Di Giovanni: il mio istinto decisivo per il SN Notaresco

16 Novembre 2019

Il presidente: «Metto becco su tutto, tranne che sulla formazione. Per la scelta dei collaboratori e dei giocatori è fondamentale l’approccio. La C? Proviamoci»

Dieci vittorie consecutive e un primato nel girone F della serie D inaspettato. Alla vigilia della sfida casalinga contro il Cattolica SM parla il presidente Salvatore Di Giovanni da 16 anni al timone di un club che nasce a San Nicolò, popolosa frazione di Teramo, e l’anno scorso si è spostato a Notaresco.
Di Giovanni, crede alla C?
«Abbiamo il dovere di crederci tutti senza perdere il contatto dalla realtà, ovvero mantenendo i piedi per terra».
Eppure il campionato era iniziato con una sconfitta.
«Un finimondo, a Notaresco c’era già chi chiedeva la testa dell’allenatore. E io, detto francamente, ero un po’ scettico».
Su che cosa?
«Sulla possibilità di salvarci».
E che cosa avete fatto?
«Abbiamo cambiato tre giocatori, prendendo un portiere e due ragazzi del 1999, tra cui Liguori che, tra l’altro, sta giocando poco».
Da lì le dieci vittorie di fila.
«Una serie ancora aperta, speriamo bene».
Crederci è un dovere adesso.
«Mi sto convincendo che la squadra è forte. Pensavo a inizio stagione che formazioni come Matelica, Recanatese, Pineto, Vastese e Campobasso avevano qualcosa in più e che la squadra promossa a fine stagione sarebbe uscita da questo elenco. Però, a ben vedere, le abbiamo battute tutte. E solo la Recanatese sta mantenendo fede alle promesse della vigilia. E allora, dico io, perché non provarci?».
Servono rinforzi?
«Prenderemo un centrocampista, ma non chiedetemi il nome perché non l’abbiamo individuato. Ci rinforzeremo senza alterare gli equilibri tecnici e dello spogliatoio. Vogliamo provarci fino alla fine».
Anche l’anno scorso vittorie in serie, poi…
«Era diverso, si sapeva che alla fine avrebbe vinto il Cesena. Questione di valori in campo. Noi, però, alla lunga abbiamo mollato e questo non mi sta bene. Allenatore, direttore sportivo e tre-quattro giocatori sono andati a Campobasso, la cosa mi ha un po’ deluso perché alla fine hanno mollato e questo non è corretto».
Quanti spettatori fate di media al Savini?
«7-800 a partita, non male considerando che il paese conta settemila abitanti. Domenica a Matelica eravamo in 180. Ci sono passione ed entusiasmo a Notaresco».
Due estati fa la svolta: il San Nicolò va a Notaresco.
«Negli ultimi anni solo quella stagione non è stata all’altezza della situazione perché avevamo il problema del campo. Il Besso non è omologato per la serie D. Ero a un bivio: mollare tutto o trasferire tutto. Il sindaco Di Bonaventura mi venne a trovare e trattammo questo trasferimento, tempo una settimana trovammo l’accordo».
A San Nicolò ci sono rimasti male.
«Alcuni, perché la gran parte ha capito. Volevano che tornassimo a fare la Promozione. Perché se sono in serie D devo autoretrocedermi in Promozione? E così è nato il SN Notaresco».
Che ha un florido settore giovanile?
«Di qualità, oltre che di quantità. Abbiamo 200 tesserati e un po’ di titoli in bacheca».
L’affare della sua gestione?
«Beh, i ragazzi che dal vivaio sono arrivati fino al calcio professionistico. I primi nomi che mi vengono in mente sono Scipioni e Di Paolantonio. L’affare in rapporto qualità-prezzo è senz’altro Marco Sansovini. Si è accontentato in estate, ha sposato il progetto direbbero i presidenti bravi. E in mezzo al campo sta andando alla grande trascinandosi i ragazzi dietro».
Che tipo di presidente è?
«Mi piace mettere becco su tutto».
Anche sulla formazione?
«No, a quella ci pensa l’allenatore. Ma la scelta del ds, dell’allenatore e dei giocatori più rappresentativi deve passare per il sottoscritto».
E di che cosa si fida?
«Della prima impressione, è decisiva».
Sia più chiaro.
«Epifani lo scelsi dopo una retrocessione a Miglianico. L’avevo sentito parlare in televisione, faceva l’opinionista. Mi piacevano le sue idee di calcio. E così è bastato parlarci un giorno al campo, a Teramo, per prenderlo. E con lui siamo andati avanti diversi anni e siamo anche diventati amici».
Lo stesso con Vagnoni?
«Sì, l’ho incontrato quando era al Castelfidardo. Ci ho parlato in estate e d’istinto mi è piaciuto. Mi ha fatto una buona impressione e si è accontentato».
Che cosa significa accontentarsi?
«Capire fin dove si può tirare la corda. Capire che la nostra è una buona opportunità, un investimento sul futuro. Ad esempio, anche Sansovini si è accontentato».
Tre anni fa l’accordo con il Teramo era fatto, poi…
«Il giorno dopo la salvezza del Teramo in serie C, Campitelli si è dimenticato degli accordi. Era un progetto a tre (di mezzo c’era anche il Pescara, ndr). Come se non ci fossimo mai parlati, come se non ci fossimo mai stretti la mano. A distanza di anni, dico che è stata una fortuna».
Ora il Teramo è in mano a Franco Iachini.
«Io sono teramano e faccio il tifo per il Teramo. Il suo avvento è stato un bene per il Teramo e per Campitelli».
Se il SN Notaresco andasse in C?
«Faremo la serie C. Sarà solo un problema di campo, ma a questo penserà il sindaco Di Bonaventura».
Negli anni sono passati giocatori, direttori sportivi e allenatori e la squadra è sempre lì in D che fa bene. Lei è l’unico comune denominatore.
«La ringrazio per la considerazione. E’ la stessa che in estate ha fatto un ds di un club di serie B. Mi ha detto: “Possibile che chiunque passi da lei fa bene?”. In effetti…».
Il segreto?
«Il mio istinto».
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