Da Campli a Zurigo: Di Domenico sbarca nel grande calcio

20 Luglio 2014

Da assistente del tecnico del Grasshopers a procuratore «Mi occupo di giocatori e dell’organizzazione dei ritiri»

Da una piccola frazione di Campli, paese conosciuto per la sua passione per il basket, fino al grande calcio. E’ la parabola di Gianluca Di Domenico che si è affermato in Svizzera come procuratore. Una vita da emigrante che ha preso una svolta deciso verso il mondo del pallone. Il 42enne operatore di mercato abruzzese è proprietario e fondatore della Inside Sport Player Agency di Zurigo (che ha in procura anche Ricardo Rodriguez e Innocent Emeghara) che si è fusa per incorporazione con la Rogon Sport (Luiz Gustavo, Prince Boateng, Eric Choupo-Moting e Julian Draxler).

Di Domenico, lei vive in Svizzera, ma è un italiano a tutti gli effetti. Che cosa conserva delle sue origini?

«Sono cresciuto, sino all'età di 6 anni, a Garrulo di Campli, con i miei nonni. I miei genitori sono emigrati in Svizzera a metà degli anni '50. Sono fiero di essere abruzzese, un popolo forte, ma gentile ed ospitale. A Teramo e Campli vivono i miei parenti, i miei zii, i miei cugini. Della cultura svizzera, ho appresso la passione per il lavoro, la serietà, il rispetto delle regole. Da quella italica, i valori della fantasia, dell'estro, della capacità di affrontare situazioni spesso difficili».

Passiamo al calcio. La Nazionale e la sua brutta figura…

«Mi è dispiaciuto vedere la mia Nazionale essere eliminata in quel modo. Si è percepita una fragilità atletica e l'assenza di mordente. Un vero peccato, considerato il valore dei calciatori schierati in campo. Mi è piaciuto molto il mio corregionale Verratti: frequenza, dribbling, contrasto, grande visione di gioco. Una sorta di Mascherano, ma più tecnico».

In cosa deve cambiare il calcio italiano, secondo lei?

«Deve tornare ad investire sui settori giovanili, in primis. Deve offrire ai tanti giovani talenti in erba la possibilità di esprimersi, senza ansie e senza timori. Come fanno gli olandesi, i tedeschi, i francesi, gli svizzeri. Poi, il calcio deve essere vissuto come un gioco, pur professionistico, in cui l'obiettivo principale è quello di giocare bene, divertendo il pubblico. Ritengo che, spesso, l'attacco sia la miglior difesa».

Di Domenico, com'è è approdato al mondo del calcio?

«Ho sempre amato il gioco del calcio. Alcuni anni fa, un mio caro amico, oggi allenatore dello Spartak Mosca, Murat Yakin, mi ha voluto come assistente nell'under 21 del Grasshopers. La mia passione si è ben presto trasformata in impegno lavorativo. Ho iniziato a seguire giovani atleti sudamericani e svizzeri, lavorando con importanti società della Bundesliga, della Super League, dei campionati italiani e francesi. Oltre a ciò, mi occupo anche di organizzare ritiri pre-campionato delle società calcistiche».

E' difficile essere procuratore di questi tempi?

«Si, abbastanza. Ci sono paesi che vivono condizioni di crisi economica e, parimenti, società calcistiche che fanno sempre più fatica a gestire budget importanti. Di contro, ci sono realtà in continua crescita, che interpretano il calcio come business puro. In tali contesti, le transazioni sono molto significative».

Il mercato italiano?

«Attraversa un periodo di difficoltà, seppure vi sono società blasonate ed ancora in condizione di disputarsi le prime scelte del mercato».

Ricardo Rodriguez, stella del calcio svizzero, potrebbe accasarsi in Italia?

«Ad oggi, Rodriguez ha un contratto con il Wolfsburg, ma non nascondo che interessi a molte squadre inglesi, spagnole ed italiane. Nel calcio, non si sa mai, tutto può accadere».

Innocent Emeghara, attaccante del Livorno?

«Si stanno valutando diverse opzioni, tra le quali ipotesi importanti società della Bundesliga, ma anche interessamenti di società italiane».

Conosce il calcio abruzzese?

«Sì, seguo il Pescara, il Lanciano, L'Aquila e il Teramo. Non dimentico mai le mie radici».

Che cosa pensa degli attuali assetti di mercato del Pescara e del Lanciano?

«Da quello che leggo, credo che il Pescara abbia intenzione, per la prossima stagione, di rifondare il proprio assetto tecnico. La squadra della passata stagione, pur molto attrezzata sul fronte tecnico, ha deluso le aspettative. Il Lanciano può partire da un impianto che ha funzionato e che, solo per poco, non è stato in grado di centrare un obiettivo storico».

Tornerà in Abruzzo, a breve?

«Io amo l'Abruzzo. A Teramo - tra gli altri - vivono mio zio Leandro Di Odoardo e mio cugino Gianni Di Giacomantonio, due appassionati di calcio, con i quali mi sento spesso e che mi supportano nella mia complessa attività».

@roccocoletti1

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