Dumoulin lascia: sono triste Ackermann concede il bis

16 Maggio 2019

L’olandese paga la caduta di Frascati, il tedesco in volata è un portento

TERRACINA. Parte o non parte? Si è rotto? Proverà? La notte di Tom Dumoulin scorre fra i tormenti e un tourbillon di domande senza risposte. Solo ipotesi e speranze. La pioggia e il vento di ieri mattina spazzano via dubbi e incertezze. A mettere la parola fine a ogni quesito, tuttavia, è la bici. Come sempre. L'olandese ci sale sopra, prova a pedalare, dopo essersi presentato al foglio firma, si incolonna assieme agli altri della carovana rosa, poi mette il piede a terra a capo chino e si arrende.
La caduta di martedì, a sei chilometri dal traguardo di Frascati, lo ha ferito nel corpo, ma anche nell'anima. Il vincitore del Giro 2017 a Milano ha il ginocchio sinistro gonfio e una certa voglia di proseguire. Il cuore lo spinge verso il traguardo di Terracina, dove si conclude la quinta tappa vinta allo sprint - dopo 140 chilometri sotto la pioggia - dal tedesco Pascal Ackermann (al bis, dopo Fucecchio); la ragione, invece, lo spinge verso il Tour de France che verrà. «Prima della tappa ho provato a pedalare sui rulli, nella mia stanza d'albergo. Ho voluto stringere i denti, ma il ginocchio mi fa troppo male: non riesco a stare sui pedali, dunque non avrebbe senso insistere», le parole dell'olandese della Sunweb. «Posso muovere la gamba, ma purtroppo non posso forzare: non sono in grado di gareggiare a questi livelli come vorrei». Il Giro d'Italia perde un sicuro protagonista, ma anche un aspirante al podio (obiettivo minimo) di Verona. «Per me è terribile lasciare il Giro: sono triste», aggiunge Dumoulin. «Mi sono preparato per mesi a questo appuntamento e alla fine non è andata come volevo. Adesso mi prendo qualche giorno di riposo, riassorbirò la botta, poi decideremo il da darsi assieme alla squadra». Dumoulin aveva previsto di partecipare sia al Giro che al Tour: adesso potrà concentrarsi solo sulla corsa francese, senza però escludere una partecipazione in extremis alla Vuelta. Tutto dipenderà dalla sua condizione di forma. A questo punto a giocarsi il Giro, assieme all'attuale maglia rosa Roglic, restano Nibali, Simon Yates, Miguel Angel Lopez e probabilmente Mikel Landa o, chissà, anche Carapaz. Non Dumoulin. Per l'olandese la 'corsa più dura nel Paese più bello del mondo’, come recita lo slogan, proseguirà solo davanti alla tv.
Contento, ovviamente, Pascal Ackermann che ha bissato il successo di Fucecchio con una volata di potenza, rimontando Fernando Gaviria e battendolo: «Sono stato fortunato a poter seguire Gaviria. Il treno mi ha portato bene davanti, poi sono riuscito a seguire l’uomo giusto. È stata una cosa folle, c’era tanta pioggia. Io ho seguito il mio compagno e sono stato contento che abbia trovato il varco per passare. Poi Gaviria ha praticamente fatto la volata per me. Oggi (ieri, ndc) faceva freddo, è stata una giornata durissima. Sono stato forte, è vero, ma anche molto fortunato».
Deluso, invece, Elia Viviani. «La strada era allagata. Per il piazzamento era una guerra, ma quando sono partiti Ackermann e Gaviria andavano troppo forte. Ci ho provato. La decisione di neutralizzare i distacchi è stata ottima, bisogna capire fino a che punto dobbiamo rischiare. Giornate come oggi (ieri, ndr) non sono le mie preferite, ma la mia condizione è buona. Si è visto nei primi due giorni. Il declassamento dell’altro giorno? Letto alla regola, era giusta la squalifica, ma queste cose in volata succedono spesso. Io non l’ho fatto apposta. A detta di tutti gli avversari era regolare. Vincere al Giro ed essere declassati non è mai bello, ma dopo due giorni lo devo accettare. Cos’altro dovrei fare? Non so se arrivo a Verona», sostiene il velocista, «l’unica motivazione poteva essere la ciclamino, ma non potendola vincere non so se ci sarò».
Adolfo Fantaccini