Enrico Calcaterra: «Torno a Pescara per nonno Gabriele»

Il nipote del compianto Pomilio e una scelta fatta col cuore: «Quando ero piccolo mi portava sempre alle Naiadi»
PESCARA. Il cognome, Calcaterra, è di quelli impegnativi nel mondo della pallanuoto. La storia della famiglia ancora di più. E il peso del passato è tutto sulle spalle di questo ragazzone di 20 anni che di nome fa Enrico e che nella prossima stagione giocherà nel Pescara in A2. Enrico Calcaterra ha detto sì al club del presidente Cristiana Marinelli e del vice Stefano Di Properzio pensando al nonno, Gabriele Pomilio, il dirigente che ha fatto grande la pallanuoto pescarese in passato. Lui, Enrico, era il cocco del nonno.
«Devo dire che ha pesato molto nella scelta», racconta il figlio di Roberto Calcaterra e di Franca Pomilio, «quando mi ha chiamato lo zio Amedeo per illustrarmi l’offerta e il progetto ho preso qualche giorno di tempo e poi ho detto sì, ripensando a tutte le volte che da piccolo andavo alle Naiadi con papà e nonno Gabriele. E l’idea di aiutare la società a riportare la pallanuoto ai vecchi fasti mi alletta. Spero di fare bene nel nome di mio nonno. Credo sia contento della scelta e dall’alto mi aiuterà in questa nuova esperienza». All’anagrafe risulta nato a Pescara, ma a 20 anni ha già fatto il giro d’Italia tra Brescia, Firenze, Civitavecchia e Roma. «Con alle spalle una famiglia del genere non potevo che fare il pallanuotista», sorride, «papà mi lascia fare.
Con lui parlo di pallanuoto solo quando gli chiedo io qualche consiglio. Chi mi è stato molto vicino è zio Amedeo (figlio di Gabriele nonché vice allenatore della Nazionale e supervisore tecnico del Pescara, ndr). Lui mi ha consigliato di cambiare ruolo. All’inizio ero un centroboa, come papà.
Poi, sono diventato un attaccante per sfruttare il buon tiro». Idee chiare su quella che sarà la stagione del Pescara. «La squadra mi sembra forte, faremo il massimo per portare quanta più gente possibile alle Naiadi e farla divertire. Spero che la squadra si qualifichi per i play off e che arrivi fino in fondo».
Dei compagni conosce il nuovo portiere «Volarevic, perché ha giocato con papà Roberto a Brescia, Carlo Di Fulvio, il fratello di Francesco che ho avuto modo di apprezzare a Brescia, Gianluca Di Nardo e tanti altri». A 20 anni si divide tra pallanuoto e studi; dopo la maturità Scientifica ha fatto un anno di Scienze motorie e ha intenzione di iscriversi al corso di fisioterapia all’università.
«Sono uno spirito libero», dice di sé, «a 6 anni ho cominciato a frequentare la piscina a Brescia con papà. Poi, dopo il debutto in serie A1, sono andato da solo a Firenze. Da lì a Civitavecchia, in A2, e grazie al doppio tesseramento ho giocato anche nella Lazio vincendo lo scudetto under 20. Ancora un anno a Civitavecchia e la scorsa estate sono passato alla Roma: ho segnato 28 gol e abbiamo conquistato la promozione in A1. Ho avuto un bel po’ di richieste, ma il discorso dello zio e il ricordo di nonno mi hanno convinto a tornare a Pescara».
Chi è più contento tra mamma e papà? «Entrambi, mamma lo è perché torno a casa e papà altrettanto in ricordo del suo periodo d’oro alle Naiadi». L’allenatore sarà Malara. «Ha allenato papà e lo zio Alessandro in Nazionale. E’ un tecnico di esperienza, mi sarà di grande aiuto nella crescita professionale». Appuntamento alle Naiadi il 10 settembre quando comincerà la preparazione.
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