Ferrero: con il Var non è più calcio, va ridata centralità all’arbitro

31 Dicembre 2018

GENOVA. Var sì, Var no. Var polemica. Il 2018 si chiude con un'altra puntata del capitolo rovente della stagione, quella legata agli arbitraggi e all'uso - o non uso, secondo situazioni e punti di...

GENOVA. Var sì, Var no. Var polemica. Il 2018 si chiude con un'altra puntata del capitolo rovente della stagione, quella legata agli arbitraggi e all'uso - o non uso, secondo situazioni e punti di vista - della videoassistenza. «Questo non è più calcio, ma cinema», dice Massimo Ferrero quando il campionato è già andato in vacanza. Lo spunto è Juve-Samp, e le decisioni di Valeri contestate dai doriani. E se lo stesso Ferrero, torna a sollevare critiche con un mea culpa («l'abbiamo voluta noi, ma così non va», dice) vuol dire che dopo la luna di miele si è davvero rotto il rapporto fiduciario tra calcio italiano e Var. Nelle settimane scorse da Preziosi a Cairo si erano levate proteste per il mancato uso della tecnologia o per il suo uso a sensi alternati, e nella riunione arbitri-capitani-tecnici era venuta l'ammissione di Rizzoli: bisogna usarla di più. Sabato l'indicazione è stata applicata, ma l'uso frequente del video da parte degli arbitri ha acceso le polemiche, piuttosto che sopirle. Le riflessioni partono dal presidente Samp, Massimo Ferrero, che dopo Juve-Sampdoria (rigori concessi e gol annullato con la Var) invita a correggere l'uso perché dice: «Oggi c'è una partita in campo e una in tv. Va ridato ruolo agli arbitri». Con una ironia aggiunge: «Ora mi sembra di andare al cinema, anzichè a vedere una partita di calcio». E allora ecco la ricetta di Ferrero: «Bisogna adeguare il regolamento alle letture del Var, bisogna chiarire se un arbitro è da campo o è da Var. Non può esserci una partita in campo e una alla tv, con attori protagonisti e assistenti alla regia. Bisogna adeguare alla tecnologia gli stadi e il posizionamento delle telecamere, perché anche l'angolo di ripresa fa la differenza». La sua riflessione va oltre: «La Var non può essere la protagonista. Quando andiamo allo stadio sappiamo che c'è la possibilità di vedere due partite, una in campo e una televisiva: dobbiamo tornare a dare la fiducia principale agli arbitri».