Da Chieti a Spoltore l’invasione degli spagnoli

17 Agosto 2018

Piconcelli (agente Fifa): «Vengono qui per mettersi in gioco e crescere»

CHIETI. Arrivano dalla patria del tiki-taka per sfondare nel calcio italiano. In Abruzzo è boom di giocatori spagnoli. Da Spoltore a Chieti, passando per Penne e Francavilla. Il mercato dilettantistico è rivoluzionato dallo sbarco dei talenti iberici. Il meccanismo è semplice: le società cercano l'affare in rapporto qualità prezzo, spendono di meno per prendere uno spagnolo che non è ancora affermato in Italia, ma si assicurano giocatori più forti tecnicamente che fanno la differenza in Eccellenza e serie D. Dall'altra parte gli spagnoli - dalla terra che conquista Champions e negli ultimi anni ha messo in bacheca titoli europei e un Mondiale - accettano di venire in Italia perché qui guadagnano di più rispetto a quanto percepiscono nel loro Paese, dove un giocatore medio in Serie C e D prende circa 600-700 euro al mese.
Lo Spoltore (Eccellenza) è la società che ha aperto le frontiere in Abruzzo. Lo scorso anno gli azulgrana hanno preso dalla Spagna l'attaccante Mario Sanchez, la mezzala Paquito Morales e il mediano David Vera. Tre giocatori che hanno fatto le fortune dello Spoltore e spiccato il volo, tranne Vera che ha deciso di tornare in patria.
Sanchez ha segnato 19 gol e nella prossima stagione giocherà in serie D con il Francavilla di Paolo Rachini, mentre Paquito si è trasferito in Eccellenza sarda al Tortolì dove guadagnerà quasi il doppio.
Lo Spoltore ci riprova ancora e a luglio il tecnico Donato Ronci è andato di persona a Siviglia per scegliersi i nuovi campioncini. Quest'anno sono arrivati gli attaccanti Alberto Cabanyes e Titi Sanz e il centrocampista Roberto Nuevo.
Anche il Chieti si affida agli spagnoli: i neroverdi puntano sugli attaccanti Francis Delgado e Alberto Gazquez, sul centrocampista Tato Ocerin e sul terzino destro Benomar El Hayadi Marwan. Due furie rosse anche a Penne, dove sono sbarcati gli attaccanti Chema Zamora e Ricardo Baz.
Ma come arrivano in Abruzzo? Li manda Cristian Piconcelli, 38 anni, di Massa Carrara, procuratore e agente Fifa a capo dell'agenzia Criom Footbalista che gestisce una trentina di spagnoli e che ha trovato in Abruzzo terreno fertile grazie alla collaborazione con Omar Trovarello, direttore sportivo del Chieti. «Faccio questo lavoro da qualche anno», racconta Piconcelli. «Cerco di lavorare sulla qualità per portare giocatori spagnoli più forti di quelli italiani. Se manca il vantaggio economico e qualitativo, questo discorso non ha senso. Devo prendere i migliori. A volte vado in Spagna per visionarli, poi vedo su Internet partite su partite, filmati su filmati e mi informo sulla vita di ognuno di loro. Organizziamo anche degli stage per i più giovani. Il prossimo ci sarà a Civitanova. In Abruzzo abbiamo tanti spagnoli, ma la cosa sta prendendo piede anche nel resto d'Italia. Ne abbiamo mandato un paio alla Civitanovese e all’Altamura. A Chieti, grazie al rapporto che mi lega con Omar Trovarello, ne abbiamo portati tre. Portarli a Chieti è più facile perché è una grande piazza e giocatori del genere li devi mettere in una realtà adeguata. Poi è un passaparola: Delgado ha parlato con Paquito e si è convinto a venire in Abruzzo. Francis è un giocatore illegale per l'Eccellenza».
Perché arrivano? «Vengono in Italia per mettersi in gioco», spiega Piconcelli. «Se in Spagna non fai subito bene e non riesci ad andare in squadre importanti, devi prendere una decisione: o ti accontenti di prendere 600-700 euro al mese e ti trovi un secondo lavoro, oppure fai le valigie e parti. In serie D spagnola un giocatore top, che da noi può essere Dos Santos, prende tra i 1200 e i 1500 al mese. La differenza sul piano economico con l’Italia è tanta».
Alle società conviene prendere i calciatori spagnoli. «Sì, perché questi sono giocatori di un'altra categoria. Il primo anno li puoi prendere a prezzi ragionevoli perché sono incognite. Un calciatore top italiano, invece, è più difficile da prendere perché ti spara cifre improponibili. Poi anche agli spagnoli conviene venire in Italia: il primo anno si accontentano, poi se dimostrano sul campo salgono di categoria e guadagnano di più. Delgado è uno che in Spagna prendeva sui mille, qui può prendere molto di più».
Piconcelli indica anche un possibile svantaggio relativo alle differenza delle tipologie di allenamento. «Questi calciatori soffrono il precampionato perché in Spagna fanno un altro tipo di preparazione basato tutto sull'intensità con il pallone. Qui, invece, lavorano anche sulla forza e all'inizio accusano un po' perché hanno le gambe imballate. Ma fidatevi che quando entreranno in forma», conclude Piconcelli, «daranno spettacolo e vi faranno divertire».
Giammarco Giardini
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