Di Francesco: con il gioco alla conquista dell’Europa

27 Giugno 2016

«Io e il Sassuolo siamo cresciuti insieme in questi anni, vogliamo continuare»

PESCARA. L'ascesa continua, l'asticella si alza. Questa volta Eusebio Di Francesco va alla conquista dell'Europa League. E' già partito con il suo Sassuolo, la prima squadra di serie A a radunarsi (ieri) in vista della prima volta in Europa. Il 46enne tecnico originario di San Giovanni Teatino è dal 2012 alla guida del Sassuolo, fatta eccezione per una piccola parentesi. Negli anni, con i neroverdi, si è sempre migliorato, partendo dalla serie B.

Di Francesco, con quale obiettivo riparte?

«Nel corso degli anni c'è stata una grande crescita, l'ultimo step è giunto inaspettato. Volevamo un posto nella parte sinistra della classifica. Addirittura, è arrivato il sesto posto con la possibilità di giocare i preliminari di Europa League».

Per molti allenatori l'Europa League è un problema.

«E io sono felice di dover affrontare questo problema. Vogliamo arrivare al 28 luglio in una buona condizione atletica in modo tale da poterci giocare le nostre carte. Ovviamente, cambierà qualcosa nella preparazione. Ma noi abbiamo alle spalle una struttura come Mapei sport e sono convinto che sarà di grande aiuto per centrare l'obiettivo qualificazione».

Non basterà una buona preparazione.

«Con la società abbiamo concordato la necessità di allestire una rosa di 20-22 titolari in modo tale da ben figurare sia in A che in Europa League».

Rinforzi in quali reparti?

«Un attaccante (sondaggio per Immobile, ma c’è anche la Lazio, ndr), un terzino al posto di Vrsaliko (passato all'Atletico Madrid, ndr) e un centrale difensivo. Poi, vedremo».

Il Sassuolo era anche su Lapadula.

«Sì, ma ha scelto il Milan».

Un attaccante con quali caratteristiche?

«Un centravanti che riempia l'area di rigore. Che finalizzi meglio la mole di gioco che la squadra produce. Insomma, qualche gol in più. Il nostro principale margine di miglioramento risiede negli ultimi 20 metri».

Sempre 4-3-3 alla ricerca della qualità del gioco.

«E' la nostra bussola, non cambierà».

Primo obiettivo?

«Arrivare alla fase a gironi di Europa League. E possibilmente occupare la parte sinistra della classifica».

Sarà ancora il Sassuolo di Berardi.

«Ragazzo straordinario, attaccato al Sassuolo e al sottoscritto. Per me è pronto per una grande squadra, forse ritiene che il Sassuolo lo sia per questo è rimasto».

Niente Juve per restare al Sassuolo.

«Forse ha avuto il timore di non giocare abbastanza. Fatica ad accettare il cambiamento e io sono ben contento di poterlo allenare ancora. In prospettiva la sua crescita consisterà proprio nell'accettare una nuova sfida».

La Juve ancora davanti a tutti nella prossima serie A?

«Certo. Lo ha fatto capire con il primo colpo di mercato, Pjanic. Ha preso il meglio, un giocatore di qualità che servirà ad alzare il livello tecnico».

Poi?

«Roma e Napoli. A seguire le altre».

Nei mesi scorsi si è parlato spesso di Di Francesco via da Sassuolo.

«Ci sono state delle situazioni. Poi, ho scelto il Sassuolo e sono felice di averlo fatto».

Lei disse: "Vado dove non c'è confusione". Sembrava una stoccata al Milan che l'aveva cercato e che è ancora senza allenatore.

«No, volevo solo dare forza alla mia scelta e alla mia società. Che è una grande società».

In questa stagione andrà in trasferta nella sua città.

«Certo, a Pescara. E' una grande gioia per me poter affrontarlo. E mi auguro che si salvi. Ha meritato la promozione per qualità del gioco espressa e per la bravura di Massimo Oddo che ha saputo inculcare una certa mentalità al gruppo. Il Pescara ha giocato il miglior calcio della serie B».

E poi c'è la Roma, un giorno quella panchina sarà sua?

«E' una città che amo, sono legato alla tifoseria giallorossa. Non nego che un giorno mi piacerebbe provare questa emozione. Ma la Roma è in buone mani e io sono un allenatore felice di poter guidare il Sassuolo».

Dove va il calcio italiano?

«Ha bisogno di rinnovamento, non mi stancherò mai di ripeterlo. Ha necessità di investire sugli impianti. Ad esempio, io renderei obbligatorio spendere una parte dei soldi dei diritti tv sulle strutture per il settore giovanile. E poi vanno migliorate le metodologie di lavoro nei vivai. Qualcosa è stato fatto, ma si può migliorare. Guarderei alla Spagna e alla Germania che sono avanti sotto questo punto di vista».

Resta il gran problema della cultura sportiva.

«Ovvero la fatica di accettare la sconfitta come un passaggio fisiologico della crescita. Quando si parla di progetto solo il Sassuolo è credibile. Altrove è un'utopia. Bastano due mesi per mandare via un allenatore senza valutarne la qualità del lavoro».

@roccocoletti1

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