Di Liberatore al top: ho vinto il mio Europeo

L’assistente arbitrale: «Io con i migliori, grande esperienza»
FRANCAVILLA. Di fronte c’è un uomo felice. Si chiama Elenito Di Liberatore, 43 anni, assistente internazionale reduce dagli Europei di calcio. Un uomo che prima ha sconfitto un tumore e poi si è conquistato il traguardo più prestigioso della carriera, Francia 2016 per l’appunto. L’assistente arbitrale – originario di Notaresco, ma residente a Francavilla – è tornato venerdì sera da Parigi ed è stato accolto, all’aeroporto, da uno striscione (“Grazie Elenito”) degli associati Aia con i quali condivide la passione per il fischietto e la bandierina. Un grande Europeo quello di Elenito Di Liberatore, assistente (con Mauro Tonolini; addizionali Damato e Orsato) dell’arbitro Nicola Rizzoli. Quattro gare: Inghilterra-Russia, Portogallo-Austria, Francia-Irlanda e Germania-Francia. Prestazioni pressoché perfette per chi, bandierina alla mano, è il migliore in Italia e uno dei più bravi al mondo. Al suo attivo 175 gare in serie A e una ottantina tra Champions e Europa League.
Di Liberatore, quanto è felice?
«Stanco, ma felicissimo. Ho vissuto una delle più belle esperienze professionali».
Ovvero?
«Sono stato in un contesto di èlite assoluto, ho condiviso tutto con i migliori in Europa. Ho avuto la possibilità di migliorarmi ulteriormente. Ho vinto il mio Europeo per tanti motivi...».
Ad esempio?
«Prima di tutto perché ho lavorato tanto per arrivarci e non era scontato (il 21 settembre del 2014 ha scoperto di avere un tumore e subito dopo è stato operato dal professor Nicolai dell’Istituto tumori di Milano; è tornato in campo il 29 novembre del 2014, ndr). Poi, perché è andata bene. Le prestazioni, a detta di tutti, sono state ineccepibili».
E poi?
«Perché sono stato a contatto con i migliori, ho accresciuto il mio bagaglio professionale. E, dulcis in fundo, anche noi arbitri abbiamo avvertito la passione e l’incitamento della gente. Come se fossimo la seconda squadra azzurra agli Europei»
Peccato per la finale!
«Tutti ambiscono al meglio. Ma tra semifinale e finale è questione di sfumature. E comunque la semifinale Germania-Francia è stata tanta roba. Il top».
Chi ha visto il fallo di mano di Schweinsteiger?
«Nicola Rizzoli».
Nessun intoppo in campo.
«Nessuno, anzi ancora una volta abbiamo potuto constatare di avere maturato nel corso degli anni un certo rispetto da parte dei giocatori. Sanno che hanno di fronte gente preparata».
In Francia ha ripensato a quei giorni in cui le avevano diagnosticato un tumore?
«Quello stato d’animo fa parte del mio vissuto. Appena un paio di anni fa ho rischiato grosso e questo mi ha aiutato a godermi al meglio questa esperienza».
Un Europeo senza grosse sbavature sul piano arbitrale.
«Un Europeo alla grande. Se poi aggiungiamo che l’Uefa ha detto, statistiche alla mano, che il 97% delle chiamate degli assistenti sono risultate efficaci, ecco che sono ancora più orgoglioso di aver fatto parte del gruppo di Collina».
Come avete lavorato a Parigi?
«A livelli di eccellenza. Test atletici e fisici, poi il lavoro con l’instant replay. In pratica, in campo venivano simulate con alcuni ragazzi delle situazioni di gioco che prevedevano l’intervento dell’assistente. Una dietro l’altra. E poi si passava davanti a un video che ti faceva rivedere le azioni e quindi potevi verificare la bontà delle decisioni».
Poi?
«Avevamo una figura di riferimento che studiava la tattica di tutte le squadre. E prima di ogni partita ti spiegava quello che poteva accadere in campo in base all’atteggiamento tattico di ognuna delle due squadre».
Le saranno arrivati molti complimenti.
«Tantissimi, dai colleghi, ma soprattutto dai semplici tifosi. E devo dire che sono orgoglioso di aver rappresentato un movimento arbitrale, quello italiano, che è molto apprezzato nel mondo».
Moviola in campo, sì o no?
«Aspettiamo l’evoluzione del progetto. Poi, ne parleremo».
Francia 2016 fuori dal campo?
«Ho girato abbastanza, perché sono stato anche riserva arbitrale. E devo dire che la paura del terrorismo non si percepiva. Non c’era tensione. Tanti controlli, ma discreti. A mio avviso, è stata una manifestazione ben organizzata, viste le premesse e i problemi a livello sociale: stadi pieni ed entusiasmo dappertutto».
Un aneddoto?
«Il secondo giorno in Francia mi si è spezzato un dente. Sono dovuto andare da un dentista a Parigi... Ho pensato: iniziamo bene!».
Come ci si mantiene ai suoi livelli di eccellenza?
«Personalmente, non mi riconosco un livello. Nel senso che cerco sempre di migliorarmi. Però, a fare la differenza, a mio avviso, è la testa. L’equilibrio mentale ti permette di ottimizzare tutto il resto. Anche a gestire le pressioni di una semifinale degli Europei Germania-Francia. Personalmente, sono dell’avviso che la squadra arbitrale offre un servizio per la buona riuscita di uno spettacolo. Quello calcistico».
A fine mese l’insegnante di musica (al conservatorio di Teramo Gaetano Braga) inizierà la preparazione per la 14ª stagione in serie A. Una passione, quella per la bandierina, che condivide con la moglie Federica e il figlio Matteo, i suoi primi tifosi.
@roccocoletti1
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