Di Fulvio si gode il bronzo e pensa già a Tokyo 2020

23 Agosto 2016

Gol e velocità: il 23enne pescarese è la freccia del Settebello della pallanuoto

PESCARA. Torna oggi a Pescara Francesco Di Fulvio. Rientra con la medaglia di bronzo al collo. Al di là del metallo, più o meno pregiato, l’obiettivo è stato centrato: l’attaccante del Settebello, infatti, era partito per Rio de Janeiro con l’intenzione di tornare a casa con una medaglia. E così è stato.

Anche se la Nazionale della pallanuoto (nello staff anche il fisioteraposta romano trapiantato a Pescara, Luca Mamprin) ha compiuto un passo indietro passando dal secondo posto di Londra 2012 al terzo di Rio 2016.

Un passo indietro che non è una bocciatura visto che in Brasile il Settebello si è presentato con una rosa largamente rinnovata e ringiovanita. E uno dei sette debuttanti era appunto Francesco Di Fulvio, il 23enne attaccante figlio d’arte che a Rio ha confermato di essere un giocatore di spessore internazionale.Un’altra tappa di un processo di maturazione iniziato a 13 anni alle piscine Le Naiadi, a Pescara, dove ha trascorso l’infanzia al seguito del papà Franco, ex giocatore della Sisley, e della mamma Monica, istruttrice di nuoto. Poi, Roma, Firenze, Brescia e Recco, una carriera in ascesa che gli è valsa la chiamata in Nazionale dove ha impiegato poco tempo per conquistare la fiducia di Alessandro Campagna – e il suo vice, il francavillese Amedeo Pomilio – che lo ha fatto crescere non poco. Addirittura, prima di Rio 2016, è diventato il testimonial della Nazionale con la sua immagine stampata sui promo della federazione. Ha vinto tanto (scudetto, coppa Italia e Champions con il club; due ori europei e uno mondiale con la nazionale Juniores; bronzo agli Europei con la nazionale maggiore), non tutto.

In vasca ha l’obiettivo del gol, ma nell’avventura olimpica si è distinto anche per come si è messo al servizio dei compagni. E poi nuota come un fulmine, non a caso lo chiamano la “Freccia azzurra” e Campagna gli chiede di andare a prendere la palla al suono della sirena.

La sensazione è che sarà un punto di riferimento nel Settebello che cercherà la qualificazione a Tokyo 2020. In mezzo ci sono Mondiali ed Europei, ma l’appuntamento olimpico ha il suo fascino. Se n’è reso conto a Rio de Janeiro: il villaggio olimpico, la popolarità che regala la rassegna a cinque cerchi e la possibilità di sfidare i migliori. Di Fulvio – il più piccolo dei tre figli, anche gli altri due giocano a pallanuoto – si è tolto questa soddisfazione e per renderlo più sereno in Brasile sono andati anche la mamma Monica, la fidanzata Francesca e la zia Brunella. Loro sugli spalti a fare il tifo e lui in vasca a lottare e a segnare per i colori azzurri. «E’ stata una bella emozione vincere una medaglia olimpica davanti ai miei affetti più cari», ha detto subito dopo la finale per il terzo posto vinta contro il Montenegro. Francesco Di Fulvio non è il primo medagliato abruzzese nella pallanuoto. Ci sono il francavillese Amedeo Pomilio (oggi vice allenatore azzurro) e il pescarese acquisito Marco D’Altrui nell’albo d’oro con il trionfo di Barcellona 1992. Due miti per il pallanuotista in forza alla Pro Recco, a cui andranno 50mila euro di premio Coni per il bronzo riportato in Italia.

@roccocoletti1

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