Fiorillo: la panchina? Sì, mi va un po’ stretta

12 Ottobre 2016

Il portiere è di Genova ed è cresciuto nel club blucerchiato: sarà un sabato particolare

PESCARA. La sfida con i blucerchiati di sabato pomeriggio, sarà una gara speciale anche per Vincenzo Fiorillo. Il suo passato parla chiaro.

Fiorillo, nato a Genova il 13 gennaio 1990, è cresciuto calcisticamente nella Sampdoria, dove ha percorso tutta la trafila del settore giovanile, fino ad arrivare all'esordio in Serie A, nella stagione 2007/2008, in un Reggina-Sampdoria 1-0, subentrando nella ripresa a Castellazzi. In quello stesso anno, Fiorillo conquistò l'accoppiata scudetto e Coppa Italia con la squadra Primavera. Proprio la fase finale scudetto si giocò in Abruzzo, e la finalissima con l'Inter di Mario Balotelli ebbe lo Stadio Angelini di Chieti come scenario finale.

Fiorillo, per lei che partità sarà sabato?

« Sicuramente molto particolare, perché quella blucerchiata è una società a cui devo tanto. Sono stato alla Sampdoria dall'età di 10 anni e ho avuto modo di lavorare molto con la famiglia Garrone. È una società che porterò sempre nel cuore, perché è la mia città natale e dove sono cresciuto fin da quando giocavo nei Pulcini, perciò è bello essere tornati nello stesso campionato con il Pescara».

È nato a Genova e vissuto nel quartiere di Oregina. Che effetto farà trovarsi difronte i colori della Samo?

«È un quartiere dove in realtà ci sono molti genoani, quindi è molto contrastante con le mia fede calcistica. Penso sia una partita importante per noi, ma allo stesso tempo alla nostra portata. Forse abbiamo raccolto qualcosa in meno di quello che abbiamo seminato, ma siamo in linea con le squadre che lottano per la salvezza, anzi c'è anche qualche squadra che sta messa peggio di noi. Salvarsi vuol dire anche apprezzare il punticino e non farsi trasportare da facili entusiasmi e dalle pressioni esterne».

Nonostante il talento, sono state poche le presenze in sei stagioni di Sampdoria.

«Non ho fatto tantissie presenze è vero; ero molto giovane e potevo sfruttare meglio qualche occasione, ma non avevo ancora una testa che mi desse una grossa mano, devo essere sincero. Allo stesso tempo, però, devo ringraziare la Samp per la grande fiducia perché ho avuto la fortuna di stare con grandi portieri come Castellazzi, Romero e di fare il secondo in serie A già a 19 anni. Questi sono bagagli che poi mi sono rimasti e sono ancora più felice oggi di essere qui con il Pescara e di avere conquistato la massima serie in due anni. Ora faremo di tutto per tenercela stretta».

Sabato può essere una buona occasione per conquistare sul campo il primo successo?

«Lo aspettiamo anche noi, ma non con apprensione; sappiamo i punti che servono per arrivare alla salvezza. Abbiamo incontrato squadre molto forti all'inizio, perché tra le big Inter e Napoli metto anche il Torino: parlano i fatti negli ultimi dieci anni di serie A. Forse col Chievo sotto il profilo dell’atteggiamento potevamo fare meglio, ma per il resto ci siamo. La salvezza ci auguriamo tutti arrivi prima possibile, ma potrebbe arrivare anche all'ultima giornata».

Con Bizzarri titolarissimo e protagonista in questo primo scorcio di campionato, sente stretta la panchina?

«Sì, un po’ mi va stretta, ma sono contento di lavorare con Bizzarri, perché oltre a essere un ottimo portiere, è una grandissima persona».

Riccardo Di Persio

©RIPRODUZIONE RISERVATA