Diamanti, consigli cinesi per l’Italia

«Fa tristezza vedere le famiglie storiche lasciare i nostri club, è un segno dei tempi»
INVIATO A PARIGI. Tre temi caldi. 1) La Nazionale tra presente e futuro; 2) quei rigori di Zaza e Pellè che ancora non vanno giù peggio di un uovo sodo; 3) l’ingresso dei cinesi dalla porta principale del nostro campionato. Un filo rosso unisce le tre storie e porta dritti ad Alessandro Diamanti.
Perché? Presto detto. Lui la Nazionale l’ha vissuta, lui è il giocatore che segnando dal dischetto ci ha fatto vincere l’ultima gara dentro-fuori a un Europeo, lui ha giocato in Cina e tuttora è sotto contratto con l’Evergrande Guangzhou ovvero l’ex squadra di Marcello Lippi. E attenzione, perché Alino Diamanti è uno che non aggira la barriera, tira dritto per dritto e le sue parole lasciano il segno.
«Cinesi? Hanno soldi ma...». Prima l’Inter, adesso il Milan. La sovranità nazionale del nostro calcio è ormai un optional, aprirsi ai mercati orientali è diventata forse l’unica strada per restare competitivi. «Mi fa un po’ tristezza - confida Diamanti - vedere queste famiglie storiche che escono di scena dai grandi club». Prima è toccato ai Sensi con la Roma, poi a Moratti e ora a Berlusconi. «Capisco che il calcio sta cambiando, spero comunque che chi rileva una società ci metta passione e non lo faccia solo per business».
Già, questo è il grande rischio. Ma i cinesi possono far bene alla guida di Inter e Milan? Diamanti traccia la strada: «I soldi ce li hanno e anche tanti, le potenzialità sono enormi. Però non possono venire in Italia e occuparsi dell’aspetto tecnico perché sennò il progetto è destinato a fallire. Loro hanno idee, ma per l’aspetto commerciale. Devono mettere alla guida della società dei dirigenti italiani, che conoscono il nostro calcio, che sanno cosa serve per costruire una grande squadra. Se capiscono questo, allora il matrimonio può far felici tutti, altrimenti...».
«Pellè e Zaza? Che errori». Il mirino si sposta sul calcio giocato. Dicevamo del precedente: Euro 2012, quarti di finale contro l’Inghilterra, si va ai rigori dopo lo 0-0 di tempi regolamentari e overtime. Per noi sbaglia Montolivo ma dall’altra parte sbagliano anche Young (traversa) e Cole (para Buffon), per cui sul piede di Diamanti (il quinto rigorista scelto da Prandelli) c’è il pallone che vale la semifinale. Rincorsa sicura, il sinistro che si apre, palla a sinistra e portiere a destra: 4-2 e inglesi a casa.
«Ricordare quell’attimo - confida Diamanti - è sempre un’emozione. I rigori non hanno una logica ben precisa, devi avere un po’ di lucida follia perché altrimenti sei fregato. Io sono andato sul dischetto senza neanche guardare tutto ciò che c’era d’intorno. Solo io, il pallone e il portiere».
Già. Non altrettanto ad esempio ha fatto Pellé che si è fatto distrarre da Neuer. «Hanno sbagliato sia Zaza che Pellè - spiega Diamanti - perché i calci di rigore non sono uno show, uno spettacolo. Non si possono fare quelle rincorse o quei gesti al portiere prima di tirare, perché poi sono cose che ti si ritorcono contro. I rigori vanno tirati come ti insegnano da bambini, cose semplici per ottenere il massimo scopo. Oltretutto Zaza e Pellé hanno mancato di rispetto anche ai compagni di squadra. Secondo me esiste una sorta di dio del pallone che in certe occasioni ti punisce se non ti comporti bene».
«Ma quale crisi...». Resta l’immagine di una Nazionale che è riuscita a conquistarsi gli elogi di tutto il continente, dopo essere finita nel sottoscala del calcio mondiale in Brasile.
«Conte ha fatto davvero un bel lavoro. Credo - spiega Diamanti - che non avesse altre strade: ha scelto i suoi uomini, se li è portati in Francia, ha giocato con le schema più logico. Insomma, ha fatto un piano ben preciso che partiva da una sua idea, e con quello è andato a dritto fino in fondo».
Fare di più era oggettivamente impossibile. «Sì, ma non concordo con chi dice che il calcio italiano è in crisi. Crisi di cosa? Se non sbagliamo tre calci di rigore, adesso siamo in semifinale contro la Francia dopo aver eliminato Belgio, Spagna e Germania, con tutto il mondo che ci elogia. Inoltre non mi pare - sorride Diamanti - di aver visto grandi fenomeni nelle altre squadre. O sono in crisi tutti, o non lo è nessuno».
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