Di Simone: dalla panchina il segnale di favorire i rivali

28 Maggio 2017

L’ex capitano biancorosso condannato a tre anni per illecito parla a ruota libera: «La vera storia che non ho mai raccontato di quel pallone passato agli avversari»

PENNE. Il campionato di Eccellenza si è concluso con una salvezza raggiunta con un super girone di ritorno, ma a Penne non tutti hanno voglia di festeggiare. Michael Di Simone, ad esempio, 27enne ex capitano del Penne 1920, ha ben poco da sorridere ed è la faccia cupa dei vestini. «Nessuno potrà mai capire quello che sto vivendo io. Sto passando da disonesto quando in vita mia ho sempre dato tutto in campo per la maglia biancorossa». Inizia così il racconto dell'ormai ex difensore del Penne. Insieme ad altri due ex giocatori, Alessandro Mucci e Manuele Di Bartolomeo, è stato squalificato per 3 anni dopo la sentenza della giustizia sportiva a seguito dell’inchiesta scaturita dal video della rete decisiva, quella del 2-1, di Fara San Martino-Penne nel campionato di Promozione stagione 2015-2016.
Di Simone da dove partiamo? «Non c'è giorno che passi che non ripenso a quella partita di Fara. Si stava giocando regolarmente quando ad un certo punto, ad una manciata di minuti dal termine, dalla panchina mi hanno urlato di passare la palla all'avversario. Sento la necessità di dire la verità, dato che ad oggi non è mai venuta fuori. Quando sono stato chiamato a dire la mia, dopo l'apertura dell'inchiesta, ho difeso, sbagliando, chi mi ha ordinato di passare il pallone all'avversario. Il 19 dicembre 2016 ho ammesso che l'errore è stato volontario, dovuto al rilassamento. La condanna da 4 anni è passata a 3».
Le manca il campo da gioco? «Sono passati cinque mesi dalla squalifica e non riesco ancora a darmi pace. Ho giocato sempre e solo a calcio, sempre e solo con la maglia del Penne. Tornassi indietro non rifarei quel passaggio. Sto subendo un danno morale, dato che sto passando per criminale, ed economico. Credo che tra tre anni sarà difficile poter tornare a giocare in Promozione o in Eccellenza. Chi non mi conosce adesso ha di me solo un'immagine negativa: quella del venduto. Ho sentito addirittura che ho guadagnato una macchina da quel maledetto passaggio: è assurdo oltre che vergognosamente falso».
Adesso, dopo una vita con la maglia del Penne, dalla categoria primi calci ai sette campionati disputati in prima squadra - 6 di Promozione e 4 mesi di Eccellenza - cosa sta facendo? «Mi sto allenando da solo, a volte con un'altra squadra della mia città, ma la cosa che mi pesa di più è non avere la tensione della partita, l'adrenalina. Adesso non voglio nient'altro che dire la verità e se fosse possibile chiedere alla giustizia sportiva di rivedere la mia posizione, quantomeno con uno sconto della squalifica».
I tempi per un ricorso sono ormai scaduti, ma a bocce ormai ferme cosa le dispiace di più? «Tornassi indietro», ha detto ancora Di Simone, «non rifarei quello che ho fatto, soprattutto non difenderei chi mi ha ordinato di passare la palla all'avversario. È stato un momento difficile e non ho saputo gestire la situazione, così come i miei compagni. Mi sembra però assurdo che a pagare siano stati solo i tre tesserati del Penne. È come se i tesserati ed i giocatori dell'altra società non abbiano avuto responsabilità di ciò che è successo in campo quel giorno».
Francesco Bellante
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