Di Giuseppe: tre innesti più tante conferme
Il ds: fiducia al gruppo che ha vinto la Lega Pro per fare bella figura
PESCARA. Passato, presente e futuro del Teramo promosso in serie B nelle parole di Marcello Di Giuseppe, direttore sportivo biancorosso nonché braccio operativo del presidente Campitelli. Poco più di un’ora di domande e risposte, nella redazione de il Centro, in cui Di Giuseppe racconta i quattro anni alla corte del Diavolo e disegna anche gli scenari dei prossimi anni, rivelando alcuni retroscena della cavalcata trionfale chiusa con il pomeriggio magico di Savona.
Di Giuseppe, rimarrà a Teramo?
«La mia volontà è quella, però devo parlare prima con il presidente Campitelli».
E Vivarini?
«Se resto al Teramo farò in modo di incatenarlo alla panchina biancorossa».
Che cosa c’è alla base del successo del Teramo?
«La forte motivazione del gruppo, al di là dei valori tecnici che sono sotto gli occhi di tutti».
Il campionato l’ha vinto il Teramo l’ha perso l’Ascoli?
«Domanda legittima e risposta secca: l’abbiamo vinto noi, per tanti motivi. 74 punti a una giornata dalla fine sono tanti. 41 punti conquistati nel girone di ritorno – con una gara da giocare – significano che il Teramo ha avuto un cambio di marcia, un’accelerazione nel momento decisivo della stagione. Per non parlare poi dei 24 risultati utili di fila. Avere un avversario che non molla mai alla lunga ti smonta. Ed è quello che è accaduto all’Ascoli».
Il momento decisivo?
«La vittoria di Carrara, quel 5-1 è stato pesante perché è arrivato dopo il pareggio casalingo con la Spal che ha segnato l’1-1 in zona Cesarini. Prima di Carrara eravamo a meno quattro dall’Ascoli e durante la partita eravamo finiti a meno sette visto che i bianconeri vincevano e noi perdevamo. Poi, abbiamo trionfato con la squadra che è uscita tra gli applausi del pubblico toscano».
Tutto facile con quella coppia di attaccanti: Lapadula e Donnarumma hanno segnato 21 gol a testa.
«In comune avevano la voglia di rivalsa. Per prendere Donnarumma ho dovuto “organizzare” due risoluzioni di contratto con Cittadella e Catania che detenevano la prioprietà del cartellino. E poi l’abbiamo preso mettendoci in mezzo il Pescara che ce l’ha girato in prestito. Lapadula? Giocava con il Nova Gorica, in Slovenia, una forza della natura».
Che fine faranno?
«Donnarumma torna per fine prestito al Pescara e Lapadula al Parma. Poi, vedremo».
Cercherà di trattenerli?
«Mi sembra ovvio, ma non vi dico come».
Quale sarà il progetto tecnico del Teramo in serie B?
«Vogliamo andare avanti con questo gruppo. E se ci riusciremo basteranno tre innesti mirati per fare un buon campionato di serie B».
Come sceglie i giocatori?
«Alla base di tutto c’è la motivazione. Chi viene a Teramo deve avere voglia di affermarsi, dare il massimo. La fame di successi è il propulsore decisivo».
Come ha scelto Vivarini?
«Vivarini è bravo, è stato fondamentale in questi anni. Veniva dall’esonero di Aprilia, l’uomo giusto per Teramo. Quando è arrivato avere la cattiveria giusta, la stessa che ha caratterizzato il suo cammino in biancorosso».
Bucchi resta?
«E’ il capitano, il leader del gruppo. Vogliamo tenerlo».
Quattro anni con Campitelli caratterizzati dalla scalata dalla serie D alla B.
«C’è feeling con il presidente, è lui l’anima del Teramo, il punto di riferimento per tutti noi».
Come ha costruito le squadre in questi anni?
«In serie D avevamo l’obiettivo di vincere. Ma ho sempre pensato a una squadra che avesse un futuro. Ed è un obiettivo che ho perseguito nel corso degli anni».
Si fida dei procuratori o gira lei a caccia di talenti?
«Ricevo tante segnalazioni da amici che la pensano come me. Poi, chiaramente, vado io a vedere i giocatori e li scelgo in base al progetto tecnico. Ma prima devo parlare con ognuno di loro: ripeto la motivazione è alla base di tutto. Se uno non ha fame...».
Lei aveva fame da calciatore?
«Lasci perdere, non avevo la testa giusta. Probabilmente, non prenderei mai un giocatore con la testa che avevo io da calciatore».
Avrà bisogno di una rete di osservatori o continuerà a fare come negli ultimi anni?
«No, lo scouting è una priorità per il futuro».
Un giocatore che potrebbe fare il caso del Teramo in serie B?
«Un esempio? Dico Beltrame, l’attaccante scuola Juve. Ha talento da vendere, ma in questi anni non lo ha espresso per intero. Deve rilanciarsi e io cerco gente dalle forti motivazioni».
Un altro esempio?
«Chessò, Victor Da Silva, ex Pescara, che gioca nel Brescia».
Durante la settimana, di solito, è tipo che se ne sta in disparte?
«No, cerco di essere di supporto all’allenatore. Vado al campo, vedo e osservo gli allenamenti. Mi piace vedere intensità nel lavoro. Se vedo qualcuno scarico, cerco di parlarci e di motivarlo».
Un giocatore che poteva venire a Teramo in questa stagione?
«Selasi del Pescara. Avevo fatto tutto, poi Baroni l’ha fatto giocare a Livorno, è andato bene e il Pescara se l’è tenuto».
A Teramo c’è grande entusiasmo.
«Va cavalcato fino in fondo. C’è bisogno di strutturare meglio la società per farla crescere ancora».
Quale sarà l’obiettivo del Teramo in B?
«Dire la salvezza è scontato. Ma io quando parto ho sempre in mente il primo posto; guardo davanti. Poi, chiaramente, se mi rendo conto che le cose non vanno mi guardo dietro. Ma a priori non limito i miei obiettivi. Nel calcio, come nella vita, bisogna osare per inseguire i propri sogni».
@roccocoletti1
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