Donadoni ritira il Prisco: la dignità prima di tutto

5 Maggio 2015

Il tecnico del Parma a Chieti premiato insieme al presidente Corsi (Empoli) e al calciatore Verde (Roma)

CHIETI. Il condottiero, il sostenitore del made in Italy, il giovane promettente. La dignità, la competenza, il talento. In altre parole: Roberto Donadoni, Fabrizio Corsi e Daniele Verde. Ecco i vincitori della tredicesima edizione del premio Giuseppe Prisco, intitolato allo storico dirigente dell’Inter. L’allenatore del Parma, il presidente dell’Empoli e l’attaccante della Roma sono stati premiati ieri mattina al teatro Marrucino di Chieti dalla giuria presieduta da Sergio Zavoli e composta da Italo Cucci, Gianni Mura, Gian Paolo Ormezzano, Marco Civoli, Franco Zappacosta e Ilaria D’Amico. Consegnati riconoscimenti anche ai giornalisti Ivan Zazzaroni (premiato da Bruno Vespa), che si è aggiudicato il premio “Nando Martellini”, e Massimo Profeta di Rete 8. Lealtà e correttezza: sono questi i valori del premio Prisco, che hanno segnato la stagione di Donadoni. Quello che sta vivendo il tecnico bergamasco sulla panchina del Parma è un calvario senza fine. Società fallita, rescissioni di contratto, sette punti di penalizzazione, mille difficoltà. Donadoni non è riuscito a salvare la categoria, ma la sua dignità e quella della squadra sì. E, nonostante il posticipo Cagliari-Parma di ieri sera, il tecnico ha fatto di tutto per essere a Chieti a ricevere il premio, prima di prendere alle 15 il volo da Fiumicino diretto in Sardegna. «Spero che quello che ci è accaduto quest’anno serva come insegnamento affinché non accadano mai più cose del genere. Solo chi ci è stato dentro può capire quello che è successo a Parma. Siamo una nave alla deriva, ma dobbiamo terminare la stagione con dignità». Se Parma va verso il baratro, Empoli è un’oasi felice. Quella toscana è una società che valorizza tanti giovani. Rugani, Sepe, Pucciarelli e Valdifiori sono già pronti per una big. E il presidente Corsi rivendica il made in Italy: «Per fare calcio ci vogliono passione e competenza e noi da anni portiamo avanti la politica dei giovani. Il calcio italiano, purtroppo, è diventato una palestra per giocatori stranieri. Se guardo Roma-Inter, ci sono pochissimi italiani in campo». L’Empoli ha valorizzato anche l’allenatore Maurizio Sarri, finito nel mirino del Milan. «Mi piacerebbe restasse con noi», spiega Corsi, «ma se dovesse arrivare una richiesta importante, non lo fermerei di certo. Ho rinnovato il contratto a Sarri dopo tre sconfitte, in altri posti forse lo avrebbero mandato via. Spero rimanga perché per Empoli è il massimo come allenatore». Chi fatica a trovare spazio è Verde, utilizzato pochissimo da Rudi Garcia. «Per un giovane, in Italia, è più difficile avere spazio nelle grandi squadre. Ma spero di rimanere alla Roma per dimostrare il mio valore».

Giammarco Giardini

©RIPRODUZIONE RISERVATA