De Rossi infortunato Ora è a rischio per la sfida di martedì con l’Uruguay
Il centrocampista ha un problema muscolare al polpaccio Thiago Motta: «Loro abituati a giocare con questo tipo di clima»
INVIATO A RECIFE. «Ei fu. Siccome immobile...». Magari ci fosse stato Immobile, sibila qualcuno mentre Balotelli sfila, cuffie sponsorizzate sulle orecchie, senza proferire verbo sulla sconfitta sul Costa Rica. Archiviata l’illusione inglese, Mario non è più super, tanto meno a parole, dove non è mai stato un asso. I discorsi e le spiegazioni non sono di certo un’allegra passeggiata con i marchi della Fifa sullo sfondo e – soprattutto – con uno stop bruciante alle spalle. Passano in silenzio anche Andrea Pirlo e Daniele De Rossi: il romanista è una maschera di delusione, amplificata dal problema muscolare al polpaccio sinistro che lo fa zoppicare e dovrà essere valutato con attenzione domani: rischia seriamente di saltare il resto del Mondiale.
La spiegazione. Lavoro in vista per lo staff medico e il professor Castellacci che parlerà oggi da Natal, città sede della sfida del prossimo martedì con l’Uruguay. Da ieri sera, infatti, gli azzurri sono già là, al Pestana Resort, il quartiere generale della Nazionale per i prossimi quattro giorni. De Rossi è tatticamente un elemento chiave sullo scacchiere di Prandelli e per la sua sostituzione non ci sono molte carte da giocare, quella più credibile è Thiago Motta che ieri ha disputato una sola frazione al fianco di Pirlo prima di una sostituzione “per motivi tecnici”, sottolinea. Non sono le uniche parole dell’italo-brasiliano che sforna con convinzione una spiegazione climatica per giustificare il ko con il Costa Rica. «Contro l’Inghilterra abbiamo giocato a Manaus, in un altro orario e contro un’altra squadra europea. E abbiamo visto che questo può fare la differenza, perché loro, i costaricani, sono più abituati a queste temperature. Non è una scusa ma la verità, per quello che abbiamo visto stavolta sul campo qui a Recife», racconta. E non si ferma al primo gruppetto. Al secondo, per rafforzare la propria tesi, chiede: «Posso farvi una domanda? Mi dite quale squadra europea qui in Brasile ha finora vinto contro un’avversaria sudamericana?». Attimi di imbarazzato silenzio. «Scusi Thiago, ma bisogna vincere con l’Uruguay per poi andare negli ottavi presumibilmente con la Colombia e quindi incrociare il Brasile...». Un cammino lastricato di polmoni sudamericani, abituati all’afa delle 13 locali, lo stesso orario della prossima sfida. E poco importa se nove costaricani su undici giocano in Europa. «Non importa, si sono allenati in queste condizioni per più di un mese». La tesi difensiva è servita, basta aggiungere poco: «Adesso speriamo di recuperare e fare bene con l’Uruguay. Speriamo che l’Uruguay non sia come la Costa Rica, possiamo parlare di tante cose ma qui si è visto solo, con tutto il rispetto per la nostra avevrsaria, che i loro giocatori sono più abituati a queste condizioni atmosferiche». Esce Claudio Marchisio dallo stessa porta e diventa un testimone a favore. «Il clima contro una squadra latino-americana può fare la differenza, anche se non può essere un alibi. Ora non ci resta che reagire: servirà mostrare gli attributi contro l’Uruguay e dal punto di vista caratteriale questa squadra non ha mai tradito le aspettative».
Il tarlo. «Nel primo tempo abbiamo avuto due buone occasioni, mentre nella ripresa non siamo riusciti a reagire: avesse segnato Balotelli la partita avrebbe cambiato faccia completamente», aggiunge il centrocampista della Juventus senza puntare l’indice verso il grande assente (in zona gol), SuperMario. Risolvere il problema della pochezza azzurra in fase offensiva è compito di Prandelli, ieri ci ha provato stravolgendo il canovaccio tattico con l’inserimento di Cassano, Insigne e Cerci, dai quali, ha confessato, si aspettava più qualità. «Quante occasioni del Costa Rica avete contato?», ha chiesto ancora Thiago Motta prendendo gusto alle domande. «Io una, poi due di Balotelli, un lancio di Pirlo, due punizioni... Vabbè, è andata, bravo il Costa Rica, adesso ci tocca la prima finale del nostro Mondiale».
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