Formicone: un oro in memoria dei genitori

Stasera il ritorno a casa dopo l’impresa in Argentina: gli amici mi hanno caricato e il problema maggiore è stato quello di... evitare la gastroenterite
NOTARESCO. Va in archivio il Mondiale argentino di San Miguel de Tucumàn e l’Italbocce oggi se ne torna a casa con in tasca il titolo più importante: quello conquistato da Gianluca Formicone, campione del mondo nell’individuale maschile, unico titolo che mancava nella carriera del 48enne campione di Notaresco. Il “computer”, come lo chiamano per la precisione nell’accosto, raggiunto al telefono prima della partenza ha raccontato a mente fredda le sue emozioni: «Ho provato una felicità quasi violenta, inseguivo questo titolo da circa vent’anni e ora faccio fatica a lasciar spazio alla consapevolezza. Forse, è proprio questo il bello di una vittoria tanto cercata e sudata». Riproporsi per un Mondiale non è mai cosa facile: «In questo è stata fondamentale la mia famiglia, che ho visto poco per inseguire questo sogno sportivo. E poi c’è stata la spinta determinante di mio fratello Salvatore: abbiamo perso i nostri genitori l’anno scorso a pochi mesi di distanza uno dall’altro, è stato difficile da accettare». Quel momento prima della premiazione, quando ha mostrato la maglietta con la loro immagine che teneva sotto la maglia azzurra ha commosso tutti: «Quello è stato il regalo più bello che potevano farmi i miei amici soci della Top 87 di Sant’Egidio, che mi hanno permesso di averli con me nel momento più bello della mia carriera», racconta il campione abruzzese che poi apre il suo sorriso parlando dei tifosi arrivati fino in Argentina per supportarlo: «I miei pazzi compagni di Sarnico, in provincia di Bergamo: Danilo Calisti, Adamo Maffi e Angelo Bettoni sono stati la mia marcia in più». C’è stato un momento brutto in questa cavalcata vincente: «Non in campo. Il vero problema è stato la gastroenterite, che ha colpito tanti partecipanti, costringendo al ricovero i casi più urgenti. Mi sono salvato grazie alla mia autodisciplina: quando gioco infatti, ragiono come un atleta e mangio solo poche cose, quelle più sicure. Per scoprire la cucina sudamericana ci sarà tempo». Il trofeo della manifestazione resterà alla federazione, ma la maglia di campione e la medaglia d’oro gli faranno compagnia da qui in avanti: «Trovare quella medaglia tanto sognata sul proprio comodino quando ti svegli la mattina è stato come vivere un sogno: giuro, l’ho accarezzata per almeno un quarto d’ora», scherza Formicone che adesso può pensare ai festeggiamenti: «So che la mia Notaresco mi aspetta per festeggiare, intanto sto ancora rispondendo ai messaggi e alle telefonate: ho il telefonino bollente». In chiusura, l’ultimo sogno: «Le Olimpiadi. Le bocce erano sul punto di entrare a quelle di Parigi 2024, ma poi chissà per quale motivo sono state sorpassate da altri sport. Ma io ci spero sempre, un giorno le bocce diventeranno sport olimpico e quel giorno io ci sarò: o da giocatore, o da tecnico».
Marco Rapone
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