Gravina in pole position per la presidenza Figc

Il numero 1 della Lega Pro sarà il candidato dei “ribelli” alle elezioni
PESCARA. Gli schieramenti in campo sono noti e le grandi manovre stanno entrando nel vivo. Da qui al 22 ottobre, quando a Fiumicino è in programma l’elezione del nuovo presidente federale, non mancheranno i colpi di scena che di solito vanno di pari passo con i colpi bassi.
Le alleanze sono chiare: da una parte i “ribelli”, quelli che hanno raccolto le firme dei delegati assembleari per chiedere una nuova assemblea, e dall’altra le big. Volendo impersonificare gli schieramenti: Cosimo Sibilia, presidente della Lega nazionale dilettanti, Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro, Damiano Tommasi, presidente dell’Aic, e Marcello Nicchi, capo degli arbitri, ai quali si dovrebbe aggiungere anche Renzo Ulivieri, presidente dell’associazione allenatori. I cosiddetti ribelli.
Dall’altra la serie A e la serie B supportate dalla benedizione di Giovanni Malagò che in questi mesi ha fatto asse con Claudio Lotito. Semplificando, da una parte la base del calcio e dall’altra quella che ha dalla sua il potere dei soldi. Sul piano dei numeri i “ribelli” contano il 73% dei delegati assembleari, quelli che hanno firmato la richiesta di una nuova assemblea.
È lo stesso gruppo che non ha trovato un accordo a fine gennaio dando il la al commissariamento del Coni che ha nominato il suo segretario Roberto Fabbricini per reggere le sorti della Figc. Sembrava un soluzione per pacificare gli animi e dare il via alle riforme. Invece, ha peggiorato la situazione. La gestione commissariale con i suoi errori li ha riuniti sotto un’unica bandiera.
Sul piano dei numeri la partita sembra avere un esito scontato. Ma così non è. I “ribelli” devono scegliere il candidato presidente visto che la proposta Giancarlo Abete è stata neutralizzata con la legge che impedisce di andare oltre tre mandati. I tre moschettieri hanno ribadito che il candidato presidente uscirà fuori dal 73%. Difficile che sia Damiano Tommasi – papabile per il Club Italia eventualmente – che non potrà più sedere in consiglio federale per il limite dei tre mandati e che non coagulerebbe sulla sua persona altre adesioni da serie A e B. Difficile che sia anche Cosimo Sibilia che da un lato deve svolgere il mandato da deputato in Parlamento con Forza Italia e dall’altra intende reggere le redini della Lnd, la componente più pesante in termini di voti. Potrebbe diventare vice presidente vicario cercando di perseguire gli interessi dei dilettanti. Ecco quindi che la rampa di lancio potrebbe essere riservata a Gabriele Gravina, capo della Lega Pro che potrebbe attirare consensi anche dalle altre componenti.
Ebbene sì, nei prossimi giorni “quelli del 73%” potrebbero convergere sul nome dell’ex presidente del Castel di Sangro dei miracoli.
Un paio d’anni di mandato perché poi si rivoterà per il prossimo quadriennio olimpico. Due settimane prima del 22 ottobre andranno presentate le candidature con relativi programmi. Nel frattempo ognuno annuserà l’altro. “Quelli del 73%” si sono compattati ancor di più dopo un’estate calda fatta di ricorsi e pasticci in cui il commissario Fabbricini ha commesso errori fino a ritardare la partenza di diversi campionati.
E la giustizia sportiva non ha brillato per efficienza. Ovviamente, si scrive Fabbricini e si legge Malagò, il mentore della gestione commissariale. “Quelli del 73%” hanno stretto un patto di ferro quando si sono resi conto dell’esistenza dell’asse Malagò-Lotito. Che si è materializzata con la scelta del format della serie B a 19 squadre attraverso una chiara forzatura delle normative.
E con tutto quello che ne è conseguito. Fino alla scelta del collegio di garanzia del Coni di decidere di non decidere. Il sospetto, dei “ribelli”, è che il presidente del Coni stia preparando la discesa in campo, nella Figc, per il 2020 quando scadrà il suo mandato al Coni che non sarà più rinnovabile. Ecco perché non si fidano più di lui. Le big stanno provando a rompere il fronte. È così che si spiega il nome fatto circolare di Andrea Abodi, ex presidente della Lega B e ora all’istituto di credito sportivo. Che raccoglie qualche simpatia tra i calciatori. Non più di tante tra Lega Pro e Lnd. Ed ecco allora il carico pesante Beppe Marotta che in teoria rinuncerebbe ai milioni che guadagna alla Juve per i miseri 36mila euro lordi all’anno che è lo stipendio del presidente della Figc. Roba davvero da ridere da qui al 22 ottobre. A crepapelle. Anche se le strade che portano in Figc sono infinite. Se Gravina – o chi per lui – stringerà un patto con una parte di serie A e B la strada sarà in discesa con buona pace di Lotito che vede l’imprenditore originario di Castellaneta ormai abruzzese di adozione come il fumo negli occhi. E viceversa. E se Gravina andrà in via Allegri chi prenderà il suo posto in Lega Pro? C’è già il segretario Ghirelli che si frega le mani sperando di cambiare poltrona, ma occhio a un clamoroso ritorno, quello di Giancarlo Abete che dalla terza serie nazionale ha spiccato il volo negli anni Ottanta-Novanta. Da qui al 22 ottobre, però, tutto potrà accadere. Chi prende adesso in mano le redini della Figc poi avrà la strada spianata per il prossimo quadriennio olimpico e nel frattempo il calcio italiano dovrà cercare di uscire dal pantano in cui si è ficcato.
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