Ettorre: il sogno continua perché la squadra è forte

18 Marzo 2021

Il presidente (di Giulianova) della federvela: «Ampi margini di crescita»

Francesco Ettorre, 51 anni, di Giulianova, presidente della federvela dal 2016, anche ieri mattina ha messo la sveglia presto per seguire in tv l’ultima regata della finale dell’America’s Cup.
Presidente, sveglia presto tutte le mattine per seguire Luna Rossa?
«Certo, ma credo di non essere stato l’unico. Ero in buona compagnia e lo spettacolo ha ripagato lo sforzo di noi appassionati di vela».
Ha vinto New Zealand, impressioni?
«L’America’s Cup è andata alla barca migliore, quella più performante. La nostra Luna Rossa ha compiuto un’impresa. Oggettivamente è stata una battaglia corpo a corpo fino al salto di vento dell’altro giorno che avrebbe portato Luna Rossa sul 5-4 anziché sul 6-3. Resta il grande lavoro svolto, sia a livello tecnologico che di squadra. In passato Luna Rossa non era arrivata così in alto, il livello raggiunto era diverso. Bisogna dare atto, però, a New Zealand che in finale è cresciuta tanto ed è stata più performante».
Per Luna Rossa è un punto di arrivo o ci sono margini di miglioramento?
«Punto di arrivo no. Chi, come il patron Bertelli, intraprende una campagna di America’s Cup, ha passione e amore per la vela e non si ferma finché non raggiunge il risultato».
Ovvero vincere l’America’s Cup.
«Sì, il progetto andrà avanti. Non può essere diversamente. D’altronde che senso avrebbe disperdere il patrimonio di conoscenze accumulate? E poi c’è la consapevolezza di aver costruito un team fortissimo che ha ancora margini di miglioramento».
Che cosa rappresenta l’America’s Cup per la vela?
«È l’evento sportivo più antico al mondo. E ho detto tutto. Si tratta di una vetrina, il massimo a cui un velista possa aspirare. Insieme alle Olimpiadi, ovviamente».
E a livello di immagine?
«Un traino di non poco conto. Basti pensare che dopo ogni America’s Cup lievita il numero degli iscritti alle scuole della vela. Ovunque nel mondo».
Quali sono gli scenari che si aprono per la prossima edizione?
«Difficile stabilirlo ora. Bisogna attendere un po’ per capire le mosse del Defender, ovvero New Zealand. È lui che stabilisce le regole per il futuro e sceglie la località dove si svolgeranno le regate nel 2025».
Arriverà in Italia?
«È il nostro sogno, come quello del patron Bertelli. Ma per portare la l’America’s Cup in Italia bisogna vincerla».
Motoscafi o imbarcazioni?
«Imbarcazioni. Vela a tutto tondo. E quella che è andata in scena è stata la nuova frontiera della nostra disciplina sportiva. L’espressione della tecnologia applicata alla vela. I foil rappresentano il nuovo modo di andare in barca. Chiamiamola Formula 1 della vela. Evoluta, perché dalla fluidodinamica si passa all’aerodinamica, ma sempre di vela si tratta».
Adesso le Olimpiadi di Tokyo.
«Speriamo di riportare a casa almeno una medaglia, manca da troppo tempo».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA