Gol, simulazioni e sceneggiate Neymar non cresce mai

3 Luglio 2018

Certe volte viene da chiedersi se sia più bravo come calciatore o come attore. Tanto adorabile quanto odioso. La classe e il talento palla al piede sono indiscutibili, ma poi fa venire i nervi quando...

Certe volte viene da chiedersi se sia più bravo come calciatore o come attore. Tanto adorabile quanto odioso. La classe e il talento palla al piede sono indiscutibili, ma poi fa venire i nervi quando si butta a terra e simula falli inesistenti. Il Mondiale di Neymar viaggia su due binari: apprezzato in patria e detestato dagli avversari. L’attesa del Brasile è stata ripagata con il gol e l’assist per il 2-0 che hanno consentito di guadagnare la qualificazione agli ottavi a spese del Messico, ma ieri, nella stessa partita, il 26enne brasiliano in forza al Paris Saint Germain è stato protagonista di una sceneggiata incredibile, simulando un pestone che non c’è mai stato e incitato a restare a terra dal ct Tite. Un atteggiamento sleale e censurabile. La fama del “cascatore” è nota - gliel’ha ribadita anche quella vecchia volpe di Fabio Capello in diretta tv - ma ieri, a Samara, si è superato. Quello che è un beniamino per i giovani non può permettersi simulazioni del genere. Bravo l’arbitro Rocchi a non abboccare, ma sta di fatto che certi comportamenti vanno a offuscare quello che è il rendimento in mezzo al campo. Che sta lievitando così come negli auspici dei brasiliani. Che l’hanno curato e atteso dopo l’infortunio che gli ha fatto chiudere la stagione anzitempo nel Paris Saint Germain. Una fiducia che Neymar sta ripagando nella fase cruciale del Mondiale. Che può essere il suo Mondiale dopo che sono usciti di scena Messi e Cristiano Ronaldo. Il Brasile ha tutto per arrivare fino in fondo e vendicare il Mineirazo di quattro anni fa, anche quel valore aggiunto rappresentato proprio dall’attaccante che la scorsa estate il Paris Saint Germain ha pagato a peso d’oro, prelevandolo dal Barcellona per 220 milioni di euro. E’ imprevedibile, ha fiuto del gol. E’ dotato di classe e rapidità. E’ facile bersaglio dei difensori ai quali spesso scappa palla al piede. Ma per diventare un campione deve sopportare anche i calcioni. A maggior ragione evitare certe sceneggiate. A 26 anni si diventa uomini, l’età dei capricci è superata da tempo. Segna e fa assist; delizia il pubblico, perché dà oggettivamente del tu al pallone come nessuno, ma per entrare nella storia deve compiere il salto di qualità, mettendo da parte le recite fuori copione e i piagnistei.
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