Fosforo, gol e record la carica di Brugman: «Obiettivo play off»

22 Febbraio 2018

Il capitano del Pescara si gode il suo primato di reti segnate: «Sono felice, ma dobbiamo sbrigarci a tornare in alto»

PESCARA. È l’anima del Pescara. La fascia di capitano al braccio dopo tanta gavetta, è il giusto premio per Gaston Brugman, 25enne uruguaiano faro del centrocampo biancazzurro. Arrivato a Pescara nel luglio 2012, Gas - come lo chiamano i compagni di squadra- dopo tante panchine e due stagioni in prestito (Grosseto e Palermo) è diventato il pezzo pregiato del Delfino. Sta disputando la sua migliore stagione in riva all’Adriatico, con 6 gol realizzati in 26 gare disputate in campionato, senza dimenticare una rete segnata in coppa Italia. «A livello personale ho raggiunto il massimo in stagione», racconta Brugman, il giocatore più utilizzato da Zeman insieme a Stefano Pettinari. «Sono contentissimo per quanto riguarda l’aspetto personale, ma un po’ dispiaciuto per come sta andando la squadra». Il suo dispiacere è spiegato così: «Perchè facciamo difficoltà a segnare. È un momento duro». L’uruguaiano non si sottrae alle critiche, cercando di analizzare la sterilità in fase offensiva del Pescara. «È davvero strano, perché, se analizziamo le prime partite di campionato, c’era un Pescara che creava e segnava tanto. Adesso stiamo attraversando un periodo in cui non riusciamo a creare azioni pericolose e, se le creiamo, non riusciamo a fare gol. È un periodo negativo, ma dobbiamo pensare positivo. Prima o poi torneremo quelli di prima».
La sua permanenza in riva all’Adriatico, quest’anno, è stata in bilico fino all’ultimo giorno di calciomercato. A luglio l’interessamento del Cruz Azul, il club messicano che non è riuscito a convincerlo, poi i contatti infruttuosi tra il suo entourage e i belgi del Gent. A gennaio il sondaggio del Nizza, ma senza ulteriori sviluppi. Brugman non si è mosso e Zdenek Zeman gli ha affidato la fascia di capitano. Il boemo lo sta facendolo giocare mezzala, un ruolo che Gaston, per sua stessa ammissione, deve imparare ad interpretare al meglio. Brugman venne portato in Italia dall’Empoli quando aveva 15 anni. Non fu semplice lasciare l’Uruguay. Sulla fascia da capitano è raffigurata la bandiera della sua nazione con l’immagine del mate, una bevanda simile al thè molto diffusa in Sudamerica. Ora Gas, sogna di riportare in alto il Pescara provando a centrare i play off. «Senza spareggi sarebbe una stagione fallimentare? L’organico è stato creato per i play off e dobbiamo darci una mossa perché le partite sono sempre meno e adesso siamo fuori dagli spareggi». Magari iniziando ad esprimere il famoso calcio zemaniano, che, finora, si è visto a sprazzi. «Perchè il Pescara è poco zemaniano? È una domanda alla quale è difficile dare una risposta», osserva Brugman. «Il mister fa il suo lavoro, ci trasmette le sue idee e ogni tanto facciamo le giocate che ci dice, ma ogni tanto facciamo fatica ad esprimere il suo calcio». Brugman non si nasconde e cerca di caricare i biancazzurri: «Comunque, l’importante è vincere. Sono arrivati dei risultati positivi anche con un gol di scarto, ma, alla fine, contano sempre i punti».
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