perché ci sono giocatori infortunati».
Domani c'è la sua partita: Pescara-Sampdoria.
«La Samp gioca molto bene e alla squadra di Giampaolo mancano punti in classifica. Contro Milan e Cagliari non meritava di perdere».
Le piace Giampaolo come allenatore?
«Sì, tanto. È stato il mio vice allenatore quando giocavo nel Pescara di Delio Rossi. Sul campo è uno dei migliori, non è un caso se qualche anno fa era stato scelto dalla Juve».
E che partita sarà quella di domani?
«Si affronteranno due squadre con dei moduli speculari. Sarà una gara simile a quella con il Chievo, anche se la Samp ama giocare più il pallone. Per il Pescara è importante fare punti e secondo me i liguri saranno un po' più accorti. I biancazzurri possono vincere, ma non devono essere ossessionati dalla vittoria. Il Delfino deve essere bravo nelle marcature preventive e non deve lasciare spazio a campo aperto a Muriel, che è devastante».
Torniamo al passato. Ricordi di Lanciano?
«È stato un vero peccato vanificare il lavoro di 6 anni. Dispiace soprattutto la poca chiarezza che c'è stata nell'ultimo anno. I Maio? Per me sono stati importanti, come una famiglia, ma non mi sono piaciute alcune cose. Comunque, nessun rancore. Quello che ho fatto è stato fatto con il cuore».
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