Dell’Orso in serie A «Arbitro per caso, ma con passione»

Volley, il direttore di gara di Montesilvano promosso dalla B «Quella volta che rimasi chiuso nello spogliatoio a Torano...»
MONTESILVANO. La pallavolo abruzzese festeggia la promozione in serie A dell’arbitro Alberto Dell’Orso, 34 anni, di Montesilvano. Dalla prossima stagione si apriranno nuovi orizzonti per il titolare di una tabaccheria a Silvi Marina che dal 2002 coltiva la passione per il fischietto. Anni e anni di gavetta prima di arrivare al salto di categoria che lo inserisce nell’olimpo degli arbitri italiani di pallavolo. «Ho iniziato per caso», racconta Alberto Dell’Orso, «pur di giocare una partita di pallavolo tra arbitri mi sono iscritto al corso. Da lì la passione ha preso il sopravvento ed eccoci qui». La prima gara diretta è stata quella di un campionato giovanile a Scafa; poi due anni nei tornei provinciali, quattro in quelli regionali e otto in serie B. «Un’avventura che ho condiviso con altri arbitri, vale a dire Matteo Di Gregorio, Pietro Bozza, Alessandro Tucci, Antonella Verracina (anche lei promossa in A, ndr) e Roberta Tramba, che mi hanno accompagnato nel corso degli anni».
Com’è la vita di un arbitro di pallavolo? «Di solito, almeno in serie B, la designazione arriva una decina di giorni prima. C’è il tempo per organizzare la trasferta che comunque avviene in giornata, tra andata e ritorno». In serie B le coppie sono fisse, in A2 no. Il gettone di presenza è di 90 euro in B e di circa 240 euro in serie A. «Sul piano fisico non ci sono particolari restrizioni, bisogna rientrare in parametri piuttosto blandi», racconta Dell’Orso, «a certi livelli, la capacità di vedere se la palla è dentro o fuori o se è stata toccata dal muro è la base. Conta la capacità di gestire la partita e comunque arbitrare è una questione di testa. E quindi di concentrazione».
Negli anni sarà accaduto qualche episodio “particolare”. «Certo, proprio in Abruzzo, a Torano, nel 2008. Io e l’altro arbitro, Matteo Di Gregorio (oggi presidente del comitato territoriale Chieti-Pescara, ndr), siamo rimasti chiusi nello spogliatoio per due ore, prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Diciamo (sorride, ndr) che non era piaciuta la nostra direzione di gara...».
Dell’Orso e la pallavolo: la passione gliel’ha trasmessa la sorella Francesca, più grande, che ha giocato a livello agonistico. «Un giorno, quando avevo 20 anni, incontrai Alfredo Di Gregorio, allenatore storico di Montesilvano, e mi invitò in palestra visto che sono abbastanza alto».
Nel momento in cui raccoglie i frutti di anni di sacrificio il pensiero va a due persone. «In primis al compianto Mario Di Pasquale (segretario Fipav scomparso nei mesi scorsi, ndr), che è stato il mio capo a livello regionale, e al quale ero particolarmente legato. E poi all’altra mia sorella, Peppa, che ha smesso di arbitrare pur di potermi coprire al lavoro. E, quindi, agevolare la mia carriera».
Finora ha arbitrato senza video check. In serie A, però, l’aiuto tecnologico è stato introdotto da anni. «Ma non in A2 femminile dove vengono, solitamente, dirottati gli arbitri neopromossi. Comunque, personalmente, ritengo il video check un sostegno. Non è certamente un affronto o una mancanza di fiducia se una squadra ne richiede l’utilizzo».
Dell’Orso riporta gli arbitri pescaresi in serie A dopo anni, l’ultimo è stato Stefano Ippoliti. Il capo dei direttori di gara della pallavolo è Giuseppe Caldarola, avezzanese d’adozione. Mentre in organico, oltre a Dell’Orso, c’è Alessandro Somansino della sezione di Teramo.
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