Emozioni, famiglia e fede: il sognatore Baldini vuole conquistare anche Pescara

29 Agosto 2024

Dalla prima promozione con il Bagnone fino a quella (in B) di Palermo, passando per due dimissioni in quattro mesi e un libro in cui si racconta

PESCARA. Adesso che ha svoltato sul 4-3-3 Silvio Baldini ha tutto (o quasi) per fare breccia nel cuore dei tifosi del Pescara. «Per me è un onore allenare in questa città dove sono passati due maestri come Zeman e Galeone», ha detto facendo i conti con il passato dal quale ha tratto un insegnamento. «Ho fatto il corso di Coverciano con Gasperini. Mi ha raccontato di quando (1986-87, ndr) era capitano, con il Pescara retrocesso in C , poi ripescato in B. Non avevano nemmeno il campo e poi il volo verso la serie A». Il futuro sta in un sogno. «Riportare il Pescara in B e anche in Serie A, non sono ipocrita. La contestazione? Sono partito a Palermo contro il Picerno con 3.700 paganti. Le altre partite? Tutte sold out. Dipende solo da noi». Sì, perché Silvio Baldini (scelto dall’ormai ex direttore sportivo biancazzurro Daniele Delli Carri) è un sognatore e come ama spesso ripetere «questo è un posto dove c’è una magìa. Il Pescara ha già dimostrato in più occasioni che ci sono momenti in cui il brutto anatroccolo diventa un bel cigno». Per entrare nel cuore dei tifosi a Pescara non bisogna essere banali. Come può esserlo uno che si è dimesso due volte in quattro mesi? A fine luglio 2022 Silvio Baldini ha detto addio al Palermo degli sceicchi del City, dopo una promozione in B, e ha fatto poi lo stesso con il Perugia di Santopadre («Se vengo qui per fare il pensionato, che c***o vengo a fare?», aveva detto al primo incontro con i tifosi). E successivamente a Crotone.
Alle radici. A Empoli dal 1999 al 2003 ha portato la squadra dalla B alla salvezza in A. Quattro anni di matrimonio felice, poi il compianto Maurizio Zamparini lo sceglie per il Palermo con un ingaggio milionario. Uno all’anno per tre stagioni, peccato che a gennaio scatti subito l’esonero: «Era ricco a palate e si sentiva onnipotente», dirà, «metteva bocca sulla formazione. L’ho insultato e mi ha cacciato». D’altronde: «I soldi e le donne sono due tentazioni, dove ci sono queste due cose», è solito affermare, «si sbaglia sempre». Lo ha imparato da piccolo, quando suo padre faceva il cavatore di marmo e suo nonno materno aveva un’osteria: «Uno comunista, l’altro fascista», ripete spesso, «sono cresciuto con le discussioni da osteria, dove non prevale la verità, ma la prepotenza. E la prepotenza nel calcio come nella vita te la dà soprattutto il denaro». Si è saputo isolare dal calcio, restarne fuori per anni. «Non ci potevo più stare dentro il sistema», dirà, «me lo impedivano i miei valori, la necessità di emozioni. La società di oggi vuole solo vincenti e crea una generazione di falliti. Quando ho scelto i soldi ho tradito me stesso».
La macchia. Celebre fu il calcio nel sedere rifilato al collega Domenico Di Carlo in un Parma-Catania di serie A del 2007: «Lei ha mai dato una pedata nel sedere a qualcuno senza ragione? Non credo. Nemmeno io mi comporto così. Sono stato provocato», spiegherà nel tempo. «Mi aveva offeso con parole e gesti sprezzanti. A distanza di anni, quando m’incontra a Coverciano, finge di non vedermi». Quelle immagini fecero il giro del mondo e l’immagine di Silvio Baldini toccò i minimi storici.
La ripartenza. Nel 2011, dopo un’esperienza a Vicenza, si fa da parte. Lui, massese doc, ricompare nel 2017 in C alla guida della Carrarese. Gratis. Celebre uno sfogo in cui minaccia l’occupazione del consiglio comunale nel caso non fosse stata ripristinata l’agibilità dello stadio dei Marmi.
I figliocci. Maccarone e Tavano sono stati i suoi calciatori storici, ma il suo pupillo è Giovanni Foresta (accostato più volte al Pescara nel calciomercato), con lui a Carrara: «Sembra un bambino, ma è più duro del marmo. Arrivò da me con la pubalgia. Lo trovai che piangeva nel tunnel dello stadio. Volevano rimandarlo indietro. ‘Finché ci sono io, ci sei tu’. Uno, dieci, dodici Foresta in una squadra e vai in cima al mondo, batti anche la Juve». Fra i suoi amici anche Spalletti, Conte, Lippi. Di lui ha grande stima Lele Adani, suo giocatore a Brescia: «Mi ha conquistato il giorno in cui, all’alba, mi portò nel bosco dove lui andava a trovare se stesso», ha spesso ricordato l’ex difensore e ora commentatore, «si spogliò, rimase a torso nudo in pieno inverno. Ci abbracciammo. Non ho bisogno di coprirmi, quando trovo la mia essenza, mi disse. Quel giorno diventai uomo» .
