«Gli uomini gol? Ripartiamo dai vivai»

11 Giugno 2016

Dino Baggio parla della “povertà” del nostro calcio: «Ma l’Europeo fa storia a sè»

Bandiera, cappellino d’ordinanza, trombetta e tanta pazienza: chi tifa Italia dovrà armarsi anche di questa – visto il momento contraddistinto da una Nazionale priva di veri uomini gol –, anche se la speranza di vedere una scalata azzurra è l’ultima a morire. Parola di Dino Baggio, uno dei protagonisti del Mondiale americano del ’94, con l’omonimo – e divino – Roberto. Nei giorni scorsi è tornato calciatore per beneficienza a Nova Gorica, in Slovenia, per una una partita promossa dall’ex milanista (ora al Chievo) Valter Birsa. «Il nostro calcio? Non lo seguo molto: ci sono troppi stranieri si scarso valore. Col risultato che non si può più definire campionato italiano il nostro. Oggi il calcio più bello si vede in Inghilterra e in Spagna, basta dare un’occhiata ai nomi delle squadre che hanno giocato le ultime finali europee».

È solo una questione di scelte sbagliate questo crollo nella qualità e nel famoso ranking Uefa?

«Ci sono pochi soldi oggi in Italia, i calciatori più forti vanno a giocare all’estero. Abbiamo attaccanti di poco spessore? Logico, sui settori giovanili non si punta più. Ai miei tempi erano importantissimi i vivai, ogni anno sette-otto calciatori arrivavano in prima squadra e portavano utili. Chi sono i giovani su cui puntare adesso? Non ne vedo tanti. Noi in Nazionale noi eravamo tutti forti, oggi veste la maglia azzurra anche chi fa panchina».

C’è poi la fuga degli allenatori: dopo l’apripista Ancelotti, che il prossimo anno sarà al Bayern, Ranieri, Guidolin, Conte e Mazzarri guideranno una squadra inglese...

«Fanno benissimo. E altrettanto bene fanno i giocatori che sono andati via. Secondo me non devono rientrare. All’estero, in Inghilterra soprattutto, c'è maggiore programmazione».

Ma tornerà mai il calcio italiano ad essere protagonista come un tempo?

«Sì, certo. Ma serve pazienza. In Spagna per avere tante squadre ad alto livello ci hanno messo 20 anni, da noi se non saranno tanti, ma ne serviranno 13. Secondo me ogni sei anni inizia e si chiude un ciclo. Ne serviranno due dando importanza come una volta ai nostri giovani. Ce ne sono, bisogna dare loro spazio nelle serie maggiori».

D’accordo Baggio, ma adesso che sta per iniziare l’Europeo quest’iniezione di pessimismo non ci voleva.

«Realismo, non pessimismo. Ma il risultato di un torneo come quello degli Europei fa storia a sè: sarà dura, ma non è una missione impossibile. L’Italia quando è in difficoltà storicamente fa bene e se passa il girone di qualificazione può andare avanti. Noi italiani nelle difficoltà reagiamo alla grande».

Come in quella torrida estate americana di 22 anni fa, con Dino e Roberto, i Baggio nelle telecronache di Bruno Pizzul. «Adesso che faccio? Semplicemente il papà. Ed è bellissimo».

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