Di Cecco: voglio la riabilitazione sportiva per insegnare ai bimbi

26 Settembre 2015

PESCARA. Dopo l’assoluzione con formula piena dall’accusa di assunzione di sostanze dopanti, emessa dal tribunale penale di Pescara giovedì, Alberico Di Cecco cerca ora la piena riabilitazione...

PESCARA. Dopo l’assoluzione con formula piena dall’accusa di assunzione di sostanze dopanti, emessa dal tribunale penale di Pescara giovedì, Alberico Di Cecco cerca ora la piena riabilitazione sportiva.

L’ex maratoneta azzurro di Fara San Martino, entusiasta per la sentenza penale che lo solleva in toto da un’accusa che lui ha sempre ritenuto del tutto priva di fondamento, cerca anche di riconquistare la dignità sotto il profilo dell’immagine sportiva. A differenza di quella penale, la giustizia del Coni lo aveva riconosciuto colpevole in seguito alla positività all’Epo che gli era stata riscontrata dopo la maratona di Carpi del 12 ottobre 2008, da lui vinta. Per tale ragione, Di Cecco ha già scontato una squalifica di due anni, dal 2008 al 2010, ricevendone un danno notevole alla reputazione da atleta (da ricordare il suo più prestigioso risultato: nono in maratona alle Olimpiadi di Atene 2004), che ora cerca di riconquistare.

«A 41 anni, non avrei motivi tecnici per farmi annullare una squalifica già scontata», afferma Di Cecco, «ma rimango un personaggio di sport, molto attivo nell’ambiente dell’atletica leggera con ruoli diversi e con aspirazioni nuove. Di conseguenza, siccome l’etica è fondamentale nello sport, il prossimo passo che farò, insieme al mio avvocato, è di chiedere anche la revisione della condanna sportiva. La mia positività all’Epo non è stata mai confermata da eventuali valori alterati del sangue e delle urine, che sono stati sempre sovrapponibili, dall’età di 18 anni agli ultimi giorni di carriera», fa sapere Di Cecco. «Questa sentenza mi fa sentire un’altra persona, dopo sette anni nei quali mi è stato gettato fango da più parti, che mi hanno costretto a vivere la mia passione, l’atletica leggera, in modo defilato, non avendo la possibilità di sostenere la mia innocenza con argomenti convincenti dal punto di vista giuridico». Di Cecco rilancia il suo impegno nell’atletica: «Finalmente, avrò l’opportunità di lavorare con i giovani, che è il progetto che in questo momento vorrei coltivare maggiormente e che, in passato, non ho potuto avviare, a causa di questa vicenda. E lo vorrei fare, frequentando i corsi necessari a diventare tecnico, così da trasmettere la mia passione per l’atletica ai ragazzi».

Roberto Ragonese

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