Gravillon sbaglia, Zeman appeso a un filo

4 Marzo 2018

Gli errori del francese spalancano la strada al Cittadella (non vinceva in casa da novembre), ma la squadra continua a deludere e l’attacco è spuntato

Chiacchiere e illusioni. Tante. Risultati deludenti. Il Pescara continua a pensare ai play off e nel frattempo perde quota in classifica. Dà carica a un Cittadella che non vinceva in casa dal 25 novembre scorso (2-1 alla Salernitana) e che si fa beffe dei biancazzurri grazie agli errori del giovane Gravillon. Il francese prima commette il fallo da rigore che sblocca il risultato e poi consegna a Kouamè l’assist per il 2-0 al 19’ della ripresa. Encefalogramma piatto, a tal punto che il patron Daniele Sebastiani sta pensando di cambiare allenatore, mettendo alla porta Zdenek Zeman per cercare di invertire la rotta. Probabilmente, anche lui è stufo di aspettare un Pescara (diverso) che non arriva mai.
Il Pescara gioca senz’anima. Non c’è intensità nelle giocate. Non c’è ritmo. Manca qualità. Insomma, è la solita squadra che nel girone di ritorno si sta sgonfiando sempre più. Anche a livello caratteriale non c’è reazione agli episodi che indirizzano la partita del Tombolato. Giochicchia fino al limite dell’area avversaria, ma non punge.
La rassegnazione di Zeman in panchina è emblematica. Non solo non si vede la mano del boemo, ma il Pescara sembra in balia di se stesso. Non c’è un’idea di gioco. Gli unici lampi sono affidati all’estro di Gaston Brugman, l’unico con qualità tecniche apprezzabili. La sensazione è che sia un insieme di giocatori, non un gruppo. Anziché migliorare questo Pescara compie passi indietro. E ora non c’è nemmeno la scusa di avere all’interno dello spogliatoio gli “svogliati” ceduti in serie A. Zero alibi. Il gol resta una chimera. Altri 90’ a digiuno e così sono 586’ senza lo straccio di una rete su azione. Non si capisce bene quali dovrebbero essere gli appigli sui quali costruire la speranza di qualificarsi per i play off. Il tridente d’attacco spesso si schiaccia sui difensori, i movimenti che hanno fatto grande Zemanlandia sono un’utopia. Se poi ci si vuole aggrappare agli alibi non c’è problema, ma restano i fatti: l’unico tiro in porta nel primo tempo è di Brugman (39’), respinto da Alfonso; una conclusione dalla distanza, non certo la finalizzazione di un’azione manovrata.
E dire che la partenza non era stata malvagia: il colpo di testa di Bunino (all’8’) a lato e il contatto sospetto in area Cittadella tra Valzania e Settembrini su cui l’arbitro Giua sorvola. Poi, però, il francesino chiamato a sostituire Perrotta al centro della difesa è un po’ troppo irruento su Vido e il direttore di gara indica il dischetto per la gioia del 35enne Iori che dagli undici metri non fallisce. La reazione non va oltre la conclusione di Brugman. E’ un Pescara insipido con la testa tra le nuvole. Non c’è intensità nella manovra, gli errori tecnici si sprecano. Basta un Cittadella ordinato per ipotecare la terza vittoria nelle ultime quattro partite e conquistare il momentaneo terzo posto in classifica. Sì, perché nella ripresa le velleità di rimonta del Pescara si spengono dopo l’incredibile errore di Gravillon (al 19’) che di testa serve il pallone del 2-0 all’ivoriano Kouamè al nono gol in campionato. Poi, certo, ci sono il palo di Falco (26’) e la respinta di Alfonso (32’) su Mancuso subentrato nell’intervallo all’impalpabile Capone. Ci sono altre occasioni in cui il Pescara va vicino alla rete della bandiera. Ma la sostanza non cambia: decima sconfitta in 28 gare di campionato. Il gol è una pia illusione. Il tempo delle parole al vento è finito.
Bisogna prendere atto dell’amara realtà. Il fallimento sportivo - evocato dal presidente Sebastiani in caso di mancata qualificazione ai play out - è alle porte. E la zona play out è a cinque lunghezze. Già, perché a forza di guardare l’ottavo posto (a tre lunghezze) è meglio non perdere di vista il quint’ultimo per evitare sorprese ancora più amare. Ora tocca alla società fare sintesi e la riflessione è in corso. Epifani, tecnico della Primavera, e Roberto Stellone i profili in pole position nel caso Sebastiani decidesse di dare un sterzata alla stagione.
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