Da Berlino al Pescara la parabola di Oddo

17 Maggio 2015

La grande occasione del campione del mondo del 2006

PESCARA. L’aveva sfiorata varie volte nel corso della stagione, ora la panchina è sua. Massimo Oddo, 39 anni il prossimo 14 giugno, guiderà il Pescara verso i play off. Tutto in novanta minuti. Per centrare l’obiettivo l’allenatore pescarese dovrà battere il Livorno di Christian Panucci. I due tecnici si sono conosciuti nel lontano 1993, quando Massimo entrò nelle giovanili del Milan e Christian passò al club rossonero dal Genoa. Dunque, sarà una sfida da “dentro o fuori” tra vecchi amici e compagni di squadra. Tornato la scorsa estate nella sua città dopo 22 anni, Oddo si è messo in mostra nella Primavera biancazzurra portando la squadra ai quarti di finale del Torneo di Viareggio.

In questi giorni metterà a disposizione la grande esperienza da calciatore accumulata in tanti anni di carriera e il suo invidiabile curriculum. Nel suo palmares, infatti, figurano uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Europea, una Champions League e un Mondiale per club, oltre al campionato del mondo vinto a Berlino con l’Italia di Marcello Lippi nel 2006.

Da giocatore ha mosso i primi passi nella gloriosa Renato Curi, poi ha militato nel Fiorenzuola, Monza, Prato, Lecco, Milan, Napoli, Lazio, Verona, Lecce e Bayern Monaco. Carattere forte, idee chiare e tanta voglia di affermarsi. Di sicuro Oddo non potrà trasferire le sue idee tattiche in pochi giorni, ma proverà a dare ordine ad un collettivo di alto spessore che nelle ultime settimane ha perso l’orientamento.

Lo scorso luglio, nel giorno della sua presentazione, Massimo aveva subito illustrato i capisaldi del suo credo calcistico. «Per valorizzare il singolo», queste le sue prime parole, «è necessario il lavoro del collettivo, a meno che non hai Maradona. Ho in mente una squadra coraggiosa e votata all’attacco». La parola chiave è coraggio, il coraggio di attaccare con disciplina e convinzione, non limitarsi al compitino: bisogna osare sempre. Durante la stagione ha avuto modo di studiare da vicino i calciatori della prima squadra e di sicuro avrà le idee chiare su come utilizzarli. Qualche dubbio permane sul sistema di gioco, dal momento che Oddo non è schiavo dei moduli. Solo quest’anno ne ha sperimentati almeno quattro: 4-2-3-1, 4-3-3, 4-3-1-2 e addirittura il 3-3-4, introdotto in Italia circa venti anni fa da Ezio Glerean nel Cittadella. Oddo lo aveva già usato l’anno scorso nella sua prima esperienza in panchina con gli Allievi del Genoa. La scelta dipenderà anche dallo schieramento degli avversari, in questo caso del Livorno che attua un 3-5-2. Oddo cercherà di mettere a frutto gli insegnamenti ricevuti dai tanti maestri della panchina. Tra i più celebri Carlo Ancelotti e Delio Rossi. Il sogno è quello di sfidare quest’ultimo, suo mentore nella Lazio, in un’ipotetica semifinale play off contro il Bologna. Per battere il Livorno saranno indispensabili l’impegno di tutti, l’aiuto del pubblico e anche un pizzico di fortuna.

Qualche suggerimento arriverà anche da suo padre, Francesco Oddo che ha guidato il Pescara dal 1994 al 1996 e, soprattutto, ha avuto nella sua carriera varie esperienze subentrando a torneo in corso. Ad esempio nel 2005 sostituì Antonello Cuccureddu al timone dell’Avellino portando in B gli irpini al termine della storica sfida contro il Napoli. La speranza è che la storia si ripeta.

Giovanni Tontodonati

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