Demoitiè travolto da una moto: donati gli organi

Il corridore belga è morto dopo la caduta nella Gand-Wevelgem. Bugno (Cpa): bisogna fare chiarezza
ROMA. Sono stati donati gli organi di Antoine Demoitiè, 25 anni, il ciclista belga morto nella notte tra domenica e lunedì dopo esser caduto e poi investito da una moto nel giorno di Pasqua durante la Gand-Wevelgem, vinta dal campione del mondo Peter Sagan. Il portavoce del team Wanty Gobert, Josè Been, ha parlato dell'incidente scagionando il motociclista: «Non si è trattato di un impatto ad alta velocità: conosco quella persona, è esperta, segue le gare belghe da 20 anni. Purtroppo c’è stata una caduta di gruppo, la moto dietro aveva una velocità moderata e ha scartato le bici a terra, ma non è riuscita ad evitare Antoine».
Demoitié era caduto insieme ad altri quattro corridori a Sainte-Marie-Cappel, a 115 chilometri dal traguardo, durante il breve passaggio della corsa ciclistica nel territorio francese. Poi è stato investito. Inizialmente portato in ospedale a Ypres, nelle Fiandre occidentali, era stato poi trasferito al reparto di terapia intensiva dell’ospedale universitario di Lilla, in Francia, a causa della gravità delle sue condizioni. Nato a Liegi il 16 ottobre del 1990, Demoitié militava nel team belga Wanty-Groupe Gobert dopo tre anni passati con la Wallonie Bruxelles-Group Protect. Nel 2014 aveva vinto il Tour du Finistère, settima prova della Coppa di Francia.
La morte del corridore belga ha però subito acceso le polemiche: «Basta!», twitta Stefano Garzelli, ex azzurro del ciclismo. Per Alberto Contador, spagnolo della Tinkoff, «è necessario un maggiore controllo delle moto in corsa». «Il nostro sport colpito ancora una volta da una tragica notizia...non ci sono parole! R.I.P. Antoine»: Così Fabio Aru, ciclista dell’Astana vincitore della Vuelta l’anno scorso, ha ricordato Demoitié. L’Associazione ciclisti professionisti (Cpa), presieduta dall’ex campione italiano Gianni Bugno, sollecita un’inchiesta per fare luce sull’incidente che è costato la vita al belga Demoitiè. «Esigiamo chiarezza sulle circostanze dell’accaduto, e l’accertamento di eventuali responsabilità», dice una nota. Bugno parla di tristezza e dolore per la morte di Demoitiè, sottolineando che l’associazione da sempre indica la sicurezza dei ciclisti come la prima condizione da rispettare in corsa. Nessuna accusa mirata, precisa Bugno, ma una riflessione sull’esigenza di garantire un elevato livello di attenzione nell’applicazione delle norme di sicurezza in ogni gara.

