Dal calcio alla F1, lo sport si ribella alla guerra

L’Uefa vuole togliere la finale Champions alla Russia, Vettel: «Non correrò a Sochi». Guai per Abramovich
KIEV. Dal calcio al basket, fino alla Formula 1, lo sport europeo è pronto a boicottare la Russia che da stamane ha lanciato un'offensiva militare sull'Ucraina. È attesa per oggi la decisione dell'Uefa sulla sede di San Pietroburgo per la finale Champions del 28 maggio. Gli inglesi ne hanno chiesto lo spostamento, il presidente Ceferin ha convocato un esecutivo straordinario per le «necessarie decisioni». Il presidente Ceferin era nei giorni scorsi contrario a una decisione in tempi brevi, ma la situazione è precipitata: in Inghilterra si dà per certo la marcia indietro, l'ipotesi è togliere al momento l'assegnazione alla Russia lasciando la sede sub iudice. Non si giocherà invece molto probabilmente Zenit-Barcellona nell'Eurolega di basket: il club spagnolo ha deciso di non partire in segno di protesta. È veemente la protesta di alcuni piloti della Formula 1 impegnati in Spagna nei test stagionali. Primo fra tutti l'ex Ferrari Sebastian Vettel. «Non posso parlare a nome dell'associazione dei piloti di Formula 1, ma», tuona il pilota tedesco dell'Aston Martin, «personalmente non voglio correre in Russia e la F1 non dovrebbe correrci. A Sochi non correrò». Sulla stessa linea il campione del mondo Max Verstappen: «quando un Paese è in guerra non è giusto correre lì». Il boicottaggio dello sport riguarda anche gli sponsor: lo Schalke 04, club della seconda divisione tedesca, ha annunciato che non metterà più la scritta Gazprom sulla maglia. Gazprom che versa circa 10 milioni di euro l’anno allo Schalke. E in contemporanea si dimette Matthias Warning, Ad del progetto Nord Stream 2 inserito all'interno del club proprio dal colosso russo del gas. Era ex agente Stasi nella Ddr, gli Stati Uniti lo hanno inserito nella lista di persone da sanzionare per i legami col gas russo. Resta poi in sospeso anche la disputa dei play off dei Mondiali di calcio a Mosca. Dopo la Polonia, anche la Svezia si è detta contraria a viaggiare in Russia, per l'eventuale finalina del 29 marzo. Il calcio ha detto no alla guerra anche attraverso le parole di Fedor Smolov, attaccante della nazionale russa e della Dinamo Mosca, che su Instagram ha manifestato tutto il suo dissenso. La guerra potrebbe costare cara anche a Roman Abramovich. Il magnate russo, amico di Putin e patron della squadra di calcio del Chelsea, non potrà più risiedere a Londra. La sua posizione è gestita direttamente dall’«Unità per i casi speciali» del ministero dell’Interno britannico, che ha ricevuto istruzioni affinché il magnate russo non possa legalmente fare base nel Regno Unito.

