I gol e la musica: Mancuso corre al ritmo di Ligabue

13 Luglio 2017

«Suono la chitarra e lavoro sodo nella speranza che Zeman cambi la carriera anche al sottoscritto»

INVIATO A RIVISONDOLI. Niente paura. Come canta il suo idolo Luciano Ligabue, anche Leonardo Mancuso ha vissuto la sua “vita da mediano”, non nel ruolo, ma nella sostanza. La gavetta dalla D alla Lega Pro, campionato di cui nella passata stagione è stato il capocannoniere, prima del grande salto tra le braccia di Zeman. Il 25enne attaccante milanese è pronto ad esplodere sotto la guida del boemo.
Gol e musica, per Mancuso viaggiano insieme?
«Suono da tre anni. La passione per la chitarra mi è stata trasmessa da mio padre e mio zio, che mi hanno insegnato i primi accordi, poi sono andato avanti da solo».
Il suo artista preferito e la canzone?
«Il mio idolo è Ligabue, ma non ho canzoni preferite. Ho assistito anche a un suo concerto, qualche tempo fa».
Calcio e musica come Lapadula: lui suonava il piano e lei la chitarra. Magari diventa capocannoniere della B come lui?
«Oltre alla musica, speriamo che sia altro ad accomunarci. Se sono il suo erede? Non ci penso perché le caratteristiche sono diverse. Sono concentrato su quello che devo fare e non penso a chi è stato qui prima di me».
Attaccante esterno, capocannoniere con la Sambenedettese nella scorsa stagione, è pronto per la consacrazione?
«Solo il campo dirà quello che sono, nonostante arrivi da una grande annata con la Samb in cui ho segnato 22 gol. Posso dire che sono contento di essere qui, arrivo in una grande piazza e l’importante è rimanere concentrati e dare il massimo. A San Benedetto ho giocato da esterno nel tridente sia destra che a sinistra, quindi, non ho preferenze di ruolo e posso adattarmi».
Lo sa che il Pescara è una delle squadre accreditate per la promozione in A?
«Credo che questa piazza meriti un campionato di vertice e il nostro obiettivo è quello: fare un campionato importante e stare nelle prime posizioni della classifica».
Il lavoro di Zeman è molto duro, prime impressioni?
«Un po’ me l’aspettavo, ma bisogna affrontare sempre tutto al massimo dal punto di vista mentale. Bisogna essere consapevoli che quello che si fa qui poi servirà durante l’anno. Comunque della preparazione di Zeman mi aveva già avvertito Agodirin, mio ex compagno nella Samb, che ha avuto il boemo, a Foggia».
Zeman trasforma e cambia le carriere a quasi tutti, specie agli attaccanti.
«Sicuramente la sua presenza ha inciso sulla mia scelta. Ero felice quando ho saputo che c’era lui in panchina, perché lavorare con un tecnico come lui, che è bravissimo a far crescere gli attaccante, può farmi solo bene. I numeri e la storia parlano per lui».
A Pescara ha ritrovato Simone Ganz.
«Sì, siamo stati insieme nella Primavera del Milan. Eravamo legati a livello personale. Sono contento che sia qui».
Che campionato si aspetta?
«La serie B è difficile, ma, noi, come Pescara, meritiamo di stare in alto in classifica».
Lei non è all’esordio in B, visto che qualche anno fa ha giocato nel Cittadella con poca fortuna.
«E’ vero, torno in B dopo l’anno di Cittadella e torno in cadetteria in maniera diversa, forse prima, parlo di quattro anni fa, non ero pronto».
Alla parola gradoni come reagisce?
«I gradoni li immagino tosti, ma, ripeto, che il lavoro che si sta facendo in ritiro servirà per il futuro».
Che immagine ha di Pescara?
«Ricordo l’ultima promozione in A, lo stadio pieno e tanto entusiasmo. Credo che giocare con quel pubblico sia davvero bellissimo».
Oltre alla musica, la sua passione è la pesca.
«Sì. L’anno scorso, a San Benedetto, andavo al molo e adesso a Pescara vedrò dove andare. L’anno scorso sono venuto diverse volte, ma non conosco ancora bene la città. Avrò tempo».
Lo scorso anno è stato avvista to anche all’Adriatico
«Sì, sono venuto a vedere la gara contro Milan ed ero già un giocatore del Pescara. Il primo approccio con la società c’è stato dopo gennaio. Quando mi hanno chiamato non ci ho pensato due volte».
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