E’ gran Pescara per un’ora ma sbaglia troppo e va ko

21 Febbraio 2016

Errori sotto porta e in difesa dopo una gara dominata. Negato il rigore del 2-2

di Rocco Coletti

Ha vinto la squadra più forte e cinica; ha perso quella più bella che, per almeno un’ora di gioco ha dominato la scena. Il Cagliari ha messo tutte e due le mani sulla promozione in serie A, ma il Pescara non è tornato ridimensionato dal Sant’Elia. Ha perso, dando spettacolo. Può e deve solo recriminare sui propri errori: nel primo tempo negli ultimi venti metri e nella ripresa nelle retrovie. Hanno fatto tutto i biancazzurri, autentici dominatori sul piano del gioco nel big-match della 27ª giornata della B.

La serie positiva (sette vittorie di fila e due pareggi) si è spezzata al termine di una delle migliori prestazioni della squadra di Oddo: tanto bella quanto sciupone. Per un’ora ha dettato legge sul campo della capolista. L’ha presa a pallonate, salvo poi regalarle le occasioni per ribaltare il risultato. Un vero peccato per il Pescara che, nel pomeriggio in cui poteva accorciare la classifica, vede ormai irragiungibile il Cagliari (più 13), mentre è diminuito il vantaggio sul quarto posto, oggi occupato dal Cesena a meno cinque dai biancazzurri. E oggi il Crotone gioca a Salerno (ore 12,30) con la possibilità di salire a più dieci sulla zona play off.

Il Pescara ha fatto il bello e il cattivo tempo nel pomeriggio ventilato di un Sant’Elia gremito da 16mila spettatori. E’ passato subito in vantaggio, dopo 90 secondi. Uno schema da calcio da fermo: Memushaj-Benali-Torreira con il giovane uruguaiano implacabile con l’esterno destro. Sulle ali dell’entusiasmo, ha messo sotto pressione il Cagliari, collezionando occasioni su occasioni da rete. Clamorosa la conclusione alta di Lapadula al 9’. Almeno nel primo tempo le assenze nelle retrovie non si sono fatte notare, perché la linea difensiva era molto alta. Il Pescara conquistava subito palla e attaccava. Al 16’ Benali davanti alla porta non ha agganciato la palla del raddoppio. Tanto per rendere l’idea, al 27’ del primo tempo i biancazzurri erano 7-0 nel computo dei calci d’angolo e i rossoblù non erano mai entrati nell’area di rigore avversaria. Al 45’ Storari decisivo in uscita su Lapadula. E in pieno recupero ecco la prima occasione per il Cagliari con un colpo di testa di Joao Pedro deviato in angolo da Aresti. All’intervallo il dominio del Delfino è netto e chiaro. Lo 0-1 è un risultato bugiardo che non rende l’idea della superiorità biancazzurra. La ripresa si apre con la traversa dell’ex Melchiorri che comunque è un episodio nel contesto di un quarto d’ora di gioco di marca biancazzurra. E se per un’ora il Pescara ha avuto il torto di non monetizzare abbastanza la mole di gioco prodotta, in sei minuti ha trovato il modo di regalare una vittoria che sarebbe stata meritata. Al 16’ ecco il primo errore difensivo che innesca l’azione del Cagliari finalizzata da Farias con la rete dell’1-1. Non è finita perché il Pescara ha trovato nuovamente il modo di farsi del male, al 22’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo con un colpo di testa di Giannetti (Aresti doveva uscire in maniera più decisa) che manda la palla a rimbalzare su Lapadula e, quindi, in rete. Biancazzurri sfortunati, certo, ma devono prendersela solo con se stessi. Sotto 2-1 non hanno mollato, continuando a macinare gioco.

Al 24’ traversa di Lapadula e poi al 28’ il rigore non concesso per un netto fallo di Salamon su Lapadula in area. Addirittura l’arbitro Abisso ordina punizione a favore del Cagliari, un clamoroso errore che va inquadrato in una direzione di gara che negli ultimi venti minuti ha fischiato quasi tutto a favore della capolista.

Vani i cambi, vani gli ultimi assalti. Il Cagliari si conferma una macchina da punti in casa: solo il Como ha strappato un pareggio al Sant’Elia in questa stagione.

Sarebbe stato stretto il pareggio al Pescara, figurarsi la sconfitta. Resta la grande prestazione, ma la sfida sull’isola ha confermato un trend che si protrae da tempo: a Cagliari come a Salerno ha gettato alle ortiche la vittoria e, soprattutto, i limiti della difesa finiscono per offuscare tutto quanto di buono riesce a fare la squadra.

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