Di Fabio: vado avanti e ci salveremo in A2

Il patron: «Mi piacerebbe riavere Pepe. Rajola valore aggiunto»
PESCARA. Non c’è bisogno di chiedergli se è felice. Probabilmente, non gliel’ha chiesto nemmeno il papà, perché conosce il figlio e perché prima di lui ha vissuto la gioia di una promozione con il basket pescarese. Carlo Di Fabio è l’emblema della felicità, la stessa che il papà Bruno, oggi 92enne, aveva provato nel lontano 1970 quando da presidente della Max Meyer aveva portato Pescara in serie B. «Non mi ha detto nulla», ha commentato Carlo Di Fabio durante la diretta Facebook disponibile sul sito internet www.ilcentro.it. «Basta uno sguardo per capirci e lunedì - quando ci siamo visti - nel suo sguardo c’era tutta la gioia di chi ha vissuto questa esperienza. Mio padre ha fatto basket quando la dirigenza contava più della forza economica. Ha fatto davvero grandi cose». Dell’Amatori in A2 Di Fabio aveva cominciato a parlare all’inizio della stagione. «Non ci siamo mai nascosti, perché eravamo consapevoli di avere un roster competitivo. Poi, ci sono stati alti e bassi nella stagione, ma le emozioni vissute a Montecatini sono indescrivibili».
Ad esempio, durante la stagione, a febbraio, aveva annunciato il disimpegno a fine stagione.
«Un momento di riflessione. Avevo perso energie e voglia. Ero diventato controproducente per l’Amatori. Da qui la decisione di farmi da parte nell’esposizione mediatica e avviare una serie riflessione sul futuro». Ovviamente, resterà. «Certo, abbiamo fatto tanto per arrivare in A2. Sarà un campionato impegnativo. Servirà l’aiuto di tutti per conservare la categoria».
Non si parla più del progetto Unibasket, presentato l’estate scorsa con la We’re e il Pescara.
«Aggregava realtà diverse. Era un progetto di difficile attuazione e non è andato a buon fine. Ci abbiamo provato, ma da un po’ di tempo abbiamo deciso di separare le nostre strade. L’Amatori andrà avanti da sola».
Lo sponsor?
«Ci sarà bisogno del main sponsor, è ovvio. Intanto, rientreranno alcuni soci storici dell’Amatori. E poi per lo sponsor stiamo valutando un paio di possibilità».
Si andrà avanti con Stefano Rajola in panchina?
«Certo, ha avuto un paio di offerte (Ravenna e Agrigento, ndr), ma sarebbe folle rompere questo matrimonio. È un predestinato, allenerà ad alti livelli. È un valore aggiunto. Due anni in panchina e una promozione in A2, che cos’altro aggiungere? Stefano, il suo staff tecnico e i fisioterapisti, ognuno nei suoi settori, sono stati un valore aggiunto nel corso della stagione. Basti pensare al miglioramento tecnico di ognuno dei giocatori o al fatto che non abbiamo avuto infortuni, al contrario del passato».
E la squadra? Chi resterà?
«Ovviamente, decideremo d’intesa con il coach. Dateci qualche giorno di tempo e cominceremo a parlare entrando nel merito delle questioni. Personalmente, io sono dell’idea che più giocatori restano e meglio è. Questo in linea di principio. Poi, bisogna vedere come vogliamo costruire la squadra, il budget e gli americani. Non sarà una scelta facile, visto che la faremo per la prima volta».
Leonzio strepitoso a Montecatini.
«Grande, nemmeno lui sa quali sono i suoi margini di miglioramento. Ricordo quando è arrivato, due anni fa. Primi tre mesi male, da lì con lui è nato un grande rapporto».
Capitanelli resterà?
«Ha dato un grande apporto al conseguimento dell’obiettivo. Valuteremo ogni situazione in maniera funzionale al progetto di squadra. Sono convinto che faremo un roster in grado di potersi salvare in A2 per poter iniziare un percorso a medio termine di due-tre anni».
Avete in mento di strutturare la società diversamente?
«La nostra ha un’impronta familiare. E non abbiamo la possibilità di tradire questa filosofia. Però, un’idea ce l’ho, ma va sviluppata ed è tesa a strutturare meglio la società in vista di un campionato impegnativo, sotto tutti i punti di vista».
Un giocatore che le piacerebbe riportare a Pescara?
«Pepe (guardia classe 1993 in forza ad Agrigento, ndr)», è la risposta secca del patron Carlo Di Fabio. «Simone è uno dei nostri e in questi anni ha imparato a conoscere la categoria. Vedremo...».
A Montecatini quando ha capito di essere in A2?
«Il basket è strano. Sul rimbalzo preso da Potì sul tiro forzato di Ruggiero del San Severo ho pensato che era fatta, ma mancavano davvero pochi secondi al termine».
Senza promozione sul campo avreste fatto domanda di ripescaggio per il posto vacante?
«Non lo so, perché la A2 conquistata sul campo ti lascia una scia di positività ed entusiasmo che può essere cavalcata sul piano emotivo. In caso contrario, la procedura che si sarebbe innescata sarebbe stata scoraggiante e sicuramente più complicata. Questione di tempi, inoltre. Non lo so se avremmo chiesto di fare la A2».
Vi aspetta il derby contro Roseto.
«Bello, c’è una sana rivalità sportiva. Ho sempre detto che Roseto era un animale da proteggere per il bene del movimento. Grande società e grande tifoseria. Due abruzzesi in serie A2 nella speranza che arriva qualcun’altro. Ne beneficia tutto il movimento e la cosa non può che farci piacere».
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