De Marcellis: centri estivi e soldi per gli sport di base

4 Maggio 2020

TERAMO. La ripartenza dello sport di base è uno dei tempi che appartiene a chi lo sport lo pratica per passione e non per lavoro. L’attività di base si interroga su come e quando ricominciare. Angelo...

TERAMO. La ripartenza dello sport di base è uno dei tempi che appartiene a chi lo sport lo pratica per passione e non per lavoro. L’attività di base si interroga su come e quando ricominciare. Angelo De Marcellis, presidente del Csi Abruzzo, parla di quello che può essere il futuro.
De Marcellis, che cosa sta facendo il Csi?
«Intanto ha promosso un questionario alle proprie società per rilevare lo stato d’animo, la situazione e misurare il “termometro” della base associativa. Se vi fosse il “via libera” governativo e le necessarie garanzie sul piano sanitario il 40% dei sodalizi arancio-blu abruzzesi sarebbe favorevole a ricominciare, anche a giugno. Sono altrettante le società che esprimono perplessità sulla possibilità di rispettare gli eventuali protocolli sanitari o che hanno timore di contagi e quindi non aderirebbero ad una eventuale ripartenza; il 20% mostra incertezza e auspica che la situazione evolva per comprendere il da farsi. Ma sia eventualmente prefissato un restart per giugno, settembre od ottobre tutti sono d’accordo sul rischio che la crisi economica e i protocolli di sicurezza possano profondamente pregiudicare l’azione socializzante. A cominciare dalla continua sanificazione a cui dovranno essere sottoposti gli impianti, alla inevitabile riduzione di orario disponibile alle società sportive a fronte di numerose ore settimanali destinate alla pulizia, tra un turno e l’altro, di ambienti ed attrezzature. Lo sa bene chi gestisce un impianto sportivo che dovrà fare i conti con una riduzione di almeno il 30% dell’utenza e quindi delle relative entrate».
Non solo.
«Le risorse sono per la maggior parte provenienti dal contributo degli associati, che in questo momento non hanno le stesse disponibilità economiche del pre Covid, e dalle sponsorizzazioni da parte di piccole aziende del territorio, perlopiù ristoranti, bar, imprese edili e piccoli negozi che ovviamente soffrono la grandissima crisi economica».
È necessario ripartire?
«Stanno emergendo anche le prime pubblicazioni scientifiche sul ruolo dello sport come supporto psicologico in seguito alle quarantene. La prolungata sedentarietà a cui siamo tutti stati sottoposti, soprattutto quella dei nostri giovani implica di attribuire allo sport un ruolo fondamentale nella ripresa e gli enti pubblici sono chiamati a dimostrare nel concreto quanto credono nello sport».
A chi si riferisce?
«Grande fiducia la ripongo nella Regione Abruzzo che dispone delle maggiori risorse e degli strumenti legislativi per intervenire nel supporto in questa emergenza che non può essere sorretta (almeno non per tutti) dai mutui previsti dal Governo attraverso il Credito sportivo, e qui mi permetto di fornire due suggerimenti: uno è quello di equiparare le società alle piccole imprese destinando loro le 2000 euro di contributo a “fondo perduto” già annunciate dall’esecutivo regionale. Va precisato che alcune società sportive sono delle vere proprie imprese sociali che danno lavoro a tante persone, mi riferisco ovviamente al fitness ma non solo, ci sono tante associazioni che si occupano della gestione impianti come le piscine, palazzetti e campi, ma ci sono soprattutto alcune piccole associazioni che hanno una connotazione radicata al territorio e la loro forza è appunto la presenza nei piccoli centri della nostra regione. Tra esse vi sono realtà peculiari del Csi: gli oratori e i gruppi sportivi parrocchiali che spesso non sono neanche iscritti al registro del Coni in quanto vivono di donazioni e volontariato puro».
Poi?
«Una seconda proposta che indirizzo soprattutto alla Regione è quella di affidare, finanziare e supportare gli enti di promozione sportiva per la realizzazione di centri estivi in più zone della regione, non solo nelle città capoluogo, anche in collaborazione con le federazioni sportive che vogliono cimentarsi. Questa rappresenta una dinamica propria degli enti di promozione sportiva in quanto la loro capillarità sul territorio e la flessibilità della propria proposta motoria, non finalizzata ad un unico sport, calza con le esigenze ludico psico-motorie di questa delicata fase che vede l’ulteriore e non secondaria esigenza dei genitori, prevista per i mesi estivi, di tornare ad un’attività lavorativa più intensa».
Resta il problema degli impianti.
«Altro ruolo determinante ce lo avranno i Comuni perché, soprattutto nei primi mesi, ci sarà una forte necessità di spostare le attività nei luoghi all’aperto e quindi diverse associazioni chiederanno l’uso di parchi e spazi pubblici, gli enti locali dovranno farsi trovare pronti attraverso l’emanazione di avvisi con regole puntuali. Gli stessi enti locali dovranno fare i conti con i bisogni legati alla gestione degli impianti che necessiteranno di una contribuzione pubblica ulteriore per sostenere i piani di gestione a fronte di minori entrate. Anche gli enti sportivi faranno la loro parte. Il Csi non ha ragione di essere senza le società e cercherà di rendere ancor più accessibile, su tutti i piani, l’attività dello sport di base».
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