Il privato. Crede nel karma Baldini, sua nonna gli diceva che la vita è la legge del contrappasso. Da ragazzo conosce Rosy, brasiliana, in una discoteca. Diventa la fidanzata, deve sposarla, ma tre giorni prima cambia idea. La donna ci resta malissimo, torna in Sud America. Baldini sposa poi Paola, l’attuale moglie, la loro prima figlia Valentina nasce con 20 giorni di ritardo: «Ha rischiato di morire nella pancia della madre. È una bimba disabile. Doveva campare 6 mesi, oggi ha più di 35 anni. Disabile al 100 per cento». «Valentina mi ha fatto capire cosa significhi amare incondizionatamente, così come mia moglie mi ha fatto capire cosa vuol dire costruire una famiglia». L’estate del 2022, dopo la promozione conquistata a Palermo: «Qui non è come a Milano. Se sei sposato e ti metti a guardare delle belle donne non va bene. Nella loro cultura la cosa più rispettata deve essere la famiglia. Se hai moglie e figli e vuoi andarti a s... una ragazzina, fanno bene a tagliarti i c...». Il calcio come una religione: «Ai ragazzi dico che l'allenamento è un modo per esprimere i propri sentimenti, così come per i monaci lo è la preghiera».
Il libro. “Il calcio vincente. O vinco o imparo” (Mentoring Resources. Pagine 194. Euro 19,70) il libro scritto a quattro mani con Nicola Colonnata, il mental coach che ha lavorato con Silvio Baldini a Carrara e a Palermo, e pubblicato nel 2022. “O vinco o imparo”, il sottotitolo è ispirato da una frase di Roberto Vecchioni – «Nella vita o si vince o si impara. Non si perde mai» – che è poi una citazione di Nelson Mandela.
Calcio&famiglia. La prima promozione con il Bagnone, in Prima categoria. Anni Novanta. Da allora Baldini ha sempre concepito la guida di una squadra come fosse la sua famiglia e «avere una famiglia significa cercare di capire i problemi, soprattutto di quelli di chi sta peggio e ciò ci ha dato una certa unità». Ha una fede profonda che ha trasmesso a tutti e tre i figli (oltre a Valentina ci sono Mattia, lavora nel suo staff, e Nicolò) che «la sera recitano le preghiere che gli ho insegnato da piccoli».
La sveglia presto. «Sono andato a letto presto alla sera. Anche perché spesso mi svegliavo alle 5 per andare a pascolare con il mio amico Mario che lavora nella tenuta di Tusa (tra Messina e Palermo) dell’altro caro amico Giovanni Cassata. Mario è una persona speciale, sa tutto delle pecore e di come si fa il formaggio, mi indica i posti dove posso cacciare le beccacce, mi racconta storie incredibili di cavalli...».
I segnali. Le vittorie più significative in carriera sono spesso arrivate con dei segni premonitori. Tipo quella volta al cimitero di Canevara (frazione di Massa) sulla tomba del tifoso Gargiolli al quale Baldini confidava: «Quest’anno gioco contro il Milan... e subito dopo sentii una voce che mi disse: “Tu a Milano vinci”. E il suo Empoli vinse 1-0 a San Siro, contro quel Milan stellare che in attacco schierava tre Palloni d’oro: Shevchenko, Kakà, Ronaldinho, più Pippo Inzaghi. Per Baldini i calciatori sono come i figli, quindi vanno trattati tutti alla stessa maniera. Ma è indubbio che come ogni buon padre è rimasto colpito da qualche figlio prediletto. Come Totò Di Natale che qualcuno voleva spedire in C ma per lui era un «talento puro». Un altro figlioccio è stato Marco Marchionni, suo vice alla Carrarese e che da giocatore lo stupì quando alla vigilia della partita contro il Napoli proclamò: «Mister stia tranquillo, stasera vinciamo noi... Ho guardato il cielo e ho visto una stella, era il mio babbo e mi ha detto: “Vai Marco, vai Marco che questa è la tua serata”!». Marchionni aveva perso il papà a 11 anni, quella sera l’Empoli vinse con una sua doppietta e in estate venne acquistato dal Parma di Tanzi per 32 miliardi di vecchie lire. A Brescia sul monte Baldo, Badini conquistò la fiducia e l’amicizia di Daniele Adani che ha firmato la prefazione del suo libro. E poi ci sono gli incroci e le storie umanissime della Carrarese che rimarranno «impresse per sempre nella mia vita». Michele Murolo, invece, era arrivato a Carrara dopo 18 mesi di squalifica per “omessa denuncia” di una partita combinata. Ma giurava sulla sua innocenza, e in tribunale rinunciò a farsi difendere dagli avvocati «presentandosi da solo con in mano la Bibbia. E questa cosa mi colpì molto», racconta Baldini, che quando è tornato ad allenare il Palermo, vent’anni dopo la prima chiamata del vulcanico patron Zamparini (scomparso nel febbraio 2022), ha trovato un ambiente spento.
Un po’ come a Pescara nel luglio scorso…
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