Ezio Luzzi: io, la serie B e il Pescara di Galeone

13 Ottobre 2018

«Oggi è un casino, con i diritti tv i presidenti hanno scoperto l’America»

PESCARA. La sagoma è cambiata, gli anni passano ma la voce è inconfondibile, quella che per decenni ha annunciato i risultati e commentato le partite di serie B per Tutto il calcio minuto per minuto. A 84 anni Ezio Luzzi, voce storica della Rai, è direttore dell’emittente radiofonica romana Elle Radio. Non ha smesso di seguire il calcio, passione e lavoro di una vita per chi è nato a Santa Fe, in Argentina, nel 1933 ed è poi arrivato in Italia. Prima protagonista in campo, nel Dopoguerra, come portiere della Ternana e poi davanti a un microfono. Appartiene alla generazione di Ameri e Ciotti, i pionieri della radio. Altri tempi, altra stoffa. Ha raccontato (anche) Mondiali e Olimpiadi. E naturalmente le partite di campionato. In particolare di serie B.
Ezio Luzzi, che cosa fa adesso?
«Dirigo un’emittente radiofonica, Elle Radio, a Roma sugli 88.100. Abbiamo avuto anche dei collegamenti con Pescara nell’ambito di una nostra iniziativa, il campionato della comunicazione. Abbiamo fatto trasmissioni radiofoniche con istituti scolastici di tutta Italia, tra cui due licei di Pescara».
Per quanti anni è stato alla Rai?
«Più di 50 anni, ho cominciato nel 1960 con le Oimpiadi».
Ricorda la prima radiocronaca?
«Era una partita di serie A, Genoa-Vicenza alla Rai. Eravamo dei pioneri, abbiamo inventato Tutto il calcio minuto per minuto dopo le Olimpiadi del 1960».
Come?
«Da un’idea di Guglielmo Moretti. Che, in Francia, aveva sentito una trasmissione simile in cui, però, s’intrecciavano più discipline sportive. Tornò in Italia e varò questo progetto che ha fatto la fortuna della Rai».
Il miglior amico alla Rai?
«Eravamo un trio formidabile: Ameri, Ciotti e Luzzi. Non so quante migliaia di partite abbiamo fatto insieme. Solo io ho fatto otto olimpiadi e otto mondiali. Diciamo che abbiamo trascorso tanto tempo insieme e si è cementato un legame indissolubile».
Come è cambiato il modo di raccontare il calcio alla Rai?
«È cambiato, certo, ma non so se in meglio o in peggio. Oggi mi sembrano degli urlatori più che dei radiocronisti. Si racconta di tutto tranne che la partita e il calcio. È un gran varietà rispetto a quello che era il nostro mondo. Oggi ascolti tante parole, tranne il racconto di quello che sta accadendo, ma chi sta dall’altra parte vuole solo sapere come si sta svolgendo l’avvenimento».
Sono così tanto potenti le radio romane?
«Romane è riduttivo, ormai le radio locali non esistono più, perché una volta in streaming puoi arrivare ovunque. Roma è diversa, questa città ha milioni di abitanti e si parla di calcio ovunque. E c’è una netta divisione tra trasmissioni sulla Roma e quella sulla Lazio. Anche nella mia emittente».
Perché per tanti anni ha raccontato solo la serie B alla radio?
«Solo un caso, la B faceva capo a Mario Gismondi che, però, diventò direttore del Corriere dello Sport e io ero l’ultimo arrivato nella schiera dei radiocronisti. Così presi il suo posto per la serie B. Doveva essere per pochi mesi, in realtà poi sono passati 30 anni. A quei tempi, quando iniziai, mettere una notizia di serie B era un’impresa. Ma un po’ alla volta mi sono imposto fino a riservarle uno spazio dignitoso».
Segue ancora la B?
«L’ho inventata io, prima la schifavano tutti. Sai che fatica per far emergere questo campionato quando la gente pensava che esistesse solo la serie A. Ho ricordi anche di Pescara, l’ho accompagnato più volte in A, una con Angelillo in panchina e le altre con Galeone (1987 e 1992). È un ambiente particolarmente bello. Ricordo con piacere il periodo di Galeone, quella squadra esprimeva un calcio champagne».
Più o meno bella la B rispetto al passato?
«È un campionato anomalo, non vede che casino c’è! Hanno distrutto tutto. Prima la serie B era una famiglia, tutti si conoscevano. Era un campionato composto da giocatori italiani, nella maggior parte dei casi del posto. Adesso è peggio della serie A, tutti stranieri. Una volta la serie B era il serbatoio naturale del calcio italiano. Si è perso il fascino del calcio, la B era gestita da presidenti gentiluomini che investivano soldi propri. Poi, hanno scoperto l’America con i diritti tv e tutto è cambiato».
Se pensa a Pescara che cosa le viene in mente?
«Il mare e i ristoranti dove si mangia particolarmente bene. E l’entusiasmo della gente».
La partita più bella che ha raccontato?
«I Mondiali in Spagna, quelli del 1982. Facevo il bordocampista. Sempre il solito trio: Ameri, Ciotti e Luzzi. Bei tempi».
Oggi chi le piace alla radio?
«Quelli cresciuti nella nostra scuola. Mi riferisco a Repici e Gentili, oltre a Cucchi che ha preso il mio posto quando sono andato in pensione. Io mi rifaccio alla vecchia radiocronaca, che era diversa. Oggi il primo che arriva prende il microfono. Ai mie tempi c’era una preparazione diversa. Avevi alle spalle Sergio Zavoli e Paolo Valenti e nulla era lasciato al caso».
Calcio ma non solo.
«Tra le altre cose, il pugilato. Per tanti anni ho seguito Benvenuti».
Anche le Olimpiadi di Atlanta.
«Fui il primo a dare la notizia dell’attentato al Parco Olimpico nel GR delle ore 7.30 del 27 luglio 1996, precedendo addirittura la Cnn. Stavo tornando a casa dopo una giornata di lavoro quando è scoppiato il casino. Sono rientrato subito in redazione dove sono rimasto chiuso per due giorni per dare aggiornamenti».
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