Gioco e personalità: il Pescara cresce

20 Settembre 2015

Ai biancazzurri manca solo il gol: fanno la partita a Bari, rischiano qualcosa, ma destano un’ottima impressione

INVIATO A BARI. «Con questa fame e cattiveria...non ci fermerà nessuno!», firmato Gianluca Lapadula. Con poche parole “sparate” su Facebook il bomber del Pescara fa subito centro. Cattivo, coraggioso, avvolgente e travolgente. Il Pescara a Bari per un soffio non mette le mani sulla vittoria; sbanda, rischia di prendere gol in contropiede e alla fine strappa applausi. È un Delfino che piace, quello visto nel bollente San Nicola (21mila spettatori, caldo africano con 33°). Finisce 0-0, ma quello visto ieri è stato davvero uno spot bellissimo per la serie B. Pescara forse un po’ tropo lezioso e impreciso quando bisognava dare la stoccata finale. Tuttavia, analizzando i 90’, è stata davvero una grande partita. Solo un caso le reti inviolate. Galletti biancorossi completamente in balia dei biancazzurri nel primo tempo. La squadra di Oddo ha messo alle corde la corazzata dell’ex Maniero, ma ha anche rischiato in un paio di occasioni con le ripartenze dei baresi.

Massimo Oddo, alla vigilia, non voleva fare turnover ma alla fine un po’ ha dovuto cedere al richiamo dei cambi. Un paio di dubbi li aveva ed ecco che a sorpresa vengono buttati nella mischia Mandragora e Benali, rispettivamente al posto di Torreira e Valoti.

Dicevamo, il Pescara parte subito forte, conquista campo e cerca di disegnare delle interessanti azioni manovrate. Corto, aggressivo e mai timoroso. Il San Nicola è bollente, ma lo spirito dei biancazzurri è battagliero.

Il Bari riesce a rendersi pericoloso in un paio di occasioni nel primo tempo, ma deve ringraziare gli erroracci di Verre e Cocco, che perdono palla e consegnano due ripartenze, la prima a Valiani e la seconda a De Luca. Biancazzurri sempre pimpanti nella prima parte di gara. Linea difensiva solida, con Mandragora che gioca molto basso a protezione della retroguardia. Il Pescara di Oddo piace. Corto, aggressivo e molto organizzato. Decisive le parate di Fiorillo. Il Delfino le suona di santa ragione al Bari, gli manca solo il gol. Un peccato perché sarebbe stato il giusto premio alla supremazia nel gioco. Nella ripresa la squadra di Davide Nicola prova a scrollarsi di dosso la ruggine accumulata nel primo tempo. Ci prova soltanto perché alla fine è sempre il Pescara a cucire gioco. Mandragora prende coraggio e verticalizza, Lapadula ogni volta che conquista palla fa venire il mal di testa alla retroguardia pugliese. Zampano è un treno sulla sinistra, Fiamozzi spara fendenti a ripetizione dalla destra e, poi, quando entra Caprari, il Delfino è una miscela perfetta. Peccato, però, che non riesca ad esplodere. Il gioco lo fanno sempre i biancazzurri che nel finale sprecano con Lapadula il colpo del ko (44’). Il Pescara riporta un buon punto, non subisce gol, mostra grandi margini di miglioramento e soprattutto stavolta è balzata subito all’occhio la grande organizzazione tattica. Qui la firma in calce è di Massimo Oddo capace di inculcare una mentalità positiva, propositiva e mai timorosa.

Oltre che sull’aspetto mentale, l’allenatore ha lavorato tantissimo sulla squadra.

Reparti stretti e ottima capacità di palleggio. Nessun lancio lungo e pochi tocchi. Ieri non c’era una squadra qualunque davanti, ma un Bari costruito per vincere il campionato. In attesa di abbracciare il “vero” Cocco – ieri è andato benino solo nel secondo tempo – Oddo può essere felice. La squadra c’è e ha margini di crescita. Martedì sera all’Adriatico arriverà la Salernitana reduce dal ko interno con lo Spezia. Un test importante, ma con questa mentalità, come ha postato Lapadula, il Delfino ha tutte le carte in regola per prendere il largo. Basta volerlo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA