Di Paolo: io e Cantù, che storia!

26 Maggio 2018

Il coach vice di Sodini: «Inizio difficile, poi ci siamo tolti delle grandi soddisfazioni. Spero di restare» 

ROSETO. Il bello dello sport è che, a volte, le stagioni buone arrivano quando meno te le aspetti. Com’è successo quest’anno al teatino Giuseppe, detto Pino, Di Paolo, ultimo allenatore di Chieti in A2 prima che scomparisse, ma fermo ad inizio stagione, quando si stava oramai dedicando alle giovanili con Cesidio Di Masso. Ad ottobre scorso, invece, è arrivata la chiamata di Cantù in serie A per fare il vice di un esordiente come Sodini, in un club che stava implodendo per problemi tra la città e una proprietà straniera abbastanza assente. Ne è così venuta fuori la sorpresa della stagione, con i brianzoli arrivati alle finali di Coppa Italia e ai play off scudetto.
Di Paolo, siete stati la storia sportiva dell’anno?
«Forse sì, ricordando certe premesse all’arrivo. L’inizio è stato difficile, perché, pur essendo sotto contratto, il club non mi ha potuto tesserare fino a gennaio per la presenza di alcuni lodi».
Difficile allenare e poi sedersi in tribuna?
«Difficilissimo. Ma eravamo animati da una grande voglia di far bene e ne è venuta fuori una stagione esaltante».
Tante le difficoltà da gestire?
«Soprattutto quelle extra campo, alcune ancora da risolvere. Ma l’unione tra staff e giocatori è stata più forte di tutto».
Come siete riusciti a riportare l’entusiasmo a Cantù?
«Il merito va ascritto a coach Sodini, bravissima persona e tecnico scrupoloso, che ha saputo sfruttare il momento, tenendo insieme un gruppo difficile, facendolo giocare in modo entusiasmante: per lungo tempo siamo stati la squadra che segnava più punti, ma anche quella che subiva di più. Una pallacanestro divertente che ha riavvicinato la città: alla prima in casa con Cremona c’erano 600 spettatori, mentre per il derby di ritorno con Milano ce n’erano oltre 6.700 sulle tribune, record di tutti i tempi. Il titolo di terzo miglior allenatore della stagione se lo è meritato».
Ha avuto modo di seguire il Roseto Sharks in A2?
«Li ho visti all’inizio con Ravenna: si vedeva che c’era tanto da fare, ma si coglieva anche una certa attitudine alla lotta del gruppo. Infatti nel prosieguo Emanuele Di Paolantonio e il suo staff, ben spalleggiati dal preparatore Faragalli, hanno fatto un bel lavoro, vincendo quelle gare che servivano per andare a salvarsi ai play out».
E il suo Chieti ancora in lotta ai play off, ma che si dice cercare un titolo di B tra Giulianova e Recanati?
«So che ha voglia di fare almeno una B, ma per ora sono solo felice per Max Del Conte e per la squadra, buona, che può arrivare fino in fondo».
Quest’estate andrà di nuovo in Africa?
«Sicuramente, con la Onlus Slums Dunk dopo aver creato a Nairobi una bella realtà capace di dare 20 borse di studio, da fine giugno saremo in Zambia, per creare una nuova Academy».
Progetti per la prossima stagione?
«Mi piacerebbe restare a Cantù con Sodini. La serie A è affascinante, e poi in Brianza con la mia famiglia ci siamo inseriti bene, anche perché per tornare in Abruzzo c’è sempre la linea aerea diretta con Pescara!».
Marco Rapone
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