I giocatori spingono la Nba: «Ricominciamo»
ROMA. Anche la Nba vuole tornare in campo. Il dado è tratto, ora tocca al commissioner Adam Silver annunciare la data della ripartenza, e ha promesso di farlo entro massimo un mese. Sarebbe però sua...
ROMA. Anche la Nba vuole tornare in campo. Il dado è tratto, ora tocca al commissioner Adam Silver annunciare la data della ripartenza, e ha promesso di farlo entro massimo un mese. Sarebbe però sua intenzione farlo entro un paio di settimane, se ci saranno le condizioni di sicurezza necessarie e il relativo protocollo. Troppo importante far ripartire questo campionato dal giro d'affari impressionante. Se ci si fermasse il danno sarebbe notevolissimo, basti pensare che con lo stop per la pandemia sono già stati persi 400 miliomi di dollari, e quindi le franchigie dell'iper-basket, che sono ferme dall'11 marzo, hanno l'interesse affinchè il torneo riprenda. E poi qui c'è anche la ferma volontà dei giocatori di tornare in campo. Non a caso, Silver ha ascoltato in videoconferenza il parere di varie stelle: da Chris Paul, presidente del sindacato giocatori, a LeBron James, Kevin Durant, Giannis Antetokounmpo, Kawhi Leonard, Stephen Curry, Russell Westbrook, tutti si sono detti pronti. Verrà così smentito il pessimismo di Danilo Gallinari, il quale aveva detto che «sarà difficile che la Nba torni a giocare». Invece sembra proprio che non andrà così, e il passo successivo sarà quello di un protocollo di sicurezza dai rischi di contagio, con tamponi e controlli a tappeto e frequenti su giocatori e personale di staff. Si diceva del nodo economico, perché si farà sentire anche il fatto che i match verranno disputati a porte chiuse: oltre il 40% dei ricavi dei club passa infatti per le presenze nelle arene, che ora rimarranno forzatamente chiuse. Rimane da sciogliere il nodo, come ha ricordato Silver, delle sedi delle partite, che potrebbero svolgersi tutte in due sole località (Las Vegas è in pole position per la vasta disponibilità alberghiera), in modo che i giocatori non debbano viaggiare per gli States con i rischi che ciò comporta.

