Da Chieti alla Roma, Surricchio sogna la serie A

21 Gennaio 2022

Il centrocampista ceduto dal Teramo ai giallorossi. Il papà Giuliano: «Per lui è una grande occasione»

CHIETI. "Papà, qui è tutto fantastico". Un messaggio alla famiglia, poi la foto con la maglia della Roma pubblicata sui social. È iniziata così l’avventura di Jacopo Surricchio con i giallorossi. Il 16enne centrocampista teatino arriva dal Teramo in prestito oneroso con diritto di riscatto. È già a Trigoria dove si è aggregato all’under 17. Ad accompagnarlo il papà Giuliano, la mamma Daniela e il procuratore Carlo Di Renzo. Di strada per arrivare a Roma, Jacopo ne ha fatta tanta. È cresciuto nella Giovanile Chieti e poi nel Chieti prima del salto al Teramo, portato da Cetteo Di Mascio, dove ha bruciato le tappe. A 15 anni ha debuttato con i biancorossi in Primavera 3 diventando il più giovane di sempre ad esordire nel campionato.
L’estate scorsa, il tecnico Guidi lo porta in prima squadra. Il 23 ottobre il debutto in C contro il Cesena, poi uno spezzone contro il Pontedera. «Jacopo ha sempre avuto il pallone tra i piedi», ricorda il papà Giuliano, «quando andavamo in vacanza, faceva i passaggi sul corridoio dell’aereo. Portava il pallone ovunque, al mare, in montagna, alle feste di compleanno. Quando il ds Federico mi ha detto che era fatta con la Roma, ho provato un’emozione fortissima. Mio figlio è un predestinato? Non lo so, posso dire che spiccava sugli altri fin dai primi tornei. Ora Roma è una grande occasione». Un allenatore determinante per la crescita di Jacopo è stato Mirko Di Pietro nei Giovanissimi regionali del Chieti. «Con me ha segnato 7-8 gol», dice Di Pietro. «È un play, sa cucire il gioco ma sa anche chiudere l’azione. Quando venne a Chieti, aveva i capelli lunghissimi. Cercai di farglieli tagliare perché non mi piacciono i giocatori che hanno i capelli davanti agli occhi, ma gli stavano talmente bene che alla fine non gli dissi nulla. Per la prima volta feci uno strappo alla regola».
Di Pietro ha poi viaggiato un anno intero con Surricchio. «Andavamo insieme a Teramo quando io allenavo l’under 17 e lui faceva l’under 15. Usciva da scuola, la mamma lo lasciava a Città Sant’Angelo e poi andavamo con il pulmino. Si sedeva all’ultimo posto in fondo a sinistra e mangiava il panino. Un ragazzo d’oro e umile». I colori neroverdi sono la seconda pelle di Jacopo che non ha mai nascosto il suo amore per il Chieti, la squadra della città in cui è nato e cresciuto. Spesso lo si vede in curva Volpi con la sciarpa al collo a tifare i neroverdi. «È innamorato pazzo del Chieti», dice il papà, «ho imparato tutti i cori degli ultras perché non fa altro che cantarli a casa».
Teatino purosangue, tifoso dell’Inter e di Barella, il suo idolo. E chissà che Surricchio non realizzi un altro sogno: essere allenato da Mourinho, tecnico della Roma e dell’Inter del triplete. Significherebbe bruciare ancora le tappe e debuttare in serie A.
Giammarco Giardini