FOGGIA, LA NOTTE FONDA DEL CALCIO

11 Marzo 2019

I vigliacchi hanno buttato la maschera. Sì, li conosciamo anche se hanno tenuto in testa i loro cappucci mentre buttavano le molotov e i petardi per provare a ridurre in cenere la stagione del Foggia....

I vigliacchi hanno buttato la maschera. Sì, li conosciamo anche se hanno tenuto in testa i loro cappucci mentre buttavano le molotov e i petardi per provare a ridurre in cenere la stagione del Foggia. Perché questo hanno fatto, al di là dei danni materiali a macchine, case e aziende di coloro che hanno voluto colpire. Sono quelli che non hanno nulla in testa, se non gli alibi idioti che vogliono darsi per sfogare le frustrazioni e la rabbia per una partita persa e una brutta classifica. Sono quelli che vogliono spingerti verso il baratro anziché aiutarti. Sono quelli che credono di poter determinare una decisione, una stagione, un lavoro. E che, purtroppo, qualche volta ci riescono pure.
La notte fonda sta nei pensieri di questi ragazzi senza ragione, più che nel campionato della squadra rossonera che non è buono, è pieno di preoccupazioni ma che mai può giustificare tanta violenza. Tanta stupidità. È da oltre un anno ormai che il Foggia e i suoi tifosi, quelli sani, si sono infilati nel tunnel della sofferenza: dall’arresto di Fedele Sannella, il proprietario, con accuse di riciclaggio, passando per il complicato iter delle penalizzazioni (richiesta iniziale di 15 punti, sentenza di primo grado di 8, poi ridotti a 6 due mesi fa dal Collegio di garanzia). E con la prospettiva di averne altri 4 se entro il 16 marzo non dovessero essere pagati gli stipendi di gennaio e febbraio e se i giocatori non dovessero accettare di spalmarli, come gli ha chiesto la società proprio per evitare altre penalità. Nel mezzo il cambio di panchina tra Grassadonia e Padalino che non molto ha inciso nel destino della squadra: 12 punti in dodici partite e la decisione, allora, di fare marcia indietro, richiamando lo stesso Grassadonia.
Sabato i rossoneri hanno perso il derby di Lecce e ci poteva pure stare, considerando la forza dell’avversario, ma tanto è bastato per armare la mano di quelli che pensano che una bottiglia incendiaria possa valere di più di un gol di Kragl. O di Iemmello che, la scorsa estate, è voluto fortemente tornare a Foggia perché sentendosi molto amato, dopo i 53 gol (tra campionato e Coppa) segnati nel biennio 2014-2016, e che l’altra notte, invece, ha dovuto fare i conti anche con la paura e con la parte sbagliata della città. Quella che si è messa un cappuccio in testa. Anche se noi sappiamo chi sono.
* giornalista Sky Sport
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