D’Aversa: Lanciano, fammi vedere chi sei

Sabato l’esordio in panchina dell’allenatore frentano: «Mercato ok, punto sul 4-3-3 e spero di vincere a Catania»
LANCIANO. L’emozione c’è, ed è tanta. La voglia di vincere, che non lo abbandona mai, anche. È pronto Roberto D’Aversa al suo esordio da allenatore sulla panchina rossonera, in campionato. Un’avventura nuova, quella che inizia per lui sabato a Catania. Un battesimo di fuoco, per uno che il fuoco ce l’ha dentro. Un’avventura emozionante, come l’ha definita in conferenza stampa, nonostante sul campo, tra i professionisti, abbia trascorso più di 20 anni, disputando quasi 500 partite. Un debutto con una squadra al completo.
D’Aversa è soddisfatto del mercato del Lanciano?
«Sono molto soddisfatto. È stata una campagna acquisti fatta sempre in accordo con il direttore sportivo, Luca Leone, e con la società. I rinforzi hanno migliorato la qualità, oltre che la quantità della rosa, ma non avrò problemi di abbondanza perché il campionato di serie B è lungo, 42 partite sono tante e servirà il contributo di tutti».
Nella nuova Virtus ci sono giocatori, come Paolo Grossi, che possono ricoprire più ruoli. È stata una scelta fatta di proposito?
«Sì, abbiamo pensato alla scelta di giocatori che possono ricoprire più ruoli, perché hanno le capacità e le potenzialità per farlo. È il caso di Grossi, nato come esterno d’attacco, ma utilizzabile anche come mezzala, di Pinato, di Di Cecco, di Thiam. E credo che anche Monachello, punta centrale, lavorandoci, possa giocare anche come esterno. Per un allenatore è un valore aggiunto avere questi giocatori (e lo dice uno che è nato come punta nelle giovanili della Renato Curi, poi al Milan, è stato spostato a fare il terzino e infine è diventato centrocampista, ndc). Ed è un vantaggio anche per loro, hanno più possibilità di mettersi in gioco».
Quest’anno ha ben tre punte centrali a disposizione (Thiam, Monachello e Cerri) sono forse troppe?
«No. Non può che far bene avere più scelte. Thiam, poi, come dicevo, può adattarsi anche sulla fascia, come anche Monachello, dopo però averci lavorato. Cerri è una punta pura».
Alberto Cerri, ha solo 18 anni, e si candida per giocare titolare. Non è troppo giovane?
«Se si è bravi l’età non conta. Lo hanno dimostrato, proprio a Lanciano, Sepe, De Col, Leali. Il problema è che qui, in Italia, si punta poco sul vivaio e su giocatori giovani da portare subito in A o in B. Cosa che invece accade in Spagna, ad esempio a Barcellona, dove anche a 17 anni, se vali, fai l’esordio nella Liga».
Con la squadra a disposizione che modulo adotterà, il 3-5-2 o il 4-3-3?
«Il modulo è sempre da valutare in base a diversi fattori, anche gli squalificati, alla squadra avversaria. A Catania mancheranno due esterni, Piccolo e Turchi per squalifica, e questo potrebbe far pensare ad un cambio di modulo, invece riproporrò, almeno inizialmente, il 4-3-3. Modulo congeniale anche per i nuovi arrivati. Come Andrea Conti che a 4 si è trovato bene mentre con il centrocampo a 5 ha sofferto un po’. Ma devo valutare il da farsi».
A Catania proverà un’emozione particolare?
«Penso di sì. Ogni partita comunque mi darà un’emozione diversa. L’esordio sarà particolare in uno stadio, il Massimino, importante, caldo, difficile. Speriamo vada bene».
Immagina o vorrebbe ripetere una partenza come quella del campionato scorso?
«Daremo il massimo per riuscirci, per provarci. La bella partenza dell’anno scorso è quella che ci ha fatto stare tranquilli per il resto della stagione».
A Catania scenderanno in campo anche Grossi, Bacinovic, Cerri, non ancora visti all’opera?
«Bacinovic e Grossi non hanno ancora i 90 minuti nelle gambe ma verranno a Catania. Cerri è appena arrivato, ma, come Pinato, ha fatto tutta la preparazione. Ho tempo fino a domani per decidere».
Teresa Di Rocco
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