Da Inglese a Giampaolo, voglia di riscatto

Di Francesco a Cagliari per “dimenticare” la Sampdoria. De Sanctis vice ds della Roma e D’Amico ideologo del Verona
PESCARA. Domani ripartirà la serie A. Sarà la 90ª edizione del campionato a girone unico. L’impronta abruzzese sarà tanto consistente in panchina e dietro la scrivania quanto povera in mezzo al campo. Non ci sono più abbastanza calciatori. Tanti passati per l’Abruzzo, ma pochi abruzzesi doc.
INGLESE ALLA RISCOSSA. Ad esempio, lo è diventato Roberto Inglese, originario di Lucera, ma da tempo vastese doc. Sarà una stagione particolare la sua a Parma dopo due anni caratterizzati da infortuni. Era arrivato a toccare anche la vetta della maglia azzurra, ma i continui passaggi in infermeria gli hanno tarpato le ali. Un peccato, perché quando gioca dimostra qualità importanti. Quando gioca, però. Lui è tenace e orgoglioso. Ecco perché ci si attende molto da lui, in primis Fabio Liverani che sulle sue qualità fisiche e tecniche conta molto per portare in salvo il Parma.
CHI SPERA DI RESTARE. Ci sono poi dei calciatori che sono in serie A, ma che da qui al 5 ottobre, ultimo giorno di mercato, potrebbero fare le valigie. È il caso di Jacopo Dezi, centrocampista rosetano del Parma di rientro dal prestito in B con Empoli e Virtus Entella. Ha mercato in serie B, anche se lui vorrebbe giocarsi una chance in A. Carriera particolare la sua: spesso in prestito con il cartellino di proprietà prima del Napoli e poi del Parma. Aveva 17 anni quando quella zazzera riccioluta sventolava sopra la maglia giallorossa del Giulianova, in serie C. Uno degli ultimi talenti prodotti dal glorioso vivaio giuliese. Ora a 28 anni è da considerare una certezza in B, non altrettanto in A. Tra coloro che sono sospesi c’è anche Lorenzo Del Pinto, 29enne centrocampista di Scoppito fresco papà. Figlio d’arte, visto che il papà Luciano ha vestito la maglia rossoblù dell’Aquila. La carriera di Del Pinto è fatta di tanta gavetta fino all’approdo a Benevento, nel 2015. Era in Lega Pro, dopo il divorzio dai colori rossoblù. In riva al Sannio è diventato una bandiera, perché ha vissuto con la casacca giallorossa sia la prima promozione in B che la prima volta in A. Anzi, in serie A ha fatto in tempo a tornarci dopo la retrocessione. Ha anche indossato la fascia da capitano. Ha giocato poco, certo, ma è uno dei fedelissimi del patron Vigorito. Sono cambiati allenatori e direttori sportivi, non Del Pinto, esempio dio professionalità e attaccamento ai colori sociali. Anche questa estate il Benevento è cambiato, nei prossimi giorni andrà verificato se c’è ancora un po’ di spazio per Del Pinto, al quale comunque non mancano le richieste in B.
TANTO FOSFORO IN PANCHINA. Laddove l’Abruzzo non teme confronti è nella rappresentanza in panchina e dietro la scrivania. Qualificata e consistente.
Tra gli allenatori nella griglia di partenza non c’è quello che nella passata stagione ha fatto meglio, vale a dire Roberto D’Aversa. Ha lasciato il Parma che ha condotto dalla serie C fino alla stabilizzazione in serie A. Una scelta coraggiosa che potrebbe comunque consentirgli un ulteriore passo in avanti dal punto di vista professionale. E’ fuori e aspetta una chiamata. Dovrà avere l’abilità e la fortuna di selezionare quella giusta, in grado di fargli salire un altro gradino nella gerarchia degli allenatori. Eusebio Di Francesco e Marco Giampaolo, invece, sono accomunati dalla voglia di rivalsa. Eusebio Di Francesco è alla guida del nuovo Cagliari - con Stefano Romano collaboratore tecnico - dopo l’esperienza negativa della Sampdoria e l’esonero della Roma. Aveva toccato il cielo con un dito, piegando il Barcellona di Valverde e Messi e arrivando fino alla semifinale di Champions. Poi, il lento declino. Una discesa da arrestare con una nuova ripartenza. Soprattutto, con un nuovo progetto che lo vede al centro con le sue convinzioni tecniche e con giocatori dalle caratteristiche che si integrano bene con il 4-3-3 che ha in mente. Il presidente Giulini vuole spendere meno della passata stagione, Di Francesco gli ha chiesto di spendere bene in modo tale che le sue nozioni e la sua esperienza possano diventare un valore aggiunto. La pausa ai box e la modifica dello staff gli hanno ridato carica ed entusiasmo.
