Fuentes, le sacche di sangue andranno al Coni e alla Wada
MADRID. Non sono esclusi sviluppi clamorosi nel vecchio caso Puerto che nel 2006 ha coinvolto ciclisti di fama mondiale e sollevato sospetti di doping su altri sportivi, dopo la decisione del...
MADRID. Non sono esclusi sviluppi clamorosi nel vecchio caso Puerto che nel 2006 ha coinvolto ciclisti di fama mondiale e sollevato sospetti di doping su altri sportivi, dopo la decisione del Tribunale provinciale di Madrid che ha negato la distruzione delle 216 sacche di sangue sequestrate dieci anni fa nella clinica del dottor Fuentes. La decisione potrebbe riaprire in parte il caso. Le sacche saranno affidate a quattro organismi internazionali fra cui il Coni e la Wada, l'Agenzia mondiale antidoping, che potranno identificare così altri atleti che allora facevano ricorso ai cocktail dopanti di Fuentes. Si parla di 35 atleti, un terzo dei quali italiani. L'indagine condotta nel 2005-2006 aveva portato alla condanna di 5 ciclisti: lo spagnolo Valverde, gli italiani Basso e Scarponi, i tedeschi Ullrich e Jaksche. Le sacche sequestrate ma non analizzate allora sono state conservate finora dal laboratorio di Barcellona in attesa di una decisione definitiva della giustizia. In primo grado un giudice di Madrid ne aveva ordinato la distruzione in nome della tutela della privacy.

