Gravina: io aggrego, Sibilia e Lotito dividono

18 Gennaio 2018

Intese e programmi: il capo delle Lega Pro verso le elezioni del 29

PESCARA. La storia si ripete a distanza di qualche anno. C’è sempre Claudio Lotito tra Gabriele Gravina e la corsa alle elezioni nel pianeta calcio. Nel dicembre del 2015 Gravina è diventato presidente della Lega Pro, battendo (anche) Lello Pagnozzi, il candidato sostenuto da Claudio Lotito che all’epoca aveva la “sua” Salernitana in terza serie; il 29 gennaio, giorno delle elezioni federali, il duello a distanza rischia di riproporsi. Sì, perché ci sono tre candidati, tra cui lo stesso Gravina che conta di fare un’alleanza con Damiano Tommasi (Aic), mentre il terzo incomodo, Cosimo Sibilia, senatore di Forza Italia, potrebbe avvalersi del sostegno di Lotito. Che, dal canto suo, non è riuscito a raccogliere le firme per formalizzare la sua candidatura e ora è a capo di un gruppo di società di serie A e B, i cui voti potrebbero essere convogliati sul presidente della Lnd. Ecco, quindi, che da una parte si potrebbe creare uno schieramento formato da Gravina (Lega Pro), Tommasi (Aic) e Ulivieri (Aiac) e dall’altro uno composto da Sibilia e Lotito. Ovviamente, da qui al 29 gennaio sarà battaglia per accaparrarsi i voti dei singoli delegati assembleari. Gabriele Gravina, ex presidente del Castel di Sangro, quindi, è impegnato in una campagna elettorale apertissima che potrebbe decidersi anche per un pugno di voti.
Gravina, come finirà la corsa alla presidenza della Figc?
«I tre candidati, di fatto, rappresentano due aree di riferimento, a mio avviso. Da una parte l’area di Sibilia a quanto pare sostenuta da Lotito; e dall’altra la mia con Damiano Tommasi e Renzo Ulivieri, i cosiddetti riformisti. Credo che da un’analisi serena emerga evidente qual è il problema del calcio italiano generato da una mancata determinazione della governance nella serie A. La Lega professionistica maggiore è un traino per il sistema calcio, ma essendo senza governo riverbera i suoi problemi sulla Figc. Le cause sono legate sempre a un nome e cognome ben preciso (Claudio Lotito, presidente della Lazio, ndr) che generano conflittualità e spaccature. In Lega Pro ci sono voluti due anni per fare capire a tutti che esiste un modo per aggregare anziché dividere; la serie B sta ripianando la situazione conflittuale; la A, invece, continua a vivere questa spaccatura. Il calcio per superare questa impasse ha bisogno di fare sistema e per riuscirci ha bisogno di andare oltre le divisioni generate da chi ha una storia ben precisa. Che non unisce, ma divide».
Lei, invece, conta di portare sulle sue posizioni Tommasi (con Ulivieri) e altri ancora.
«Dal momento che ci sono dei principi comuni, perché non provarci? Si dovrà lavorare per capire i termini di una possibilità di governo. Non è un problema vincere o perdere le elezioni, ma governare dopo. Non c’è più tempo da perdere per il bene del calcio».
Si rischia di avere un vincitore per un pugno di voti e il sistema dilaniato dalle conflittualità.
«Io mi auguro che si arrivi al 29 gennaio con numeri più corposi, non con una maggioranza risicata. Però..».
Però che cosa?
«Noto delle incongruenze. Ovvero, prima si parlava della necessità di un largo consenso e poi ognuno va per sè. Si è sempre sostenuto che i programmi vengono prima delle persone e l’unico che ha un programma articolato e di spessore è il sottoscritto. Gli altri lo hanno scritto all’ultimo momento per accompagnare la candidatura. Infine, vedo che quei club di serie A che ritengono sballati i pesi politici ponderati nelle votazioni federali ora vogliono allearsi con chi, Cosimo Sibilia, dice che la Lnd non intende muoversi dal suo 34%. Ci sono delle incongruenze forti».
Sarà una lotta alla conquista del singolo delegato assembleare.
«Non credo nelle truppe cammellate, al di là dei pesi politici. E comunque bisogna cambiare il sistema elettorale, non si può andare per blocchi. Noto un attivismo sfrenato da parte di chi pensa di poter saccheggiare voti da una parte e dall’altra. Rientra nel gioco delle parti, per carità, ma non è un bell’esempio».
Quali sono le prime cose che farebbe Gravina presidente della Figc?
«La parola chiave è riformare. La predisposizione delle riforme dello statuto, della giustizia sportiva e dei campionati è indifferibile. C’è un programma depositato che intendo rispettare».
E c’è la Nazionale, di cui si potrebbe occupare Tommasi?
«Ci deve essere un Club Italia da gestire come una squadra di club. E per riuscirci occorre un decentramento della gestione sia amministrativa che tecnica».
Potrebbe occuparsene Tommasi?
«E’ uno degli uomini giusti per portare avanti questo lavoro».
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