Disastro Italia E dopo 21 anni è gioia tedesca

La Germania domina e segna due gol per tempo Azzurri mai in partita, El Shaarawy segna nel finale
Monaco riavvolge il nastro della storia e anche se nel 2006 l’Italia di Lippi non si accomodò al bancone dell’Allianz Arena nemmeno per bere una birra, è ancora evidente nell’animo del popolo germanico la cicatrice della semifinale mondiale di Dortmund che strozzò in gola l’urlo a 80 milioni di tedeschi.
Ecco che la rotonda vittoria della Germania è una sorta di liberazione popolare, di esaltazione collettiva anche perché arriva 21 anni dopo l’ultimo successo ottenuto nel 1995 contro l’Italia di Sacchi. Per la Nazionale una sconfitta che fa male alla tradizione, alle statistiche, ma anche all’orgoglio tricolore, allo spirito e al cuore. Già, perché Germania-Italia non è una partita normale e non potrebbe definirsi amichevole nemmeno se fosse sotto l’egida delle Nazioni Unite. È la classicissima del calcio mondiale e l’Allianz Arena è la Milano-Sanremo del pallone. Non ci sono tre punti in palio per un’affermazione che per la Germania è però una medaglia al valore, un ricco bottino di guerra, un capitolo di storia.
Il ct Antonio Conte esce dal “letargo” del garage e torna uomo di campo, allenatore a filo d’erba, capitano non giocatore. Sfoglia la margherita che spunta dal manto erboso di Monaco per schiarirsi le idee perché tra poco dovrà definire la lista dei 23 che andranno agli Europei. Certo è che il “3-4-3” della notte bavarese sembra confondergliele le idee perché l’interpretazione dello schema lascia a desiderare e in pochi sembrano possedere l’X Factor. La difesa crolla e un irriconoscibile Bonucci esce addirittura in barella per infortunio. Il centrocampo con Thiago Motta e Montolivo non riesce a brevettare un’idea di gioco e gli esterni Florenzi e Giaccherini sembrano due “Moto3” iscritte per errore alla Motogp. Bernardeschi nuota con i braccioli e raramente si azzarda ad andare dove non si tocca. Zaza poi non è certo il lucano che uno vuole in più dalla vita. Solo Insigne là davanti dice qualcosa di sinistra, ma di una sinistra moderata che al confronto Civati sembra un extraparlamentare. Non è una città blindata Monaco, ma guardata a vista sì. Ottocento i poliziotti dispiegati per garantire la sicurezza nella zona dello stadio, il doppio di quelli previsti secondo il protocollo tradizionale ma gli attentati di Parigi e Bruxelles trasformano ogni avvenimento pubblico importante in un obiettivo sensibile e Monaco ha già “dato” alle Olimpiadi del 1972. Le guardie del corpo doveva prevederle Conte che ha forse peccato di presunzione dopo il pareggio illuminato con la Spagna allestendo una formazione leggera nel peso e nei pensieri, incapace di mettere la gamba ma anche la testa nel confronto con una Germania decisamente solida ma che è riuscita a intercettare con troppa facilità le lacune azzurre. Certo Mueller, Draxler, Goetze e Özil sono “tanta roba” ma era lecito attendersi un confronto più aperto. Sulla trequarti tedesca preoccupa la facilità con la quale il team di Joachim Loew è riuscito a creare occasioni e a finalizzarle. Un esercizio tattico, tecnico se non quasi ideologico riuscito alla perfezione che consolida le ambizioni europee dei campioni del mondo.
E l’Italia? Conte deve tornare al più presto nel garage e mettere mano al motore, magari con qualche trucco da vecchio artigiano di bottega perché con questa cilindrata sarà difficile superare i limiti di velocità sulle strade francesi.
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