Altro carattere quello di Marco Giampaolo, più mite e riflessivo. I pochi mesi trascorsi sulla panchina del Milan lo hanno scottato. E’ rientrato in pista previo corteggiamento della premiata ditta Cairo&Vagnati che gli hanno affidato in mano il rilancio del Torino. Mica facile! Lui ha chiesto tempo e fiducia. Di certo, l’esonero di Milano lo ha segnato. Dai colori rossoneri a quelli granata: storia e tradizione. L’aplomb di Giampaolo è lo stesso. Appartiene alla categoria di quelli che cercano di insegnare. Non gestiscono. Hanno bisogno di tempo e lavoro. E’ così che alla Sampdoria aveva coniugato risultati e valorizzazione dei giocatori, facendo la felicità del presidente Ferrero. Un lavoro che gli era valso la chiamata di Maldini. Quei pochi mesi trascorsi a Milanello ormai sono un buco nero. Nella speranza che Torino, dove si è portato il rosetano Daniele Croce nello staff, sia il suo nuovo laboratorio calcistico.
I DIRIGENTI CRESCONO. Dietro la scrivania proprio nei giorni scorsi due abruzzesi hanno chiuso uno degli affari di mercato più importanti della sessione: il pescarese Tony D’Amico ds del Verona e il guardiese Morgan De Sanctis, vice ds della Roma nonché braccio destro del Ceo Fienga. Hanno gestito il passaggio di Kumbulla dal Verona alla Roma. D’Amico è un pescarese doc in rampa di lancio. Appena 40 anni, ma già scafato e dinamico. Era capo scout di Filippo Fusco a Verona, dopodiché il ds ha lasciato dopo la retrocessione di tre anni fa e lui ha preso il suo posto. Ha portato l’amico Fabio Grosso (hanno giocato insieme a Chieti in passato) in panchina, una scelta che non è stata premiata. Decisiva si è rivelata la chiamata a Aglietti che ha riportato il Verona in A. Brillante l’idea di chiamare Juric con il quale ha costruito il Verona, una delle rivelazioni della passata stagione, facendo la felicità del presidente Setti felice di contare i milioni di plusvalenza.
Morgan De Sanctis a Roma continua a resistere a tutto. All’addio di Monchi che l’aveva voluto il suo ritorno come team manager; all’arrivederci di Totti; al traumatico divorzio del ds Petrachi, di cui era il vice; e al cambio di proprietà tra Pallotta e Friedkin. L’ex portiere si occupava di settore giovanile, stava pensando di mollare tutto poco prima del lockdown, perché corteggiato dall’Ascoli che gli offriva la poltrona di dg; ha saputo attendere, perché nel frattempo Petrachi è stato allontanato e lui è diventato la figura tecnica di riferimento all’interno dello staff societario. È a Trigoria più operativo che mai. In attesa dei nuovi assetti della gestione Friedkin.
ABRUZZESI ACQUISITI. La 61° città salita in serie A è La Spezia dove nel giro di qualche settimana sono giusti due abruzzesi, uno d’adozione e uno verace. Il primo è Mauro Meluso, ds, originario di Cosenza ma da decenni teramano acquisito; l’altro è Pierfrancesco Visci, pescarese doc, che proprio nei giorni scorsi ha annunciato il ritorno a La Spezia con la qualifica di direttore generale. Meluso in serie A era arrivato con il Lecce, partendo dalla serie C. In estate il divorzio dopo la retrocessione. Appena qualche settimana ed ecco la chiamata del neopromosso Spezia che ha divorziato da Guido Angelozzi, responsabile dell’area tecnica con origini di Atri. A La Spezia è andata in scena una rivoluzione dopo la promozione con l’allontanamento di diverse figure tra cui quella di Nazario Pignotti, team manager abruzzese conosciuto anche per i suoi trascorsi da calciatore nella Santegidiese e nel Chieti. E nel bel mezzo del viavai di dirigenti ecco materializzarsi la figura di Visci che allo Spezia era già stato in passato. Arriva dall’Inter, era il segretario sportivo della prima squadra. Adesso è direttore generale in serie A.
Tra gli abruzzesi acquisiti va annoverato ormai anche il ds del Genoa, Daniele Faggiano che a Pescara ha dapprima trovato l’anima gemella per poi festeggiare la nascita dell’erede. Lui è salentino d’origine, ma da anni gravita a Pescara. Gliel’ha fatta conoscere Roberto D’Aversa, pescarese, con cui ha lavorato fino ad agosto a Parma. Negli anni è anche diventato amico di Daniele Sebastiani, presidente del club biancazzurro.
CHI FA CORRERE IL SASSUOLO. Teramano doc, invece, Marcattilio, detto Marco, Marcattili, 46 anni, originario di Sant’Atto, da anni stabilitosi a Tortoreto. È lui che fa correre il Sassuolo di De Zerbi, è lui il preparatore atletico del tecnico bresciano. Sono insieme dai tempi del Foggia, in C. Ma Marcattili ha tanta gavetta alle spalle: Atletico Nepezzano, Giulianova, Ternana, Reggina, Triestina e Brescia. E una costante indispensabile: studiare metodologie di lavoro.
E IN PRIMAVERA... In serie A, ma con un palcoscenico diverso c’è anche Luciano Zauri, il tecnico di Pescina, a cui il Bologna ha affidato la guida della Primavera. Una nuova ripartenza dopo l’esperienza di Pescara, in B.
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