Gli orizzonti di Bettella: Pescara è un trampolino, sogno la A e la Nazionale

12 Dicembre 2019

Il difensore del Delfino: «Col Venezia troppo remissivi, ma non siamo inferiori alle altre. La squadra è forte, arriveremo in alto»

PESCARA. Umile, determinato, con la testa sulle spalle. E con tre sogni nel cassetto: la serie A con l’Inter, gli Europei con l’under 21 e l’esordio con la Nazionale maggiore. Il futuro è tutto di Davide Bettella, il 19enne difensore del Pescara di proprietà dell’Atalanta che l’anno scorso ha sborsato sette milioni di euro per prenderlo dall’Inter (può esercitare il diritto di recompra fissato a 16 milioni di euro) e poi l’ha girato per 18 mesi in riva all’Adriatico. Un viaggio lunghissimo, quello di Davide, iniziato a cinque anni nella scuola calcio del Padova. Poi quattro stagioni nelle giovanili, fino alla svolta: a 14 anni arriva la chiamata dell’Inter, la squadra del suo cuore. «Mio padre non voleva che mi trasferissi a Milano», racconta Davide, «perché diceva che era ancora presto. Mamma, invece, mi spingeva a cogliere al volo questa opportunità. Alla fine ha vinto lei». Uno scudetto Primavera e una Supercoppa vinti con l’Inter di Zaniolo, poi il passaggio all’Atalanta e l’arrivo a Pescara, «una città che mi è subito entrata nel cuore». Passato, presente e futuro: Bettella si racconta al Centro nel corso di una diretta Facebook disponibile su www.ilcentro.it. in vista della trasferta di sabato col Frosinone, allenato dal suo idolo Alessandro Nesta. Il difensore biancazzurro, però, è in dubbio perché ieri si è fermato per un risentimento al flessore.
Bettella, come sta il Pescara dopo il pareggio con il Venezia?
«È un pari che ci ha lasciato l’amaro in bocca perché andare sul 2-0 e poi essere rimontati è un duro colpo».
Dopo il 2-0, la squadra ha avuto un atteggiamento remissivo. Ha avuto anche lei la stessa sensazione dal campo?
«Sì, ce ne siamo accorti subito, ma, soprattutto, a fine partita quando era ormai tardi. Abbiamo sbagliato e questo è un aspetto sul quale dobbiamo migliorare. Non bisogna mollare, ma continuare a lavorare ogni giorno».
Non è un periodo esaltante per il Pescara, scivolato fuori dai play off. Perché?
«Dopo la sosta, sono mancati i risultati. Dobbiamo migliorare l’atteggiamento, soprattutto quando bisogna gestire il vantaggio. Dobbiamo essere più compatti. Penso che questo Pescara non abbia nulla di meno rispetto alle altre».
Si spieghi meglio.
«Siamo una squadra forte. Se seguiamo il mister e le sue idee di gioco, ci toglieremo delle soddisfazioni».
A livello personale, invece, per lei non sono mancate le soddisfazioni.
«Nelle prime partite non ero al 100% perché venivo da un infortunio al piede ed ero nervoso. Ora riesco a fare le cose bene e sono felice. Giocare più partite possibile mi serve per avere più sicurezza e per aumentare il mio bagaglio di esperienza».
Il Pescara segna tanto (26 gol), ma subisce troppe reti (23).
«È un difetto evidente. Dobbiamo essere più compatti e imparare a gestire i momenti della partita, cioè capire quando si deve andare a mille e quando bisogna difendere tutti insieme».
Sabato a Frosinone troverà il suo idolo Nesta. È una partita speciale per lei?
«È un’emozione bellissima. Giocare davanti ai suoi occhi sarebbe un sogno per me. A volte mi paragonano a lui, ma Nesta è Nesta. Devo farne di strada per arrivare ai suoi livelli».
Lei è cresciuto nell’Inter con Zaniolo. È vero che siete molto amici?
«Sì, io e Nicolò eravamo sempre insieme all’Inter. Abbiamo condiviso ogni momento. Sono orgoglioso di aver giocato con un giocatore forte come lui e fortunato di averlo come amico fuori dal campo».
Che cosa le ha lasciato l’esperienza all’Inter?
«È una società che cura un giovane nel migliore dei modi. Quando ho lasciato il Padova, avevo tante richieste, ma ho accettato l’Inter non solo per la mia fede calcistica ma anche e soprattutto per Giuseppe Giavardi, dirigente nerazzurro con il quale è scattata subito la scintilla. Un giorno sogno di tornare all’Inter».
A Zingonia che aria si respira?
«Di grande calcio. All’Atalanta ho avuto la fortuna di allenarmi in prima squadra con Gomez, Ilicic, Zapata, Toloi. Sono esperienze bellissime».
Lei nasce centrocampista centrale. Chi le ha cambiato ruolo?
«Mattia Boldrin, al Padova. L’intuizione è stata sua. A me, però, non dispiacerebbe giocare qualche partita da centrocampista perché mi piace impostare e far girare la palla».
Prima il Mondiale under 20, ora l’under 21. Quali sono i suoi obiettivi con la Nazionale?
«Il primo è raggiungere la qualificazione agli Europei del 2021 con l’under 21. Abbiamo una squadra forte e possiamo farcela. Poi, un giorno, sogno di fare l’esordio con la Nazionale maggiore. È un sogno che ho fin da bambino e voglio realizzarlo».
Tornando al Pescara, che squadra vedremo da qui alla fine del girone d’andata?
«Un Pescara cattivo che vuole vincere e imporre il proprio gioco su ogni campo. Dobbiamo trovare il nostro equilibrio, sapendo che questo è un campionato difficile. Fare risultato in campi come Livorno e Trapani non è facile».
Chi è il giocatore che l’ha messa più in difficoltà?
«Iemmello del Perugia, ma anche Messias del Crotone».
Come si trova a Pescara?
«È la piazza migliore per un giovane. Mi sono innamorato della città. Anche i miei genitori quando vengono non vogliono più andarsene».
Ha preso la patente?
«Sì, quella sì. Il diploma, invece, ancora no. Dovevo fare gli esami di maturità la scorsa estate, ma sono dovuto partire per il Mondiale under 20. Spero di diplomarmi quest’anno».
Si sente pronto per la A?
«È presto per dirlo. So che devo ancora migliorare. Ho la testa sulle spalle, una famiglia che mi sostiene e compagni che mi insegnano tanto. Un giorno spero di arrivare in A».
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